2100, il declino dell’Homo sapiens?

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C’è un’interessante ricerca internazionale dal titolo “Fertility, mortality, migration, and population scenarios for 195 countries and territories from 2017 to 2100: a forecasting analysis for the Global Burden of Disease Study” (leggi qui), pubblicata dalla rivista scientifica inglese The Lancet, che prova ad abbozzare il futuro della specie umana da qui alla fine del secolo. Stando allo studio realizzato dai ricercatori dell’università di Seattle guidati da Christopher Murray, per molti Paesi, all’orizzonte si prospetta una vera e propria rivoluzione demografica.

La popolazione mondiale potrebbe aver imboccato la strada che la porterà a un picco nel 2064 di circa 9,7 miliardi di persone. Un picco, raggiunto il quale comincerà un’inversione di tendenza che farà scendere gli abitanti di circa un miliardo a fine secolo, con 23 Paesi, fra cui Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Giappone e Thailandia che vedranno ridursi le loro popolazioni di oltre il 50%. Ma quali sanno gli effetti economici di questo calo demografico?

A livello economico, le proiezioni che abbozzano gli scenari futuri, e del 2100 in particolare, vedono immutati e relativamente stabili i primi sette Paesi in classifica: Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito. Con Cina e India a insediare i primi della classe. Se Regno Unito, Germania e Francia rimarranno tra i primi dieci Paesi al mondo per Prodotto interno lordo, Italia e Spagna scenderanno dal nono al 25esimo rango e dal 13esimo al 28esimo posto.

Anche la Svizzera che vedrà sostanzialmente invariata la sua popolazione passerà dal 20esimo al 26esimo posto. Gran parte del previsto declino della fertilità riguarderà soprattutto i Paesi ad alta fertilità, in particolare nell’Africa sub-sahariana, dove i tassi dovrebbero scendere per la prima volta sotto il livello di sostituzione, da una media di 4,6 nascite per donna nel 2017 a solo 1,7 nel 2100. Nel Niger, dove il tasso di fertilità era il più alto del mondo nel 2017 – con le donne che hanno partorito una media di 7 bambini – si prevede un crollo a circa 1,8 entro il 2100.

Ma qual è la ricetta che secondo i ricercatori potrà rendere meno brusco lo spopolamento di alcune aree del Pianeta che di conseguenza potrebbero trovarsi ad attraversare anche una grave crisi economica? Il sorprendente consiglio che non piacerà ai Salvini, né alle Meloni di turno e tantomeno ai loro compagni di merende sovranisti, non prevede un bonus famiglia come incentivo a sfornar marmocchi, casomai politiche di immigrazione liberale che “potrebbero aiutare a mantenere la dimensione della popolazione e la crescita economica anche se diminuisce la fertilità”.

Ma, attenzione però, perché la risposta al declino della popolazione “non deve compromettere i progressi sulla libertà e sui diritti riproduttivi delle donne. Questo studio offre ai governi di tutti i Paesi l’opportunità di iniziare a ripensare le loro politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico per affrontare le sfide poste dal cambiamento demografico”. Per la serie: chi ha orecchie per intendere, intenda. Gli altri si attacchino al tram.

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