Polonia, si alla violenza sulle donne?

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A meno di due settimane dalla sua risicata elezione il 14 luglio scorso, il presidente polacco Andrzej Duda ha annunciato alcuni giorni fa l’uscita del suo Paese dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Una decisione che ha suscitato l’indignazione dei movimenti femministi e progressisti del paese a maggioranza cattolico e dove l’opposizione ai diritti degli omosessuali e dei transgender è feroce.

Commentando allora la sua rielezione, scrivevamo che il nazionalista, sovranista e anti europeista Duda si era assicurato i consensi dell’elettorato ultracattolico del suo paese promettendo di vietare le adozioni da parte delle coppie gay e di mettere in atto altre misure politiche ultra conservatrici.

Indignazione tra femministe e movimenti progressisti

Quello che una cittadina polacca residente da molti anni in Ticino non aveva esitato a chiamare il “pagliaccio di Aleksander Kaczyński”, il presidente del suo partito “Diritto e Giustizia”, non ci ha messo molto a concretizzare le sue promesse. È infatti di alcuni giorni fa la sua decisione di fare uscire la Polonia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Il suo governo inizierà ufficialmente a breve il processo di disdetta di detta convenzione del Consiglio d’Europa. Un altro passo che accentuerà le già difficili relazioni con l’Unione Europea.

La decisione di Duda ha suscitato indignazione negli ambienti femministi e progressisti polacchi dove manifestazioni di protesta sono state indette nella capitale. Malgrado le rassicurazioni del presidente e dei vertici del PiS (Diritto e Giustizia) che hanno assicurato che “la legge polacca tutela in modo esemplare i diritti delle donne”, le cittadine polacche sono convinte che l’uscita del loro paese dalla Convenzione di Istanbul avrà un effetto negativo sulla loro situazione, soprattutto per quanto riguarda le loro condizioni di vita tra le quattro pareti di casa. “L’obiettivo” ha detto un’organizzatrice della manifestazione di Varsavia, “è di legalizzare la violenza domestica.”

“Un pericolo per i valori polacchi”

Ma cos’è la Convenzione di Istanbul? Ratificata nel 2011 nella città sul Bosforo dall’allora governo centrista dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, è uno strumento giuridico volto a prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica quale violazione dei diritti umani. Dalla sua apertura, ha ricevuto un importante sostegno da parte di autorità nazionali, regionali e locali, di semplici cittadini, di parlamenti, di altre organizzazioni di difesa dei diritti umani a livello nazionale, regionale e internazionale, di organizzazioni della società civile, dei media e del mondo accademico. Ha ricevuto premi nazionali e internazionali per il suo contributo alla protezione delle donne e delle ragazze contro la violenza. È entrata in vigore nel 2014.

Stando però al governo di Duda, la Convenzione è considerata un “pericolo per i valori polacchi” poiché contiene “concetti ideologici non condivisi dall’esecutivo” fra cui quello sul sesso “socio-culturale” in opposizione al “sesso biologico”. Va detto che già durante i mesi di chiusura totale dovuti al Covid 19, il presidente della Repubblica aveva intensificato, durante la campagna elettorale in vista della sua rielezione – poi avvenuta – l’opposizione ai diritti Lgbtg ritenuti “un’ideologia più distruttiva del comunismo”.

Una versione distorta della Convenzione

Per quanto riguarda la Convenzione di Istanbul volta a sradicare la violenza contro le donne e proteggere i loro diritti ovunque nel mondo, va detto ad onore del vero che, negli ultimi anni alcuni gruppi religiosi e ultraconservatori ne stanno diffondendo una versione distorta. Soprattutto riguardo al concetto di “genere” citato nel testo. I suoi autori rendono attenti a queste rappresentazioni “fuorvianti che devono essere denunciate e combattute” poiché gli obiettivi stessi della Convenzione rimangono quelli di sradicare la violenza contro le donne e proteggerne i legittimi diritti umani.

Prevede tra l’altro che ogni abuso – violenza domestica, stalking, molestie sessuali, violenza psicologica – sia punito, enunciando chiaramente che la violenza in genere contro il gentil sesso e la violenza domestica in genere non possono più essere considerate una questione privata, ma che gli Stati hanno l’obbligo, dotandosi di mezzi adeguati, di prevenirle, proteggere le vittime e punire gli autori. Va detto comunque che la Convenzione di Istanbul tutela anche gli uomini nei casi, comunque ancora piuttosto rari, in cui possano essere anche loro vittime di violenze.

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