Il caleidoscopico mondo dei viaggi nel tempo

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Giusto una piccola premessa. Ho volutamente posticipato per molto tempo la visione di Dark, semplicemente per il fatto che al momento stavo seguendo diverse altre serie che richiedono un certo livello di “impegno” nel tenere sott’occhio tutto e non perdere nulla delle sottotrame. M’immaginavo Dark come una serie con una complessità alla “Trono di spade”, una di quelle esperienze tanto complete da far sì che non ci fosse bisogno d’altro.

Se da un lato sono contento di aver aspettato – perché come si dice, l’attesa del piacere è essa stessa una forma di piacere – dall’altro quasi me ne pento. Premetto anche che questa mia recensione comprende solo la prima stagione, dato che derubarvi dello scoprire il proseguo della storia sarebbe un gran brutto gesto da parte mia. Dark è essenzialmente una serie ambientata in due momenti diversi. Un anno dopo il disastro di Chernobyl, e 35 anni dopo lo stesso.

Parte importante dello svolgimento della serie sono i momenti carichi d’inquietudine, alcuni dei quali parlano di spazio e tempo, spiegandoci perché le due realtà narrate non sono necessariamente lineari. Parlo di questo perché la rappresentazione del tempo e delle differenti epoche è uno dei principali pregi della serie.

La storia segue diverse famiglie, tutte intente a scoprire dove si trovino i propri figli dispersi e i segreti delle caverne nei pressi della centrale nucleare. Alcuni cercano anche di “aggiustare” eventi passati, che secondo la voce narrante non possono essere invertiti. Quella che abbiamo di fronte è una trama brillante, ben scritta e ben pensata. Forse c’è giusto qualche personaggio sopra le righe, ma considerando che ci troviamo di fronte a un prodotto di fattura teutonica e non sitiamo parlando di automobile il prodotto finale e di sicuro eccellente Per dare un’unità di paragone, per certi versi ricorda il film delle sorelle (fratelli?) Wachowski del 2012 “Cloud Atlas”.

Personalmente, adoro anche il modo in cui è filmata. Ricorda Black Mirror, nei tempi e nella narrazione. Sono sicuro che chi sceglie di vedere Dark apprezzerà la regia, molto differente dalla stragrande maggioranza di ciò che vediamo di solito. La storia non è raccontata in ordine cronologico e salta di palo in frasca tra personaggi e sottotrame, il che ci porta al principale suo difetto, ovvero che l’ammontare d’impegno necessario per mantenersi aggiornati è francamente eccessivo. Personalmente si va oltre il livello di sforzo che normalmente sono disposto a investire in una serie TV.

Meno male che ho gli episodi a disposizione, perché se dovessi limitarmi a uno alla settimana sarebbe come ricominciare da capo ogni volta. Questo perché non ci sono personaggi “secondari”, e ogni persona raffigurata ha una sua storia, sue motivazioni e suoi obiettivi. È a mio parere magnifico il modo in cui la tensione viene costruita raccontando la storia dagli occhi di molti diversi protagonisti, ma come dicevo prima, non è sempre facilissimo seguire “the big picture”, l’affresco complessivo.

Gli effetti di questa confusione sono mitigati dal modo in cui vengono concluse e iniziate le puntate, troncando una scena per riprenderla nello stesso esatto momento con l’episodio seguente, come se tutto fosse stato girato d’un fiato. Una misura necessaria per mantenere la continuità di una storia che rinuncia quasi completamente ad aiutarsi in questa impresa facendo uso della continuità temporale, pilastro di ogni tipo di narrazione fin dai tempi antichi.

In parole povere, Dark è il brillante risultato di uno storytelling non-lineare (con cui altri film come “The Millionaire” hanno già sperimentato, spesso con risultati ottimi al box office) del mistero e dell’horror. Horror che grazie al cielo non si basa su spaventi improvvisi o immagini disgustose e truculente. Dark fonda la sua componente horror sulla creazione a regola d’arte d’atmosfere tristi, angoscianti e apocalittiche senza calcare la mano su scene terrificanti. Crea un’atmosfera unicamente attraverso la storia e il modo in cui è raccontata, guadagnandosi appieno l’appellativo di “dark”, traducibile semplicemente in “buio, oscuro”.

Guardare Dark è come passare un intero pomeriggio a cucinare tutto il necessario per fare una lasagna, preparandosi in casa il sugo, la pasta, e tutto quanto. L’impegno sarà molto, ma i risultati, ottimi, vi ripagheranno dello sforzo, che diventerà null’altro che un’esperienza utile a farvi comprendere meglio tutti i crismi di ciò che avete appena assaporato.

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