Venti secondi di silenzio

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Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, alla domanda sui fatti statunitensi in cui il suo omologo Donald Trump ha chiesto l’aiuto dell’esercito e ha impiegato la forza per sgomberare la folla, tace. Tace per 21 lunghi e interminabili secondi.

Vero, il Canada non può permettersi di criticare troppo apertamente gli USA e il loro presidente. Il Paese dei grandi laghi dipende dagli USA per il 75% delle proprie esportazioni (per un valore, nel 2018, di 292 miliardi di euro). Senza gli USA ad assorbire la produzione metallurgica, agricola e mineraria, il Canada sarebbe in ginocchio. Basti pensare che il primo partner svizzero, la Germania, assorbe prodotti elvetici solo per circa il 24%. D’altra parte tutti sono coscienti che, mai come in questo caso, la politica canadese verso le minoranze è antitetica a quella del presidente USA. Il governo Trudeau è inclusivo, con forte attenzione sia alle donne che alle minoranze

Ventun secondi sono un’eternità. Ti permettono di pensare, di vedere idee che ti scorrono davanti. Trudeau non è uno che è facile prendere in castagna, non è nemmeno uno a cui manca la risposta pronta. Abile, buon affabulatore, è impossibile pensare che per quei venti secondi non abbia saputo cosa rispondere, visto anche che una domanda del genere non era solo probabile ma certa: che pensa il Canada, che pensa il primo ministro di quello che succede nel vicino Paese?

Il silenzio di Trudeau stavolta è più eloquente di mille parole. E la risposta diplomatica e di pragmatica dopo quei ventun secondi non conta nulla. Quel manipolo di secondi è un’accusa ben più pesante, per chi la vuole leggere, che un’eloquente condanna. Quello che ci dice Justin Trudeau è: non posso parlare, ma col mio silenzio vi dico quello che già sapete, e lo fa con una splendida faccia da schiaffi.

Trudeau così depreca le violenze in USA, senza dirlo apertamente, come invece hanno fatto i cinesi, sbeffeggiando gli USA e il loro presidente che criticava la repressione di Pechino nei confronti di Hong Kong.

Ventun secondi di silenzio tutti da ascoltare, guardando le smorfie dell’espressivo primo ministro canadese, in cui si percepisce tutto, meno che l’imbarazzo che una situazione del genere dovrebbe creare. Trudeau non è imbarazzato per niente. Solo tace. Ci mette un’eternità, in termini mediatici a rispondere. E alla fine, questo primo ministro ci piace perché anche se non perfetto, rappresenta un’antitesi più umana e gentile alla prevaricazione statunitense, guidata da un presidente che più che “law and order” è “bullying and order”.

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