Via dal petrolio? Forse è realtà!

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Fa specie che una notiziona così sia passata in sordina. Tra “black lives matter”, Covid 19 e Moretti-gate, ai più forse è sfuggita una notizia epocale, che potrebbe sancire veramente l’uscita del mondo dalla schiavitù del petrolio.

Non è un’invenzione miracolosa, ma l’unica cosa in grado di cambiare veramente le carte in tavola: il mercato. E il cambiamento lo dobbiamo in buona parte a questo maledetto virus, che forse tra vent’anni benediremo per avere dato una botta letale al prezzo del greggio e di conseguenza alla sua redditività.

La notiziona viene direttamente da British Petroleum, comunemente nota come BP che ha lapidariamente espresso un intento: “Fuori dalle energie fossili entro il 2050”.

Che Greta Thunberg e i movimenti pro-clima l’anno scorso, e il Covid oggi abbiano dato una bella spinta a BP è molto probabile, che però, paradossalmente, sia il mercato stesso a sancire questo cambiamento fa perlomeno sorridere (di sollievo). Già tempo fa avevamo preconizzato questa soluzione, che già si intravvedeva in lontananza (leggi qui sotto)

British Petroleum ha dichiarato che difficilmente il mercato del petrolio si risolleverà dalla botta avuta con il crollo dei prezzi durante l’epidemia, quando addirittura le compagnie petrolifere pagavano per liberarsi delle scorte in esubero (leggi qui sotto)

La soluzione? Uscirsene definitivamente dal settore petrolifero, che detto da una multinazionale del petrolio sembra davvero assurdo. Bernard Looney, amministratore delegato di BP, ha dichiarato:

“Abbiamo ripristinato le nostre previsioni dei prezzi e stiamo anche rivendendo i nostri piani di sviluppo. Tutto ciò comporterà un addebito significativo sui nostri prossimi risultati, ma sono fiducioso che queste decisioni difficili ci consentiranno di competere al meglio grazie al nostro processo verso la transizione energetica”.

Transizione energetica il cui flusso si inserisce nella sezione già esistente “BP Alternativenergy”. Se pensiamo che il Cvid 19 è costato in perdite a BP ben 17,5 miliardi di dollari, cominciamo a capire meglio. Già oggi comunque, e forse molti non lo sanno, “BP Solar” è leader mondiale nella produzione di pannelli fotovoltaici. Mica scemi gli inglesi.

Ma BP è solo un’azienda, una multinazionale in un enorme mercato, farà tendenza? Dipende, i segnali ci sono e da diverse parti, comunque per farvi un’idea, BP è il prodotto della fusione di British Petroleum e Amoco (American Oil Compani), avvenuta nel 1998, che l’ha resa uno dei quattro maggiori attori mondiali per quanto riguarda l’estrazione e lavorazione di greggio e gas naturali. A poter competere con BP, ci sono solo la Exxon, la Shell e la Total.

BP non conta poco, è un mostro con un fatturato di 375 miliardi l’anno (dato del 2011). Per farvi un’idea, il PIL annuale della Svizzera, uno dei Paesi più ricchi al mondo, è meno del doppio, 705 miliardi.

Per assurdo, al saldo di proteste, comportamenti etici, pressioni politiche, sarà alla fine il mercato stesso a salvare il pianeta, semplicemente perché continuare a sfruttare certi filoni non è più conveniente. Sarebbe però ingiusto non realizzare, che se siamo arrivati qua, è perché i consumatori, il mondo, hanno chiesto a gran voce energie più pulite. Chi si ostina, come per esempio Trump, a investire nelle energie fossili, è semplicemente desueto e finirà emarginato dalle stesse logiche che oggi spingono BP al cambiamento.

Che le altre grosse compagnie petrolifere seguano la BP non è un assioma, ma i segnali del mercato, che tende ormai a rifuggire da investimenti che riguardano le energie fossili, e sancirà forse a breve un cambiamento di rotta totale.

Auguri, mondo, auguri a noi.

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