TiResidenti e lo shop dei mille dubbi

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Del sito Tiresidenti avevamo già parlato in passato, per alcune cose poco chiare che c’erano dietro ai suoi gestori.

La pagina, che si autodichiarava apolitica, aveva poi fatto smaccata pubblicità all’UDC, sostenendo il gestore stesso, Stefano Introzzi e Pietro Righetti. Sotto elezioni, nonostante le accuse di molti, Introzzi si ostinava a sostenere, contro ogni evidenza, la neutralità politica della pagina.

Poco male direte voi, sono affari suoi. Discutibile, se si crea una pagina con uno scopo fittizio e poi la si utilizza in altri modi per il proprio tornaconto. Ma queste sono beghe politiche che a molti non interessano, andiamo oltre allora. Avevamo di nuovo parlato della pagina per un increscioso fatto riguardante una bufala conclamata e smascherata da un nostro redattore (Marco Narzisi)

Oggi torniamo sulla questione, a seguito della denuncia di un fornitore. TiResidenti, in regime Covid, pare abbia fatto dei bei guadagni vendendo mascherine, disinfettanti, prodotti per l’igiene e la cosmesi.

Il fornitore sostiene la tesi secondo cui il materiale ceduto a Introzzi non sarebbe stato pagato, e ha oggettivamente delle conferme scritte dello stesso Introzzi. L’uomo parla a titolo personale, visto che non tutto il materiale in vendita nello shop proviene dalle sue scorte, anche se ritiene di aver sentito almeno un altro fornitore che avrebbe subito lo stesso trattamento:

“Io parlo per il mio materiale. Non si tratta di molto, circa 5’000 franchi di valore di vendita. So che altri fornitori consegnano solo dietro pagamento, ma loro essendo praticamente alla canna del gas non possono anticipare, quindi lavorano molto in conto vendita, ma il problema è che son partiti trattenendo illecitamente il materiale che non hanno pagato dopo un litigio.”

L’uomo, che a suo dire avrebbe cercato di farsi pagare anche recandosi presso l’abitazione di Introzzi, prosegue con la sua testimonianza:

“Quando mi sono presentato in aprile per farmi riconsegnare il mio materiale, li ho incrociati all’altezza del loro garage. Ho gentilmente chiesto di riconsegnare il materiale, hanno sorriso, e sono scappati in auto…”

L’uomo non sarebbe l’unico , anche altre persone, si sarebbero lamentate. Un nostro contatto del settore quantifica ragionevolmente in decine di migliaia di franchi le vendite dello shop, che martella da mesi, con il logo “Shop solidale TiResidenti” la pagina Facebook e il sito. Un’operazione che alla fin fine, sembra molto commerciale e ben poco solidale.

Alcune domande a Introzzi, comunque, andrebbero fatte:

Introzzi ha annunciato all’AVS gli introiti supplementari avuti da questa attività accessoria? (obbligatoria dopo il superamento dei 2300 fr annui di guadagno?).

Risponde al vero che, almeno in un caso, non ha ancora pagato materiale per 5’000 franchi? Ha contenziosi sospesi con altri fornitori?

Sullo shop, da nessuna parte figura la ragione sociale dell’azienda, che a tutti gli effetti vende materiale sanitario. Introzzi e la pagina TiResidenti ottemperano alle direttive cantonali per vendere materiale che è specificato “Dispositivi di protezione antivirus”?

Naturalmente Introzzi, conscio del danno di immagine che rischia con queste proteste, è passato al contrattacco. Sulla pagina troviamo un’indignata presa di posizione con minaccia di querela a chi danneggia l’immagine del gruppo. E scrive:

“Ci teniamo innanzitutto a sottolineare con forza che non esiste nessuna truffa da parte nostra ma casomai una truffa l’abbiamo SUBITA.”

Anche se non si capisce bene quale sarebbe la truffa subita. Introzzi ribadisce il totale disinteresse alla vile pecunia per correre in aiuto dei residenti e dei ticinesi, cosa che risulta un po’ difficile da digerire e da credere. Anche perché insieme al materiale sanitario, ci sono prodotti di bellezza e per la pulizia della casa, non proprio roba di prima necessità per i ticinesi durante un’emergenza virus.

Introzzi dichiara inoltre di avere depositato in procura i post di altre persone (di cui cita i nomi) per offese e accusa a suo dire infondate. Gli crediamo sulla parola, anche se risulta un po’ difficile immaginare una mezza dozzina di persone che si coalizzano, rischiando una denuncia, facendo passare per truffatore Introzzi. Conclude l’uomo nella sua comunicazione:

“ (…)Davvero incredibile notare come il successo di un progetto possa, in questo piccolo paese, creare una tale invidia, gelosia così marcata in soggetti poco stabili che altro non hanno da fare se non denigrare l’operato altrui.

Un grande complimento va invece a Cristina Novello per le sue doti di inventiva che, unite alle sue spiccate capacità imprenditoriali, hanno permesso al progetto TIResidenti e allo Shop online a favore dei residenti in Ticino di crescere così velocemente con grande successo di pubblico. (…)”

Secondo la sua tesi, la malevolenza di cui è oggetto sarebbe frutto di invidie di persone instabili mentalmente, poi fa i complimenti alla signora Novello (che cita), sua compagna attuale e collaboratrice nella gestione della Pagina. Il fornitore di cui riferivamo sopra non è rimasto però con le mani in mano e ha depositato anche lui presso la Procura una denuncia per diffamazione e calunnia.

Insomma, una questione ingarbugliata che solleva numerosi dubbi. Sarebbe bello, per fare chiarezza, se chi è coinvolto ci contattasse per delineare meglio le proprie tesi ed eventualmente portare a supporto delle accuse prove circostanziate.

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