Morte nel deserto sociale del Giappone

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Ovunque nel mondo le storie di bambini abusati, torturati, uccisi da genitori indegni sono purtroppo all’ordine del giorno. Quella della piccola giapponese Noa, riportata oggi dal portale italiano Avvenire.it è un pugno nello stomaco poiché la bimba è stata vittima di una mamma 23enne a sua volta reduce di una vita di abusi, una mamma che l’ha lasciata morire quasi per caso.

Si fa quasi fatica a credere che nel Giappone che immaginiamo ricco, pulito quasi asettico, il Giappone dai giardini perfetti, dai fiori di loto, dai crisantemi, dalle squisite cortesie, possano succedere tragedie come quella raccontata dalla giornalista Emilia Pio, corrispondente del quotidiano L’Avvenire a Tokyo.

Sappiamo certo che il Paese del Sol Levante detiene un triste primato di suicidi anche tra gli adolescenti e i ragazzi tante volte messi sotto pressione da un sistema scolastico rigido e concorrenziale. Un dato recente parla di 20’000 persone che si tolgono la vita ogni anno nel Paese asiatico, ma non immaginavamo di certo un degrado sociale e un abbandono come quelli che hanno portato alla doppia tragedia che ora vi raccontiamo.

Una doppia tragedia

Doppia tragedia poiché in questa storia le vittime sono infatti due, la bimba morta di stenti e la mamma 23enne che, per raggiungere un nuovo fidanzato a 1000 chilometri di distanza, non sapendo a chi dare in custodia la figlioletta, l’ha lasciata sola a casa con “alcuni biberon e i suoi giochetti vicini” … “Non pensavo che morisse” ha detto la giovane donna Saki Kakehashi, una ragazza madre di un quartiere popolare di Tokyo agli assistenti sociali, dopo avere ritrovato la bambina senza vita. “L’avevo persino legata al divanetto per evitare che andasse in giro a farsi male”.

Ma, nella sua totale inconscienza, Saki è stata via da casa per una settimana e al suo ritorno la piccola Noa, l’ha ritrovata cadavere, totalmente disidratata. Quindi verrebbe da dire perché considerare anche vittima questa mamma indegna? Poiché la 23enne che aveva vissuto per dieci anni in una struttura protetta dopo essere stata tolta alla madre che la picchiava e la torturava, sin dall’età di otto anni, racconta Emilia Pio, veniva appesa per ore ad una corda e abusata dalla madre e dal suo compagno.

Il fenomeno delle scomparse e del “kudokushi”

Un passato di orrori che marca a vita e a farne le spese è stata la figlia di tre anni avuta da un matrimonio finito subito dopo la nascita della bambina quando il marito è letteralmente scomparso.

Le scomparse, sottolinea inoltre la corrispondente da Tokyo, sono un altro fenomeno che colpisce il Giappone dove oltre 20’000 persone svaniscono ogni anno nel nulla. Vi si aggiunge un altro fenomeno tipico della società nipponica, detto “kudokushi”, ossia morte in solitudine, dove persone anziane, soprattutto, si lasciano morire di fame in casa, da sole o in coppia, per non pesare su parenti, vicini o enti sociali. Spesso i loro cadaveri vengono scoperti molto tempo dopo e il numero di quei casi ha ormai sorpassato la soglia dei 50mila, ossia 130 al giorno!

“Sola per una settimana con biberon e giochetti”

Comunque sia stando ai suoi vicini, la giovane madre Saki era una mamma affettuosa che passeggiava fieramente la sua bimba nelle vie del quartiere quando andava a fare la spesa. Anche se spesso la lasciava sola per ore mentre andava a lavorare, con la televisione accesa, un paio di biberon e alcuni giochetti. È che Saki non aveva nessuno su chi contare, ovviamente non su genitori inesistenti o su un marito scomparso, ma neppure su amici o vicini mentre i servizi sociali, esistono sì, ma sono poco accessibili e i giapponesi, stando all’articolo di Avvenire, non amano ricorrerci.

Così la terribile e incosciente decisione della mamma di Noa quando ha conosciuto un potenziale fidanzato in Rete e ha deciso di raggiungerlo per conoscerlo a 1000 chilometri di distanza, a Kagoshima, di lasciare la piccola in balia di se stessa. Pensando di averla sistemata alla meglio. E stupendosi al suo ritorno di trovarla senza vita. Agli assistenti che ha chiamato in soccorso ha persino detto: “Forse è stata colpa mia, l’ho lasciata sola per una settimana.”

A difesa della mamma

Una voce si è subito alzata in difesa della ragazza madre, quella dello psicologo dell’età evolutiva Naoki Goi che nel suo blog ha scritto: “L’ultima cosa che dobbiamo fare adesso è prendercela con lei, questo non è solo un tragico caso di negligenza da parte della madre, ma soprattutto di assenza delle istituzioni, di desertificazione sociale.”

La mamma, da vittima a torturatrice suo malgrado, era segnalata alle autorità locali per la fragilità della sua situazione. Bisognava tenerla sotto controllo con visite e telefonate regolari, ma l’ultima volta che gli assistenti sociali hanno chiamato Saki è stata nel maggio scorso e la ragazza madre, forse per paura che le portassero via Noa, non ha risposto. Ora Noa non c’è più e Saki è tornata laddove ha trascorso dieci anni della sua ancora giovane vita, in una struttura protetta.

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