La Foce senza pace

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Foce del Cassarate off-limits per tutto il week-end, poi disponibile, la sera, solo su prenotazione tramite app. È questa la decisione del Municipio di Lugano, annunciata ieri in conferenza stampa, in seguito agli episodi di inciviltà e agli assembramenti oltre le regole sanitarie attuali registrati negli ultimi fine settimana. Un divieto che, se da un lato può apparire giustificato da preoccupazioni di tipo sanitario, dall’altro non può non suscitare dubbi e perplessità circa l’utilizzo di tali motivazioni per imporre limitazioni relative, invece, al cosiddetto decoro urbano. Tanto più se si tratta di uno dei pochissimi spazi verdi e lacustri fruibili rimasti indenni dalla privatizzazione delle spiagge, a volte anche con abusi edilizi come quello di Caprino, che passano misteriosamente inosservati finchè non interviene Falò.

Gli episodi di inciviltà, a base di vetri rotti, rifiuti, persino escrementi umani, sono innegabili, e non giustificabili, e ci mancherebbe altro, come sono chiare le regole sulle limitazioni degli assembramenti per ragioni sanitarie, e opportune in un certo senso anche le misure di tracciamento.  Ma la chiusura per ora temporanea, e la minaccia che sia definitiva se le misure non sortiranno effetto, sfruttando le regole in vigore per l’emergenza Covid-19 sembra essere, come dicevamo, una soluzione un po’ troppo semplicistica e sbrigativa di un problema che nasce a monte, ovvero la carenza di spazi liberamente fruibili soprattutto da parte dei giovani. Quei giovani che, a quanto pare, alla Foce non sono totalmente graditi, se il municipale Michele Foletti, in conferenza stampa dichiara: “Con Lugano Marittima lo scorso anno c’era un altro tipo di pubblico, più rispettoso”. E più danaroso, aggiungiamo noi. E che a Lugano manchino spazi del genere lo ammette sempre Foletti, quando dice che “Questi gruppi andranno altrove in città, in luoghi che però che probabilmente saranno più controllabili e non un cul-de-sac come la foce”. 

E  a questo punto è spontaneo chiedersi: perché allora creare questo cul-de-sac alla Foce, per poi fare la voce grossa e procedere sbrigativamente alla chiusura perché non si riesce a tenere a bada un gruppo di persone, e solo successivamente pensare da una parte a creare altri accessi al lago da una parte, come annunciato per le prossime settimane? Perché, se i luoghi in centro in cui i giovani si collocheranno con la chiusura della Foce sono più monitorabili, non si è pensato finora a valorizzare gli spazi verdi della Città, come fa notare ad esempio, in un post su Facebook Jessica Bottinelli, dei Verdi?
“”Forse qualcuno doveva pur pensarci che a forza di privatizzare sponde di lago poi per le persone sarebbero rimasti solo fazzoletti e francobolli qua e là.

Oggi invece di fare un minimo di autocritica sulla gestione catastrofica del territorio e degli spazi verdi fioccano divieti, si puntano le dita e si cercano colpevoli.

Per carità la salute prima di tutto ma se gli spazi aperti e fruibili fossero stati più numerosi forse non saremmo arrivati a questo punto. Peccato che neanche una pandemia riesca a mettere in luce quali siano i veri errori pianificatori.”

Ci chiediamo, infine, se ha senso utilizzare gli strumenti legali forniti dall’emergenza Covid, giustificando il tutto con ragioni sanitarie, se, nel sentire diffuso e nelle dichiarazioni dei politici, da Borradori a Foletti a Quadri, il problema è, in realtà, un problema di decoro urbano per il quale basterebbe, semplicemente, un maggiore monitoraggio. Ci si augura che le chiusure non diventino, in futuro, il jolly da giocare per risolvere in modo sbrigativo situazioni che hanno a che vedere solo in parte con la salute pubblica e l’emergenza coronavirus

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