Montagne di spazzatura hi-tech

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Tra i primati negativi che la specie umana può vantare, ce n’è uno tutto tecnologico. Scorrendo la lista dei rifiuti che produciamo – dalla plastica ai gas serra, passando per le scorie radioattive senza poi contare il resto – c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Spazzatura che costa cara in termini di sopravvivenza, di conservazione della vita sulla Terra, al punto che ormai si parla di una sesta estinzione di massa in arrivo. Di questo passo, entro pochi decenni, il 75% delle specie viventi scomparirà dalla faccia del Pianeta.

I segnali che ormai manca poco sono più d’uno. Il surriscaldamento della temperatura a livello globale e i bruschi cambiamenti climatici correlati sono soltanto una delle buone ragioni che avrebbero già dovuto farci sterzare e invertire la rotta. Fra i dati più recenti che confermano come il nostro stile di vita sia francamente insostenibile c’è anche un nuovo record ottenuto sul campo nel 2019: non abbiamo mai prodotto così tanti rifiuti elettronici.

Pensate ai vostri computer portatili e non, con schermi, stampanti o cellulari ma anche televisori, modem, consolle giochi, climatizzatori, beamer, lettori cd, dvd e blu-ray, videocamere e apparecchi fotografici, ricevitori e decoder vari. Lo scorso anno ne abbiamo prodotto 7,3 chilogrammi a testa. Un accumulo destinato solo a peggiorare soprattutto in Europa dove abbiamo raggiungono il non invidiabile record di 16,2 chili per abitante.

Certo, di rifiuti ne produciamo da sempre, è la cosa che sappiamo fare meglio. Eppure, in questo caso, la faccenda è ben più preoccupante del solito, visto che parliamo di oggetti composti da elementi e materiali il più delle volte estremamente tossici per l’ambiente e per la nostra salute. Ad aggravare quest’accumulo di rifiuti hi-tec che sono aumentati del 21% negli ultimi cinque anni c‘è poi il fenomeno della cosiddetta obsolescenza programmata.

Cioè la strategia al limite della truffa che consiste nel far invecchiare precocemente un prodotto in modo da limitarne la durata di vita a un periodo pre-programmato. L’apparecchio diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente vecchio agli occhi del consumatore in confronto a nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.

In tutto il mondo nel 2019 sono state buttati oltre 53 milioni di tonnellate di spazzatura hi-tech. La beffa però è che questi prodotti, se smaltiti e riciclati adeguatamente varrebbero attorno ai 57 miliardi di dollari dato che contengono rame, oro, argento e altri metalli preziosi talvolta anche in grandi quantità. Eppure meno del 20% viene recuperato. Anzi. Si stima che ogni anno, solo negli Stati Uniti, gli inceneritori riversano nell’atmosfera 50 tonnellate di mercurio (dannoso per il nostro cervello e per il sistema nervoso) derivanti proprio dai rifiuti elettronici gettati nei cassonetti.

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