I Sioux e il cuore del presidente

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Avevamo annunciato tre anni fa la sconfitta dei Sioux, in merito al Dakota Access Pipeline, un oleodotto lungo circa 1.900 chilometri, completato nel 2017 che può trasportare circa 570.000 barili di petrolio al giorno attraverso quattro Stati, dal North Dakota alle raffinerie dell’Illinois e che attraversava le loro terre. (leggi qui sotto)

L’oleodotto fu completato nel 2017 grazie all’arrivo di Donald Trump che, appena una settimana dopo il suo insediamento, tolse il blocco alla costruzione messo dal precedente presidente Barack Obama.

Dal 2016, le tribù native del territorio, appartenenti alla grande famiglia dei Sioux, insieme ad attivisti politici e ambientali, si battono contro quell’obbrobrio.

Bene, ora qualcosa è cambiato. Trump ha dovuto incassare a inizio maggio il blocco da parte della corte distrettuale di Columbia, dove il giudice James E. Boasberg (nominato da Obama nel 2011) ha sentenziato la sospensione della produzione dell’oleodotto perché non conforme agli standard ambientali.

Il giudice ha affermato che l’analisi ambientale da parte delle due società dietro l’oleodotto è gravemente carente, e che il pessimo livello di sicurezza della società madre dell’oleodotto, la Sunoco, “non ispira fiducia”.

Il corpo degli ingegneri dell’esercito statunitense ha ricevuto l’ordine di condurre una valutazione completa sull’impatto ambientale, dopo che il tribunale di Washington DC ha stabilito che i permessi esistenti violavano la Nepa (National Environmental Policy Act).

Valutazione che potrebbe richiedere anni e che alla fine potrebbe decretare addirittura la chiusura dell’oleodotto.

“Questo convalida tutto quello che la tribù ha sempre detto sul rischio di fuoriuscite di petrolio per la gente di Standing Rock”, ha dichiarato Jan Hasselman, avvocato di EarthJustice, la maggiore associazione ambientalista schieratasi a fianco dei Sioux. “L’amministrazione Obama aveva ragione quando si è mossa per negare i permessi nel 2016”.

Che sia chiaro, al presidente attuale dell’ambiente non potrebbe fregargliene di meno, questo però non vale per le leggi vigenti, che Trump scavalca spesso e volentieri.

I Sioux della riserva di Standing Rock, nel Nord Dakota, alzano gli occhi al cielo, tra le praterie e le nuvole e forse pensano che non tutto e perduto, e che Wounded Knee non è per forza l’epilogo di ogni scontro coi bianchi.

Questa battuta d’arresto è fondamentale per dare lo stop all’amministrazione Trump, che da tempo cerca di limitare fortemente la Nepa. Nel nostro articolo all’inizio di questa storia avevamo scritto:

“ …raramente il cuore di un presidente degli Stati Uniti è stato così lontano dalla sua terra.”

Ora, se continua così, Donald Trump rischia di restarci metaforicamente seppellito sotto questa terra, e i Sioux di certo danzerranno sulla sua tomba.

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