Appartamenti asfittici

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Gru ovunque, segno che si continua a costruire. Che il mattone tira. Tanti appartamenti, eppure molti sono vuoti. Di un prato non si vede neppure più l’ombra. Cosa spinge a costruire all’impazzata e a ricoprire ogni filo d’erba, lasciando il posto a lastricati di cemento, autosili e palazzi fantasma? Almeno per una volta però, dai, siamo i primi della classe, in Svizzera siamo il Cantone con più alloggi sfitti. Sono quasi cinquemila gli appartamenti che non hanno ancora trovato un inquilino.

Perché si costruisce ovunque?

Perché investire nel mattone è estremamente redditizio? Perché siamo ancora lì ad aspettare gli zurighesi che dopo Alptransit avrebbero acquistato mezzo Cantone? Perché i soldi ogni tanto sono da lavare, e si sa, in Svizzera si lavano meglio? Perchè i Ticinesi sono inquieti e amano cambiare spesso il loro nido? Perché l’economia deve girare? O magari perché non ci si rende conto che la qualità di vita della popolazione è inversamente proporzionale alla cementificazione? O forse ci si rende conto benissimo, ma semplicemente la cosa non ci tocca? Tante domande senza una risposta, fatto sta che si continua a costruire, non c’è giorno che non spunti come un’amanita falloide un nuovo edificio.

Tutto ha un prezzo

Mausolei a più piani, che a volte non sono altro che obbrobri costruiti in contesti inadeguati, fanno capolino fra sparute casette monofamiliari che ancora cercano di resistere. Resistono finché qualche erede riceverà un’offerta da non poter rifiutare e venderà la sua infanzia a speculatori che a loro volta abbatteranno la casa, scaveranno dove un tempo giocavi e sradicheranno le piante dei tuoi ricordi con l’altalena sulla quale amavi librarti nell’aria. Retorica? Forse. Intanto nulla più. Certo tanti soldi in tasca, ma in un attimo c’è il passato cancellato per sempre. Una vita altrove, forse proprio in una cella dell’alveare che costruiranno. Perché a volte non ti pagano neppure, ma ti offrono incantevoli attici con vista incrocio, rotonda compresa.

Gabbie di cemento

Ma tutto ciò non nasce da solo o dal nulla. Prima di piantare il primo chiodo ci sono piani regolatori da verificare, norme cantonali e comunali da rispettare, domande di costruzione da inoltrare, progetti da presentare e permessi da ricevere. Un iter complesso che però non si sa perché, pur essendo molto restrittivo, non impedisce l’edificazione di certe costruzioni e non ne controlla l’eventuale speculazione, ma con la compiacenza di Comuni e Cantone, non dice quasi mai di no, a meno che non sia tu a chiedere di piantare un paletto nel tuo fazzoletto di terra in mezzo agli obbrobri che ti circondano.

In Via dei Matti numero zero

C’era una casa molto carina… senza nessuno che l’abitava. “Sebbene da tempo rendiamo attenti sulla dinamica perversa dello sfitto, abbiamo l’impressione che l’edilizia e tutto quello che gli gira attorno non abbia ancora percepito la necessità di adeguarsi alla domanda”, ha affermato Gianluigi Piazzini, presidente della Camera ticinese dell’economia fondiaria. Ma perché si può costruire cosi tanto? Principalmente perchè con le fusioni che ci sono state a livello comunale, gli agglomerati si sono espansi, acquisendo boschi e zone verdi in zone discoste, in piena regola visto che il territorio di un comune, per legge, deve comprendere il 25% di zona verde, quindi più hai verde e più il tuo indice di sfruttamento aumenta e ti permette di costruire all’impazzata in basso, mantenendo sì il bosco, ma in collina.

Norma su norma

Vi sono poi le norme di attuazione dei piani regolatori, piani regolatori che “tendono a conferire un assetto razionale e formalmente equilibrato al territorio nel suo insieme, attraverso la definizione dei principi organizzativi e funzionali che devono regolare la crescita degli insediamenti”. Norme che possono cambiare da Comune a Comune. In alcuni casi uno si chiede dove sia, chi l’ha visto, ma soprattutto chi l’ha studiato e approvato il piano regolatore, che dovrebbe regolare, ma che raramente lo fa.

Giungla d’asfalto

Vi sono poi gli indici di occupazione, quelli di sfruttamento, i rapporti con le zone verdi, con quelle boschive, agricole o di arredo urbano. Insomma una giungla impenetrabile nella quale occorre districarsi. “L’indice delle aree verdi computabili con l’area di sfruttamento è il rapporto tra l’area verde computabile con quella edificabile”. Alla fine un mucchio di parole per dire una cosa sola. Puoi costruire, e basta che lo fai in fretta e furia che qui il tempo stringe e la gente bussa alla porta.

Il ballo del mattone

Quindi diamoci dentro, anche se poi non abbiamo chi metterci dentro. Ma vuoi mettere una città con la sua bella banlieu con centinaia di loculi pronti? Mi ricorda tanto il ballo del mattone, dove si era praticamente fermi sul posto a osservare ogni minimo movimento del corpo del partner. Qui invece, sempre nel campo del mattone, siamo allo shake piu sfrenato al rock and roll più sfrenato. Cambia il tempo, cambiano i governi, ma la musica è sempre quella. Costruire sempre, ovunque e comunque. Che alla fine siamo tutti belli candidi e lavati di fresco nei loculi delle nostre ordinate necropoli.

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