Buon compleanno Benito

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Oggi 29 luglio, nel 1883, nasceva a Predappio Benito Amilcare Andrea Mussolini. Uno dei protagonisti, nel bene e nel male della storia europea del ventesimo secolo.


Inutile disquisire sulle malefatte di Mussolini, la sua storia la conoscono tutti e si può tranquillamente scorrere nei dettagli su Wikipedia. Quello che dovrebbe farci riflettere è, a distanza di 117 anni, quanto riesca a fare presa nell’immaginario dell’estrema destra un leader che non è proprio l’archetipo dell’eroe.


Mussolini fu fucilato dai partigiani mentre fuggiva vestito da caporale tedesco, una fine triste e ignominiosa, una fine che non dovrebbe inorgoglire. Altra onta la sua cattura precedente e la liberazione non ad opera dei fascisti stessi, ma dell’alleato nazista a cui toccava mettere le pezze dopo i disastri fascisti, come nella campagna di Grecia. Eppure fasce di estremisti si radunano ogni anno per questo o quel motivo inneggiando a colui che trascinò l’Italia in un baratro di morte e furore. Solo nella campagna di Russia, furono inviati 229mila soldati e tornarono in poco più di diecimila. Un’ecatombe che è solo la punta di diamante, se così si può dire, del tributo italiano a una guerra che non gli apparteneva.


A Predappio, come ogni anno, nostalgici del Duce con le lacrime agli occhi e il braccio alzato, commemorano un leader che non merita, anche a fronte della codardia della sua fuga e dell’asservimento all’alleato nazista, tanta malinconia da parte dei suoi scherani. Discorsi, bandiere e stendardi, mimetiche e fez , uniformi in orbace costellano la processione che anche oggi, come ogni anno, posa il suo tributo ai piedi della scalinata che precede la cripta del Duce.


A differenza di Adolf Hitler, il cui corpo scomparve bruciato e disperso, quello di Mussolini rimane un simbolo per colpa di chi non fece sparire anche il suo, di cadavere. Questo agire sconsiderato fa sì che Predappio diventi luogo di pellegrinaggio e di merchandising del dittatore italiano.

Ma altre commemorazioni, di forte impatto emotivo per i fascisti del ventunesimo secolo si tengono in Italia, basti ricordare l’anti-25 aprile, in cui si commemorano a Milano i caduti della Repubblica di Salò (leggi qui sotto)


Oppure quella che si tiene a Roma il 7 gennaio per l’uccisione di due militanti del Fronte della Gioventù (fascista) nel 1978. Per l’occasione migliaia di fascisti si ritrovano per marciare e fare il saluto romano davanti a quella che era la sede del MSI, il Movimento Sociale Italiano, erede diretto del fascismo mussoliniano.


In questo giorno molti militanti fascisti, di estrema destra o anche solo simpatizzanti o nostalgici di una dittatura autoritaria, alzeranno il braccio, anche solo metaforicamente, per salutare un uomo che oggettivamente non merita l’adorazione che riceve. E nelle nebbie del tempo, la sua memoria si edulcora, diventando per i giovani un simbolo generico di destra, come la svastica, simboli che hanno perso il loro significato orrendo ed intrinseco, per diventare sciacquati logotipi di un’idea ancora più confusa.

Una cosa di certo sappiamo, se Mussolini è morto, non lo sono le idee malate che costruirono un regime suicida, che portò l’intero Paese nel baratro della seconda guerra mondiale, dopo le persecuzioni e le uccisioni di oppositori politici ed ebrei.

Commemorare un omicida, un dittattore, il boia di migliaia di italiani è consono alle nostalgie di una destra che ha pochi altri valoro oltre che quello della pedissequa adorazione del leader, ieri Mussolini, oggi Salvini. Il tutto in un’idea salvifica in cui il leader-taumaturgo, risolve tutti i problemi della nazione con qualche scappellotto a chi di dovere. Un’idea ingenua ed infantile, che ha però portato troppo spesso, popoli e legioni alla distruzione.


Oggi noi commemoriamo non l’antifascismo, ma la vita, l’intelligenza e il dialogo.

Non siamo antagonisti, ma pietosi spettatori di un’ideologia malata, che va curata con tutti i mezzi a disposizione dell’Europa.

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