Nato (o morto?) il 4 luglio

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Questo titolo mi riporta al 1989 e al film di Oliver Stone che raccontava di un reduce della guerra in Vietnam, del trauma di quel rientro in patria, del ritorno a casa. Qui invece ci occupiamo di un altro 4 luglio, cioè dell’Independence Day, del giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti. Un giorno che, anche quest’anno, come da copione e in piena crisi pandemica, qualcuno ha voluto che fosse uno show. Trump c’era e si è pure divertito un sacco, facendo però ben attenzione a mai parlare di quei 57’000 contagi che ci sono stati proprio quel giorno in America. Non sia mai che si potesse rovinare la festa.

Independence day

Il 4 luglio 1776 fu il giorno in cui le tredici colonie si distaccarono dal Regno di Gran Bretagna e approvarono la Dichiarazione d’Indipendenza, documento che segnò la nascita e l’indipendenza di tale federazione. Un vero e proprio manifesto del “sogno americano”, nel quale si proclama che “tutti gli uomini sono stati creati eguali, e che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti e che tra questi diritti vi sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità”.

Il grande paradosso americano

“Tutti gli uomini sono stati creati eguali”. Ma neanche per idea! Visto che ancora oggi gli afroamericani continuano a essere preda dei bianchi. A meno che l’affermazione “Tutti gli uomini sono stati creati eguali”, sia stata mal interpretata oppure, applicando fedelmente il Code noir di Colbert dove si dice che “i neri non sono uomini”, ritenesse unicamente i bianchi come uomini, e quindi non considerasse esseri umani chi ha altre sfumature della pelle. Festa federale dal 1870, come tale, da allora e ogni anno, il 4 luglio è motivo di celebrazioni varie. Quest’anno però il mondo intero non se lo sarebbe aspettato da un Paese in piena espansione pandemica.

Show must go on

E invece no, sono ancora riusciti a stupirci e il loro presidente, tanto empatico quanto lungimirante, ha dato il via ai festeggiamenti come nulla fosse e minimizzando l’accaduto. Probabilmente ha pensato a una sorta di terapia, sicuramente lo ha fatto per il bene del suo popolo, per farlo svagare e distogliendo l’attenzione dal dolore e dagli affanni quotidiani. Che uomo! E così, come Mosè sul Monte Sinai, sopravvissuto alle piaghe d’Egitto e chiamato da Dio per ricevere le tavole della Legge, dà il via ai festeggiamenti, dall’alto del Mount Rushmore dove sono scolpiti i busti di quattro presidenti che l’hanno preceduto e che deve preservare dall’eventuale assalto dei manifestanti.

Il pericolo fascista arriva da sinistra

Spocchioso e tracotante come sempre. Insopportabile fino all’esasperazione. Mentre tutto il Paese pensa al contagio, lui festeggia con 8’000 invitati senza rispettare le distanze sociali e senza mascherina. Con canti, alzabandiera, spari, fuochi d’artificio, banchetto e discorso di rito. Sotto lo sguardo greve dei presidenti scolpiti nella roccia, non esita a definire più volte “fascismo di sinistra” quello che si permette di rovinare le statue dei personaggi che hanno fatto grande l’America, omettendo il fatto che molti di loro hanno avuto a che fare con il razzismo e la storia coloniale che gli gira attorno. E poi ancora, parlando del grande nemico che avanza, si infervora dicendo: “Non permetterò al fascismo di sinistra di avanzare. Vogliono cancellare storia ed eroi americani. Non lasceremo che qualcuno smantelli Il Mount Rushmore”. Ricevendo gli applausi degli ottomila astanti.

Make America great again!

È lo slogan che l’ha reso popolare durante la campagna alle presidenziali, lo stesso uomo a capo della Nazione, totalmente allergico al dialogo, caratteristica degna di un dittatore, assente e senza empatia al punto che c’è da chiedersi dove sia stato durante tutta la pandemia, oltre che nei bunker della Casa Bianca. Chi lo ha votato in precedenza fa ancora in tempo a porsi delle domande e a chiedersi se è proprio e veramente lui, che gli americani vogliono come loro presidente. Un presidente che festeggia anche quando i contagi aumentano in 40 Stati su 50. Un presidente che si dimentica del Covid-19 che sta falciando la popolazione più povera e non dice neanche una parola a riguardo. Un presidente che non ha fatto altro che ha aumentato il divario fra ricchi e poveri, ingigantendo le disuguaglianze. Un presidente che forse dovrebbe fare solo il miliardario, e sorseggiare Martini sul Kingdom 5KR, il suo vecchio yacht ormeggiato ad Antibes, senza provocare ulteriori danni a un Paese dove le minoranze rivendicano a squarciagola rispetto per quello che i padri fondatori misero nero su bianco in nome dell’uguaglianza.

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