Il nero cattivo nei video

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Il razzismo non c’è, il razzismo non esiste. Lo dicono indignati tutti coloro che postano quasi giornalmente quei video per la maggior parte avulsi da qualsiasi contesto in cui dei neri fanno violenza a dei bianchi.


Scena 1) Gruppo di neri che con spranghe e bastoni aggredisce una volante dei carabinieri. È la scena di un film, ma da anni serve a rintuzzare l’animo dei “non-razzisti” per confermare invece quanto quelle aggressive scimmie nere sono dei senza legge.

Scena 2) una nera adolescente prende a sberle una bianca sul bus, adolescente anch’essa. Molto probabilmente un video di bullismo nelle scuole americane.

Scena 3) Una nera colpisce in un tafferuglio con alcune persone una signora disabile in carrozzella. Ovvi i commenti indignati.

Scena 4) Un ragazzo di colore cucina un gatto su un focherello in strada. Parte l’indignazione, anche perché questo pover’uomo, con certificati problemi mentali, non si sottrae al pubblico ludibrio.


Sono tutte cose che ci fanno inorridire, e che i “non-razzisti” usano per dirci fondamentalmente una cosa: in fondo il razzismo c’è ed è motivato. Vedi che gentaccia?


Inutile dire che video così ne possiamo trovare a centinaia, a migliaia, a milioni, e coinvolgono persone dal Tagikistan alla Repubblica di San Marino fino al Madagascar.

Pubblicare il video di un nero cattivo, o fare le battutine su chi deve cominciare adesso nel gioco degli scacchi, se i bianchi o i neri, non fa in fondo che confermare quanto il razzismo sottile sia reale. Un razzismo di cui sicuramente buona parte delle persone che condividono o pubblicano questi video non si rendono nemmeno conto. E come per il movimento Me Too, ci sono quelli che minimizzano, ridicolizzano e fanno spallucce. Ed è proprio per queste persone che questi movimenti (Me Too, Black Lives Matter) esistono. Perché un suprematista bianco dell’Alabama non lo cambi, un sempliciotto che pensa poco magari sì.


Ci sono le esagerazioni? Certo, in queste ondate di cambiamento ci sono sempre ed immancabilmente. Alle giuste rivendicazioni, si mischiano spesso questioni che ai più appaiono totalmente ridicole e andrebbero evitate. Come la raccolta firme per cambiare il nome alla capanna sopra Corvara, nel Sud Tirolo, che si chiamava Negerhütte a causa del carbolineum, un impregnante bituminoso che ne proteggeva assi e travi. Per fermare in anticipo i buontemponi nostrani, in italiano il nome non è cambiato, rimane Capanna Nera.


La realtà è che la società di oggi è diversa da quella di ieri. Persone con la pelle di diverse tonalità convivono serenamente con noi e si intessono in una società che, ci piaccia o no, è diventata multiculturale. Quello che a noi mozzarelle fino a ieri non dava fastidio per nulla, visto che non ci sfiorava manco per il piffero, può ferire qualcun altro. È una questione di rispetto, non di pelle.


Quello che però dispiace e fa male, è veder usare immagini come quelle di quel poveraccio che si cucinava il gatto in mezzo alla strada, un’azione palesemente illogica anche se hai fame, sfruttando una tara psichica per ribadire il proprio primato di bianchi etero e sovrani. E il gatto non c’entra, io li adoro e ne ho cinque, ma ho anche la capacità di capire che un atto del genere si discosta e di molto dalla normalità, e che chi lo attua ha evidentemente dei problemi che esulano dal colore della pelle. Se poi pensiamo che in Veneto ancora oggi scompaiono annualmente migliaia di gatti con la quasi certezza che vadano a fare compagnia a un piatto di polenta, la cosa diventa perlomeno buffa.

Criminali neri ce ne saranno sempre, anche bianchi, come il padre che ha strangolato i due figli recentemente in Italia. Usare dei video di questo tipo per sostenere la tesi che i neri siano cattivi equivale a postare la foto dello strangolatore e dire che tutti gli italiani o i bianchi sono pari suo.


So che i “non-razzisti” continueranno a compiacersi di questi filmati, che in fondo non fanno che confermare i loro pregiudizi, questo li fa stare bene e fa loro ignorare le migliaia di vessazioni e angherie che le minoranze etniche subiscono da secoli. Ce ne sono a bizzeffe senza scomodare gli ebrei nei campi. So anche che però, movimenti come Me Too e Black Lives Matter cambiano sensibilmente la società e la percezione che abbiamo di essa, e se il prezzo che dobbiamo pagare è cambiare il nome ai Mohrenkopf o alla Negerhütte ma evitare dolore, cattiveria e morte a uno solo di loro, beh, ne è valsa la pena.

Soprattutto se penso alla solitudine e alla mente ballerina di quel poverino che si cucinava un gatto su un fuoco di assi e di cui nessuno avrà un briciolo di pietà e che continuerà a trascinare la sua mente malata in un paese ostile che lo detesta e che inorridisce compiaciuto di fronte alla sua miseria.

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