Mal di schiena, un segnale d’allarme

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C’è un male che affligge uno svizzero su due, tanto da aver raggiunto una “dimensione epidemiologica”, soprattutto considerando il forte aumento registrato negli ultimi anni. Ma – attenzione – non abbiamo a che fare con un virus, quanto piuttosto con il mal di schiena di cui soffre almeno l’80% degli adulti una o più volte nel corso della propria vita. Stando a una ricerca della Lega svizzera contro il reumatismo il problema in nove anni è cresciuto dell’11%. Un fenomeno che, in tutta la Confederazione, ha conseguenze significative sia a livello sociale che finanziario.

Eppure, proprio sull’arco degli ultimi nove anni, le assenze dal lavoro a causa di acciacchi o malanni dovuti alla schiena sono sorprendentemente diminuite. Un’ipotesi è che alla fine ci si rechi al lavoro nonostante i problemi di salute, a causa delle pressione subite o per paura di perdere il proprio impiego. Anche se per una persona su quattro il mal di schiena ostacola lo svolgimento della propria attività lavorativa. E, probabilmente, in più di un caso a provocarlo c’è proprio lo stress accumulato sul proprio posto di lavoro.

Alzi la mano chi non ha mai sofferto di mal di schiena almeno una volta in vita sua. Un dolore inaspettato e lancinante in grado di bloccarci a letto per giorni senza potersi muovere. Un dolore subdolo e improvviso che colpisce la nostra schiena, tutta o solo in parte, così forte da risultare insopportabile al punto da impedirci, non sole di andare al lavoro, ma di fare anche le cose più elementari della vita di tutti i giorni. Limitati nel sonno, nello sport e nei propri hobby.

Rispetto al precedente rapporto del 2011 la percentuale di persone che non aveva mai sofferto di mal di schiena si è ridotta dal 7% al 2%. Sempre stando ai dati analizzati dalla Lega svizzera contro il reumatismo, nove anni fa, i partecipanti che dichiaravano di soffrire di mal di schiena più volte alla settimana o al mese erano il 39%, mentre nel 2020 sono il 50%. Un aumento che è il segno tangibile di come il problema non venga preso sul serio o, ancora peggio, le condizioni di vita che portano a soffrirne siano peggiorate significativamente.

Siamo abituati a pensare che il mal di schiena dipenda sempre e soltanto da una causa fisica, come nel caso di un trauma, una cattiva postura, l’obesità, un’infiammazione o la mancanza dell’esercizio fisico necessario a tonificare l’apparato muscoloscheletrico. Tutto assolutamente vero. Ma il mal di schiena può però essere anche di natura psicosomatica, trovando la sua origine in tutti i pesi che nella quotidianità siamo costretti a portarci sulle spalle.

Un segnale di stop che il nostro corpo ci invia a causa di un sovraccarico di responsabilità, costringendoci così al riposo, non solo fisico ma anche mentale. In pratica è il nostro corpo a dirci di rallentare il ritmo o addirittura di fermarci. Un segnale che sembra essere diventato un tormentone del nostro presente, tra lockdown da Coronavirus e altolà da surriscaldamento climatico. Ed ora, manco fosse una barzelletta, tra i campanelli d’allarme che ci segnalano l’urgenza di ripensare seriamente le nostre abitudini e il nostro stile di vita, ecco arrivare anche il mal di schiena. Non è allora forse il momento di ascoltarli?

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