Su una pietra che rotola il muschio non attacca

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Ovvero Salvini, Facebook, Tonga e il racconto di Rolling Stone. Interpreti principali: Salvini Matteo. “Politico” italiano, leader della Lega che da qualche tempo ha perso il Nord. Almeno nel nome. Facebook: noto social network. Tonga: Stato sovrano noto anche con l’appellativo di Isole degli Amici, per via del carattere cordiale che gli abitanti mostrarono all’arrivo dei primi esploratori. Sarà per questo che Salvini ha un nutrito stuolo di fan su quelle isolette? E infine Rolling Stone: storico periodico pubblicato sin dal 1967 negli Stati Uniti e in seguito anche in altri Paesi. La rivista, nata dalla scena Hippie di San Francisco, si è sempre occupata di musica e cultura pop, ma ha dedicato, anche se con fasi alterne, un discreto spazio anche agli aspetti politici. La riprova sta nel fatto che la versione italiana (dal 2019 si trova solo online) osserva con attenzione anche le dichiarazioni e i comportamenti del leader della Lega.

La storia. L’ultimo interessante pezzo pubblicato proprio sulla politica italiana da Rolling Stone risale a solo pochi giorni fa e racconta degli amici di Facebook che Matteo Salvini ha tra gli stranieri: migliaia di cittadini che abitano in Paesi più o meno lontani che tutti i giorni si collegano alla pagina del leader della Lega (nella quale campeggia un gigantesco Prima gli italiani) lasciando una serie di “like”.Per logica il pensiero corre subito ai figli dei tanti immigrati italiani, magari di terza o quarta generazione che si sono inseriti nei Paesi europei (la Svizzera non fa eccezione) o di oltre oceano. Niente di più sbagliato, proprio come ci conferma la sagace inchiesta firmata da Niccolò Corradori.

I fan stranieri sono soprattutto brasiliani, ma anche filippini, egiziani, ucraini e tongani. Tonga, stando a quel che riporta Wikipedia, è un Regno che si estende su 173 isole nell’arcipelago della Polinesia e conta circa 100.000 sudditi che, a quanto pare, sembrano essere tutti interessati alle gesta del più popolare sovranista italiano. Singolare, no? Se consideriamo il fatto che anche i suoi più degni compari populisti, quali Trump e Putin, che pure godono di grande risalto internazionale sui loro profili social ne hanno davvero pochi.

Osservazioni, considerazioni e qualche dubbio hanno così spinto l’autore dell’articolo ad approfondire i profili dei sostenitori di Salvini. José Reyes Paez è, per esempio, un utente abbastanza indicativo, probabilmente venezuelano, visto che quasi tutti i suoi quarantanove amici vivono a Maracaibo. Non posta mai nulla e non vi sono indicazioni su di lui, un’unica foto lo ritrae con il volto in penombra. Ha messo Mi Piace soltanto a cinque pagine: il musicista evangelico Roberto Orellana, una classifica musicale messicana chiamata “Pasión Ranchera”, l’organizzazione religiosa “Iglesia Cristiana Evangélica Emmanuel”, la pagina di meme religiosi “Sombrereños SOMOS TODOS”, e Matteo Salvini.

Ma passiamo ora a Feki Moala. Lui vive a Nukuʻalofa, la capitale di Tonga. I suoi interessi sembrano non seguire alcuna logica precisa: ha messo Mi Piace a Salvini, alla guida spirituale indiana Sant Rajinder Singh Ji Maharaj, al rabbino israeliano Yitzhak Batzri, alla pagina di Dr Zwig (che si autodefinisce psicologo-musicista), l’agenzia sportiva Bsynergie Sports, e a un’infinità di pagine di pratiche meditative. Però il suo profilo sembra realmente attivo: le sue foto e post hanno molti commenti, anche se ha solo 165 amici con cui lui interagisce.

C’è poi Aitor Antônio Honorio De Medeiros. Un uomo brasiliano sui settant’anni, residente a Tonguro, un piccolo paesino dell’entroterra, che su Facebook ha solo 61 amici, tutti brasiliani. La bacheca è trascurata, parrebbe usi poco il social e l’immagine del profilo sembra scattata per sbaglio. La lista della pagine seguite, però, è nutrita e variegata. Ha interessi inaspettati: life-coach americani, schemi piramidali di prodotti dimagranti, blog di saponette artigianali, cantautori folk, lo studio di avvocati “Brito & Brito” e l’immancabile Matteo Salvini.

Ma Niccolò Corradori, non soddisfatto di quanto ha trovato, prova a mettersi in contatto con i sostenitori del leader leghista per sondare la loro conoscenza della situazione politica in Italia, prova ad attaccar bottone e chiede l’amicizia. Le domande che avrebbe posto spaziavano da: “Come ha conosciuto Matteo Salvini e la Lega? Cosa pensavano degli scandali legati ai 49 milioni di euro di rimborsi elettorali richiesti e non dovuti e per i quali la Lega è stata condannata a risarcire lo Stato italiano? Avevano opinioni in merito alla gestione che la Regione Lombardia ha fatto dell’emergenza Covid? Come vedono l’alleanza con Giorgia Meloni e con i neofascisti di Casapound? Gli piacciono le felpe che indossa Salvini?”

Domande che il giornalista avrebbe voluto porre, avrebbe, appunto, visto che dei vari Celina Lopes, Ferencné Tompos, o Vaiokgs Liopk nessuno gli ha mai risposto. E se così stan le cose non ti viene il dubbio che siano profili finti o di persone inconsapevoli? Si può sempre credere al fatto che le roboanti e penose dichiarazioni di Salvini interessino ai tanti abitanti di Tonguro, che le rivendicazioni degli indipendentisti padani siano di un qualche stimolo per i cittadini di un’isoletta sperduta nell’Oceano Pacifico, rimane però sempre il sospetto che il Capitano si sia comprato un sacco di profili fake.

Ho la fidanzata ma lei non lo sa! Come da ragazzini quando ammiravamo l’amico che si vantava di aver baciato la più avvenente della classe per poi scoprire che l’interessata non ne sapeva nulla e non se lo filava nemmeno di striscio. Beh, in quel contesto danni non se ne facevano, al massimo si sperava, con gli ormoni a mille, in un bacetto sulla guancia quando andava bene.

La fine della quarantena è stata dura per tutti anche per i populisti che si trovano in difficoltà perché il Covid ha tolto loro la piazza e la prime pagine, con una propaganda continuamente rilanciata su parole d’ordine che in tempi di pandemia suonano ancora più vuote e insulse. Di certo possiamo dire che per un politico far credere di essere più famoso e le sue idee più condivise di quello che è realmente credo rasenti la truffa. Sicuramente la circonvenzione di incapace (parlo dell’elettorato leghista). Di sicuro un insulto a tutti gli italiani che con le loro tasse gli pagano un lauto, lautissimo stipendio.

Del resto cosa dire di una persona che si strafoga di ciliegie durante una diretta Tv assieme al leghista di ferro Luca Zaia presidente della Regione Veneto? Disinteresse? Disturbo alimentare? Ci sarebbe proprio da ridere se non fosse per la gravità dell’argomento trattato in quel momento.

Zaia stava infatti presentando la commissione regionale d’inchiesta che dovrà far chiarezza sulla grave situazione che si è creata nel reparto di neonatologia di un ospedale di Verona dove, in un anno, un batterio ha causato la morte di tre neonati e l’infezione di un’altra decina tra cui alcuni con danni cerebrali gravi. Il leader della Lega, seduto a fianco del presidente della Regione che stava raccontando questo dramma, non ha trovato di meglio da fare che cimentarsi in una gara di velocità nello strafogarsi di ciliegie con tanto di sputacchio dei noccioli. Inopportuno? Insensibile? Strafottente? Giudicate un po’ voi.

Una cosa però è certa. Nessuno si merita politici come questi, neppure quelli che li hanno votati.

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