Non siamo un popolo di sceriffi

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Il Partito socialista si scaglia contro il DSS per una frase contenuta in un comunicato del dipartimento, in cui si sembrerebbe esortare i cittadini a fare “la spia” nei confronti di chi non rispetta le regole.

Se di primo acchito sembra una buona cosa, il sistema di delazione troppo spesso si presta a storture e abusi. Riportiamo l’interrogazione del PS al Governo, a firma del co-presidente Fabrizio Sirica, che chiede alle autorità di fare retromarcia:

“In un comunicato stampa diffuso dal DSS nella giornata del 23 di luglio il dipartimento ricorda le disposizioni in vigore e l’importanza di comportarsi in maniera responsabile. Fino a qui condividiamo l’importanza di mantenere alta l’attenzione e sosteniamo tutti gli sforzi, anche di potenziamento delle verifiche e degli eventuali controlli.

Tuttavia il comunicato continua con una parte quanto meno controversa, e per molti versi preoccupante: “le segnalazioni di privati cittadini in merito a potenziali violazioni di quarantena da parte di terzi sono da indirizzare alla Polizia cantonale”.

Questa parte, è controversa per più motivi. Partendo da una lettura su un piano estremamente pratico c’è il rischio che questo invito alle segnalazioni dei cittadini crei più danni che benefici: innanzitutto le segnalazioni dovrebbero essere fatte sui canali segnalati nel comunicato, ma il cittadino per contattare la polizia potrebbe ricorrere al numero più conosciuto, ossia quello del 117. Questa linea però deve essere utilizzata soltanto per le emergenze e il rischio concreto è quello di intasare una linea d’importanza vitale, creando lavoro e ritardi agli agenti.

La veridicità e l’attendibilità delle fonti in questi casi è anch’esso un aspetto discutibile. Analizzare ogni segnalazione rischia di togliere risorse importanti che probabilmente sarebbero più funzionali con altre modalità di lavoro. Si rischia di invitare a delle vere e proprie delazioni, con segnalazioni fatte più per motivi di livore personale che per un reale interesse collettivo.

Ma chiariamoci, anche se queste misure dovessero essere utili sul piano pratico per aiutare le autorità a “scovare” persone che non rispettano la quarantena, esse non potrebbero comunque venir accettate in uno stato democratico. L’aspetto davvero grave dell’invito rivolto dal DSS ai ticinesi è che trasforma i cittadini in una sorta di “sceriffo” o controllore dello Stato, instaurando un clima sociale avvelenato, fatto di diffidenza e di sfiducia nel prossimo. Un atteggiamento in contrasto con la responsabilità individuale, sia del cittadino con i propri comportamenti, che nelle relazioni interpersonali.

Non ho timore ad affermare che questo tipo di dinamiche sono degne di uno stato totalitario, non certo di una democrazia liberale funzionante.”

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