Buon compleanno, Loujain!

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Essere donna incarcerata in Arabia Saudita: Buon compleanno bella Loujain!

Loujain compie 31 anni oggi, dietro le sbarre di una prigione di Riad in Arabia Saudita. Loujain è bella, bella come sanno esserlo le donne arabe quando lo sono davvero. Pelle ambrata, capelli mossi e scuri, sorriso smagliante, occhi neri e profondi. Ma Loujain Alhathloul, il suo compleanno lo deve festeggiare rinchiusa. Detenuta da maggio del 2018 per avere difeso una campagna per il diritto delle donne di mettersi alla guida, è tuttora in attesa di essere giudicata. 

Amnesty International sta intensificando in questi giorni gli appelli per la sua liberazione poiché l’unica colpa di questa giovane donna è stata quella di aver voluto sfidare la dittatura del suo paese ed avere condotto una campagna pacifica per il diritto delle donne alla guida, quindi per porre fine ad un sistema di tutela maschile. Loujain, in buona sostanza, si batteva per la giustizia e l’uguaglianza delle donne in Arabia Saudita. 

Maltrattamenti, torture e abusi sessuali

Sin dal giorno del suo arresto, informa Amnesty International che sta raccogliendo firme di sostegno a suo favore, Loujain è stata sottoposta a maltrattamenti, torture e violenze sessuali. Dallo scorso mese di marzo è addirittura in regime di isolamento e sta tuttora aspettando di essere processata. Senza sapere precisamente per quale reato.

Oggi in Arabia Saudita le donne possono finalmente guidare e forse grazie anche alla determinazione di questa donna oggi 31enne che ha aperto loro la strada. Lei infatti si metteva al volante quando le sue simili, nel paese arabo, non potevano ancora avere la patente. Dal Belgio dove vive, la sorella ha raccontato i particolari dell’arresto di Loujain quando la polizia ha fatto irruzione a casa dei genitori con tanto di auto al seguito e ha portato via la ragazza non senza prima averla presa a calci e malmenata. Era il maggio del 2018.  

Un processo mai celebrato

Sino all’agosto dello stesso anno la ragazza non ha potuto avere nessun contatto con i familiari e, in seguito alla prima visita concessa ai genitori ha raccontato loro delle torture subite. Che avevano lasciato evidenti segni sulla sua pelle. Soltanto nel marzo 2019 è stata fissata la data di un processo, “la prima di tante scadenze mai rispettate” ha poi raccontato la sorella Lina alla stampa. Loujain era stata accusata niente di meno che di terrorismo, un’imputazione poi cambiata anche se la famiglia della ragazza non ha mai conosciuto il tenore della nuova accusa.

Tant’è. Per avere voluto difendere pacificamente il diritto delle donne di mettersi al volante nel suo paese, Loujain marcisce in cella da oltre due anni. Senza avere diritto ad un avvocato, senza sapere quando sarà giudicata. Senza tantomeno conoscere i capi di accusa che le vengono intimati. 

“Sono fiera di lei”

“In Arabia Saudita il potere è assoluto e chi ha protestato come Loujain è in galera e ci resta e a volte temo per la vita di mia sorella” ha detto Lina in un’intervista concessa qualche tempo fa al quotidiano italiano La Stampa. “Non posso andare a trovarla poiché se entrassi in Arabia Saudita non ne potrei più uscire però se non ci fossero proteste come le sue, non ci sarebbero state aperture anche se, in Arabia Saudita, è il principe a fare e disfare a seconda dell’umore del momento e chiunque esprime la sua opinione può essere considerato come un traditore, addirittura un terrorista”!

Malgrado il fatto che, prima del Covid 19, l’Arabia Saudita stava tentando di mostrare al mondo il viso di un paese che si apriva verso l’esterno, organizzando eventi e cercando addirittura di attrarre turisti, Lina rimane scettica verso il suo paese d’origine e non usa mezzi termini: “Resta un posto che nega le libertà e mi deprimo quando sento dire il contrario … e per quanto proveranno a distruggere Loujain non ci riusciranno, è coraggiosa e continuerà a lottare, sono fiera di lei!”

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