Marte, nuova frontiera della fantasia

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Marte! Il Pianeta rosso, il dio della guerra romano e la possibile ultima frontiera della razza umana lì a portata di mano. Ebbene sì, io ci credo ancora, anche se le possibilità che un uomo ci metta piede nell’imminente collasso climatico e geopolitico sembrano davvero minuscole. Chissà cosa potremmo trovarci. Per alcuni addirittura resti di civiltà dimenticate, la vita – o ancora – la chiave dei segreti dell’universo.

Però probabilmente no. Niente di tutto questo. Non abbiamo indicazioni che collochino su Marte altro che pietre, sabbia e ghiaccio. Nel frattempo, al netto di tutto ciò, mi è permesso fantasticare con Missions. Una serie nella quale ho trovato ciò che cerco da sempre nella fantascienza: mistero. Lo sviluppo di eventi indecifrabili, insondabili e distanti dalla nostra comprensione tanto quanto l’universo stesso. Ho trovato le atmosfere e gli spazi desolati e sterminati di The martian e un ritmo incalzante, con un continuo crescendo di tensione, difficoltà e meraviglia.

Tra le mani una bestia sempre più rara: un progetto dal budget esiguo che può contare sulle solide interpretazioni degli attori, su di una razionalizzazione delle risorse (perché costruire sterminati finti ambienti marziani, quando basta filmare nel deserto marocchino?) e soprattutto su una grande creatività. Cosa a mio parere più comune nelle produzioni europee (francese, nella fattispecie), costrette a tirare avanti con budget di terza classe se comparate alle produzioni americane, in cui i dollaroni possono comprare effetti visivi e nomi in grado di coprire anche le eventuali lacune nel reparto fantasia.

E che dire del ritmo della narrazione? Sebbene vi sia qualche limite evidente che, ad esempio, emerge in alcuni dialoghi e qualche caratterizzazione, lo sviluppo drammaturgico della storia riesce a sfruttare mirabilmente il poco spazio a disposizione (20 episodi di 20 minuti circa) per affrontare una serie notevole di eventi, aiutandosi con una colonna sonora semplice, ma di grande forza e dall’ottimo tempismo.

È mia consuetudine indulgere nella sinossi della storia, ma, vista la natura misteriosa e intrigante della serie e la sua breve durata, preferisco che siate voi a scoprirla. Tuttavia, un piccolo assaggio ve lo voglio dare (e se vi siete già decisi a vederla, vi consiglio anche di smettere di leggere ora).

La storia ruota attorno all’equipaggio di una missione marziana privata sponsorizzata dal miliardario svizzero Meyer, che finirà naufraga sul Pianeta rosso. Situazione pessima, ma relativamente normale e verosimile. Almeno finché non viene trovato un uomo, che indossa una tuta spaziale sovietica e sembra essere in tutto e per tutto il cosmonauta Vladimir Komarov, personaggio realmente esistito che morì cadendo dallo spazio… nel 1967. E questo non è che uno dei tasselli del formidabile mosaico messo in scena da Missions.

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