Quando la tigre non fa miao

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Lo zoo di Zurigo è stato tra i primi a riaprire dopo il lockdown. Una riapertura segnata però da un incidente costato la vita a una dipendente di 55 anni che è stata morsa e uccisa da una tigre siberiana. L’addetta alla cura degli animali è stata azzannata domenica intorno alle 13.30 sotto gli occhi di alcuni visitatori che hanno assistito increduli alla scena, accorgendosi fin da subito di come non avesse nulla a che vedere con un film di finzione, ma piuttosto con qualcosa di terribile e raccapricciante che si stava consumando lì, in quel momento, davanti ai loro occhi. Per la donna le ferite riportate sono state fatali al punto che, malgrado i soccorsi siano stati immediati, non c’è stato davvero più nulla da fare.

Tutto è accaduto in un battito di ciglia e in maniera assolutamente inaspettata. La vittima si trovava nel recinto insieme a Irina, una femmina di tigre dell’Amur, più comunemente nota come tigre siberiana. Un esemplare di cinque anni di una specie ormai sull’orlo dell’estinzione. Le poche rarissime tigri siberiane rimaste libere vivono nell’estremo oriente russo, in Cina nord-orientale o nel nord della penisola coreana e si stima che siano meno di cinquecento gli esemplari ancora presenti in natura. Del resto, a far davvero rabbrividire, ben più dell’episodio in sé, è il dato delle tigri ancora allo stato brado in tutta l’Asia, poco più di duemila, rispetto alle 20’000 che sopravvivono in cattività.

Come se, anche le tigri, fossero ormai diventate “animali domestici”. Cosa che proprio la vicenda occorsa alla zoo di Zurigo ci fa capire quanto sia folle da credere. Del resto, stando ai primi accertamenti, se la donna si trovava nella gabbia con Irina era soprattutto in virtù del fatto che, perlomeno finora, l’animale non aveva mai mostrato segni di “nervosismo”. Stiamo però pur sempre parlando di una tigre, il cui istinto rimane quello di un predatore che non può essere confuso, soprattutto pensando alle dimensioni, con il nostro gattino di casa.

Cosa che invece sta probabilmente alla base della leggerezza nel comportamento della dipendente dello zoo, una sottostima del pericolo che le è stata fatale. Il grosso felino, si è potuto leggere in una nota, ha seguito l’istinto naturale e ha attaccato la persona che si trovava all’interno del suo territorio, poiché considerata un’intrusa. Bella forza. Come a dire che una tigre è una tigre e non ci si può certo aspettare che, con un colpo di bacchetta magica, si riveli del tutto innocua. No. Sebbene sia molto eccitante crederlo e ci faccia sentire capaci di domare la Natura, a metterci in riga sono proprio disgrazie come queste. Episodi che dovrebbero insegnarci come, a fare gli apprendisti stregoni, si finisce sempre e soltanto molto male.

Un episodio che, del resto, segue quello dello scorso anno quando, sempre allo zoo di Zurigo, fu ucciso un coccodrillo filippino a colpi di fucile. Reo di aver morso ad una mano un’altra dipendente. Anche in quel caso la donna era entrata nel recinto dove si trovava il rettile. Anche in quel caso il coccodrillo non s’era fatto sfuggire l’occasione di azzannare la malcapitata stringendo la morsa per alcuni interminabili minuti.

Seguendo il piano di emergenza, per tutelare la povera disgraziata aggredita lo zoo si era visto costretto, seppur a malincuore, a sparare al coccodrillo. A riprova del fatto che sottovalutare la natura di certi animali non è solo pericoloso ma addirittura criminale se poi, a dover pagare per una leggerezza umana è chi non ha nessuna colpa se non quella di trovarsi a dover vivere in cattività, rispondendo semplicemente ad una cattiveria con la stessa moneta.

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