Fottuta pu****a alla deputata di New York

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Non solo l’Italia fa scuola, anche nel Congresso degli Stati Uniti ci sono uomini, che emuli di Donald Trump, mostrano tutto il loro disprezzo per le donne. È il caso di Ted Yoho, veterinario, uomo d’affari e deputato per lo Stato della Florida.

Yoho aveva apostrofato Alexandria Ocasio Cortez, star dei socialisti americani e rappresentante di New York, con l’appellativo di “Fucking Bitch”. Anche i più digiuni di lingua inglese hanno ben presente di cosa si tratti, per gli altri ci sono Deepl o Google Translate.

Alexandria Ocasio Cortez non è stata lì con le mani in mano e ha detto in poche parole che delle scuse (quelle arrivano sempre) di Yoho non sa cosa farsene. Il suo discorso di risposta all’insulto vale la pena di essere ripreso in alcuni brani, perché centra il problema con chirurgica precisione.


“Di fronte a i giornalisti, il rappresentante Yoho mi ha trattata, cito, da “sporca pu****a”. Queste sono le parole che rappresentano Yoho e che ha pronunciato contro una deputata. Una deputata che non rappresenta solo il 14esimo distretto di New York, ma tutte le donne di questo paese, perché tutte noi ci siamo trovate nella nostra vita di fronte a queste situazioni un momento o l’altro.


Ho sentito le parole pronunciate dal signor Yoho, e altri uomini pronunciavano le stesse parole quando ero cameriera e ho incontrato questo tipo di molestie nella metro di New York.

Non è una novità, ed è questo il problema. Il signor Yoho non è solo, fa comunella con il rappresentante Roger Williams (deputato per il Texas, NdR), e vediamo così che questo problema non riguarda un solo incidente. È un problema di cultura, di impunità, di accettazione della violenza e di un linguaggio violento nei confronti della donne, con tutta una struttura di potere che lo sostiene. (…)”


Ocasio Cortez infila una stoccata anche a Donald Trump, accusato ripetutamente di molestie da diverse accusatrici e dalla stessa Cortez per il suo razzismo: (leggi qui sotto).

“Il presidente degli Stati Uniti mi ha detto l’anno scorso di tornarmene a casa mia, in un altro paese, insinuando che non appartengo nemmeno all’America (Ocasio Cortez è di origini portoricane NdR) (…) Il linguaggio disumanizzante non è una novità, e ci accorgiamo che incidenti di questo tipo, seguono uno schema. Uno schema con una certa attitudine verso le donne e di disumanizzazione degli altri.


E non ho bisogno che il rappresentante Yoho si scusi con me, è chiaro che non lo vuole, è chiaro che se ne avesse l’occasione, non lo farebbe. E non sono stata alzata fino a tarda notte ad aspettare le scuse di un uomo che non ha alcun rimorso per avere insultato delle donne e di aver usato un linguaggio oltraggioso nei loro confronti.”


Yoho, senza nominare la Ocasio Cortez, aveva tentato un abbozzo di scuse: “Essendo stato sposato per 45 anni con due figlie, sono molto consapevole del mio linguaggio. Le offensive insinuazioni, parole attribuite a me dalla stampa, non sono mai state dette ai miei colleghi, e se sono state interpretate in questo modo, mi scuso per il loro malinteso”. Eh già, è sempre un malinteso o un’estrapolazione dal contesto.

Poi Alexandria tocca il vivo della questione e cioè il fatto che insultando a questo modo una collega in parlamento Ted Yoho, in fondo, vidima questo tipo di insulti alle donne presso il proprio elettorato (ne abbiamo fulgidi esempi anche da noi, con Lorenzo Quadri o col nostro vicino Matteo Salvini). Prosegue la Ocasio Cortez:


“ (…) Ma quello che per me è un problema, è usare delle donne, delle mogli e delle figlie come scudi e scuse per dei pessimi comportamenti. Il signor Yoho ha asserito di avere moglie e due figlie, io ho due anni di meno rispetto alla sua figlia più giovane.

Sono anche io la figlia di qualcuno, fortunatamente mio padre è morto, così non può vedere come il signor Yoho ha trattato sua figlia. Mia madre invece ha potuto vedere in televisione, l’irrispetto del signor Yoho nei miei riguardi.


Io sono qui per mostrare ai miei genitori che sono la loro figlia e che non mi hanno allevata per accettare i maltrattamenti degli uomini. Sono qui per dire che il pregiudizio che il signor Yoho ha messo in evidenza, che ha cercato di farmi subire, non era solo un incidente diretto contro di me. Quello che ha fatto il signor Yoho è dare il permesso ad altri uomini di comportarsi così con le sue figlie. Ha ceduto usando questo linguaggio davanti alla stampa. Ha dato il permesso di usare questo linguaggio contro sua moglie, le sue figlie e le donne della sua comunità. E sono qui per dire che questo non è accettabile. (…)”


La deputata Ocasio Cortez ha ragione. Spesso quel tipo di ragionamenti e di atteggiamenti li troviamo in campo conservatore e repubblicano. Idee che si richiamano (anche da noi) alla famiglia tradizionale e ai valori di Dio e patria, che troppo spesso nascondono squallidi misogini o razzisti.

Essere in disaccordo con qualcuno di un altro partito è non solo lecito, ma doveroso. Insultare le persone, le donne soprattutto, usando quei cliché maschilisti con cui si crede di sminuirle è patetico e denota tutta la debolezza non solo di un uomo, ma di un pensiero che speriamo sarà presto scopato fuori dalla storia.

Il confronto duro senza guardare il sesso è lecito. Non è lecito fare l’occhiolino ad altri maschi quando si dà della puttana a una donna. Conclude la deputata newyorchese:

“Avere una figlia non rende un uomo decente. Avere una moglie non rende un uomo decente. Trattare le persone con dignità e rispetto rende un uomo decente.”

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