La Francia più ecologista

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Chi sperava che dopo il Covid avremo messo in soffitto l’ecologia, deve ricredersi. Le recenti municipali in Francia, infatti, parlano di un’onda ecologista che, anche in alleanza con la sinistra, occupa molti comuni.

Una rondine non fa primavera, ovvio, eppure le prime elezioni post Covid parlano di una rinnovata fiducia in quei movimenti che hanno fatto della tutela dell’ambiente e del mondo in cui viviamo un imperativo.

Molte città francesi hanno dovuto scendere a patti con Europa Ecologia-I Verdi, per poter mantenere la leadership, come Parigi, ma anche Lione, Bordeaux, Marsiglia, devono fare i conti con gli ecologisti.

Il Covid 19, invece di far dimenticare Greta Thunberg (come molti speravano) ha fatto rifiorire i movimenti ecologisti, anche perché il miglior spot pubblicitario sono stati i mesi di blocco con aria e acque pulite, silenzio e traffico ridotto al minimo. L’evidenza dei benefici di questo fermarsi dell’industria e delle attività umane ci ha fatto rendere conto, forse per la prima volta, che un mondo diverso è possibile.

Se a questo aggiungiamo le recenti dichiarazioni del fondo statale norvegese e della British Petroleum, che investivano decine di miliardi nel fossile e che ora hanno deciso di abbandonarlo, lo scenario si fa più roseo, o verdolino se preferite (leggi qui sotto)

Macron, come probabilmente molti altri, dovrà confrontarsi sempre più con pressioni che orientano le politiche statali verso una società più sociale ed ecologica, anche perché le cose vanno di pari passo. L’avanzata in Francia degli ecologisti, potrebbe ripetersi anche nel Centro Europa, con l’incognita dei Paesi Visegrad, dove la deriva autoritaria, soprattutto in Polonia ed Ungheria, rischia di falsare non di poco i risultati elettorali.

L’era del post Thunberg è forse arrivata. Non nel senso che Greta sia superata, ma che la consapevolezza ecologista ha raggiunto un altro livello. Le proteste prima per il clima e poi per il virus hanno forse avviato un meccanismo di non ritorno (almeno speriamo) che porti ai necessari cambiamenti entro pochi anni. Il limite di rischio è ormai superato e molti ne sono coscienti. Le politiche future, dovranno di sicuro confrontarsi con disastri climatici e cambiamenti di temperature che metteranno a dura prova le nostre società, come ha fatto il virus. Incrociamo le dita e speriamo che quello che è successo in Francia non sia un caso isolato, ma l’inizio di una corrente impetuosa.

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