Bolsonaro all’Aja, accusato di genocidio

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A inizio giugno, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro conversando con alcuni suoi sostenitori davanti al palazzo presidenziale a Brasilia, a chi gli chiedeva una parola di conforto riguardo alle notizie sul virus e quello che sarebbe accaduto, se n’era uscito con un gelido: “Mi dispiace per tutti i morti, ma è la fine di tutti noi”. Proprio così. Mi dispiace per le vittime del Covid-19, ma prima o poi moriremo tutti.

Parole che sembrano uscite dalla bocca di un boia, invece che da quella di un presidente che, nel frattempo, proprio sulla scorta della sua gestione dell’emergenza da coronavirus è stato accusato di genocidio e crimini contro l’umanità. Un gruppo di sindacati e organizzazioni sociali in rappresentanza di più di un milione di operatori sanitari brasiliani ha presentato formalmente negli scorsi giorni una denuncia al Tribunale penale internazionale dell’Aja.

L’accusa è evidentemente di quelle pesanti. Bolsonaro è imputato di aver commesso un crimine contro l’umanità reagendo alla pandemia con “disprezzo, abbandono e rifiuto.” Un dato che è ben documentato proprio dagli interventi pubblici di Bolsonaro e dal suo continuo e costante sminuire la gravità del virus, attaccando duramente le misure prese da quei governatori che hanno invece cercato di arginare la pandemia. Un atteggiamento che, evidentemente, spiega bene come mai il Brasile sia il paese più colpito a livello mondiale, secondo solo agli Stati Uniti.

UNISaúde, il principale sindacato che denuncia l’operato del presidente è convinto che vi siano gli estremi per l’accusa di crimini contro l’umanità a causa delle sue “azioni negligenti e irresponsabili che hanno contribuito agli oltre 80.000 decessi causati dal Covid-19 nel paese.” Tra le categorie professionali più esposte al virus evidentemente quella di medici e infermieri che si sono trovati a dover pagare anche in termine di vite umane con più di trecento morti finora accertate.

A fare il gioco del coronavirus l’atteggiamento di Bolsonaro che, oltre ad averne negato o sminuito la pericolosità, ha nel contempo promosso gli assembramenti dei suoi sostenitori, intrattenendosi con loro senza nessuna mascherina e pubblicizzando farmaci, come nel caso dell’idrossiclorochina, per i quali non esiste ancora lo straccio di una prova scientifica della loro efficacia. Il ricorso al tribunale penale internazionale è senza dubbio una misura drastica, ma non è la prima volta che il presidente brasiliano si trova ad essere chiamato in causa di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aja. 

Era già accaduto nel novembre dello scorso anno con l’accusa di non aver mosso un dito di fronte ai crimini ambientali attuati in Amazzonia, dove si è verificata una crescita del 29,5% della deforestazione, ma soprattutto per “istigazione al genocidio delle popolazioni indigene“. Un vero e proprio sterminio, che in questi mesi si è perfino aggravato. Non solo gli operatori sanitari sono esposti, ma anche intere popolazioni come lo sono le popolazioni indigene. Molte di loro rischiano infatti di essere completamente cancellate dal Covid-19, e Bolsonaro lì a guardare senza neppure muovere un dito. 

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