L’inno all’amore di Matteo Bussola

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I romanzi d’amore hanno ancora un senso ? Sì, se scritti come «L’invenzione di noi due», una bella storia firmata da Matteo Bussola. Semplice ma anche straordinariamente originale. Un inno all’amore bello da leggere.

L’amore: ci vogliono, forza, coraggio e … fantasia per affrontare in un romanzo un tema fra i più frequentati dalla letteratura e/o narrativa. Tutte doti che Matteo Bussola possiede. Anzi, ci aggiunge pure originalità, consapevolezza e… una bellissima scrittura.

Stiamo scrivendo di «L’invenzione di noi due», appena stampato da Einaudi Stile libero. La storia di un amore che nasce in una maniera straordinariamente anomala: «al buio», sui banchi di scuola, in via epistolare. O forse sarebbe meglio dire …post-rupestre, in modalità facilmente cancellabile. Nel senso che lei e lui, Nadia e Milo, occupano l’identica aula e lo stesso banco ma in momenti diversi (accade in certi istituti, quando ci si ritrova in carenza di aule). E, partendo da un «chi sei?» e relativa risposta leggibile solo il giorno dopo, inizia la storia.

Già questo la dice lunga su come Bussola vuole presentare e sviluppare la «sua» cronaca. Con una finezza rara e una precisa scelta: quella dello scansare subito il banale. In altre parole non siamo alle prese con i metri sopra il cielo o con i lucchetti. E nemmeno con gli scontati tradimenti. Qui si va sul serio, sul profondo. Da un inizio che il destino ha voluto interrompere (sarà stato un bidello solerte che ha cancellato tutto proprio nel momento conclusivo, quello dello scambio di numeri telefonici?), a un riconoscimento, un po’ di anni dopo, forse fortuito o forse dettato da un Caso superiore. A quel momento lei sta scrivendo il libro della sua vita e lui sta pianificando il suo futuro di architetto all’estero. Ovviamente il ricongiungimento dei due scombussola i piani ed un’attività volontaria, il dare la mano in cucina ad un amico in un ristorante, si trasforma in lavoro fisso. Si mettono assieme, anche a livello ufficiale. Gli anni trascorrono tranquilli, non hanno figli ma Nadia e Milo vivono un’esistenza assai prossima alla serenità. Sono, queste, pagine molto belle perché la relazione di coppia, ovviamente aggiornata ai nostri tempi, viene descritta e raccontata con grande acume. Bussola è davvero bravo: aumenta il non detto e si mantiene lontano dal minimalismo, anche quando descrive piccoli dettagli. Lui sa andare oltre.

Anche quando narra del lento ma decisivo distacco. Qui lo scrittore è un mago nell’indagare i sentimenti, le emozioni, il senso, attraverso una narrazione che diventa di viaggio, mentale, confidenziale e poetica. E, tocco di classe, aggiunge alla storia una riflessione sulla scrittura in senso lato. Perché se tutto è nato da una crittografia frettolosa su di un piccolo tavolo di legno ora si giunge ad una altra forma di comunicazione «al buio»: i due si scambiano, servendosi di falso nome, diverse email. Siamo ad un rinnovato dolore, con il protagonista che nel mettersi a nudo in pratica non si riconosce più. Un’autoanalisi impietosa con il finale sconvolgente: Milo si ritrova ad essere geloso di … se stesso. Il romanzo ha in queste pagine un notevole balzo di qualità ed il lettore ne viene trascinato. Perché non sta leggendo la storia di Milo e Nadia, e nemmeno si ritrova a spiare da un pertugio privilegiato due personalità comunque interessanti: la lettura riguarda proprio il lettore. Sulla difficoltà dell’essere sinceri con se stessi. E quando il rapporto con il proprio io scricchiola tutto finisce per crollare, con tutti i rimpianti, i «se», i desideri naufragati, i sogni interrotti, i rimorsi, i «dovrei» i «chissà». E ci si rivede, e ripensa.

Questo gioco di maschere ci consentiva di essere più noi di noi, era un filtro che annullava tutti gli altri e che ci permetteva di ricordarci, di scoprire quanta vita c’era stata prima della nostra insieme.

Eh sì … . Bello, bello. Perché è un inno all’amore di una rara potenza.

«Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva smesso del tutto di amarmi»:

questa la prima frase del libro. Come dire: le cose sono chiare fin dall’inizio. E inizia il percorso, la vita … . Da leggere.

«L’invenzione di noi due», di Matteo Bussola, 2020, ed. Einaudi Stile libero, 2020, pag. 208, Euro: 17,00.

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