Quelle gran facce di bronzo

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Hanno trascorso gli anni sotto la sferza del vento, nella morsa del gelo, talvolta ricoperte da una pesante coltre di neve o resistendo al sole cocente, impassibili e fiere. Imperturbabili e indenni alle intemperie e a qualsiasi emozione. Sguardo fisso, busto eretto e postura superba. A volte sono al centro di ripetuti atti vandalici. Una pennellata di colore per renderle più umane, un’incisione o uno sfregio per lasciar traccia nel tempo, una firma per esserci anche noi. Loro, almeno apparentemente serene, non si lasciano scalfire da nulla e proseguono la loro missione placide e indifferenti a guardia del tempo. Immobili come delle statue. Perché esattamente quello sono.

Immobili e silenziose

Le troviamo nelle piazze, sovente al centro, a dominare dall’alto del loro basamento. Spesso di bronzo, a volte di marmo, raramente di ferro. Possono suscitare perfino tenerezza sole e impavide a sfidare la storia, silenziose e armate solo del loro passato. Un passato non sempre cristallino. A volte travisato e frainteso, a volte osannato e mistificato dalla storia e dagli uomini. Un passato che smuove le nostre emozioni, che ci fa reagire talvolta in modo anche impetuoso, un impeto dettato dalla passione e dalla voglia di cancellare insieme alle statue, simbolo di un periodo buio, anche un lembo di storia che nostro malgrado ci appartiene. Eppure qualcuno prova a scrollarselo di dosso per non pensarci più.

La storia siamo noi

Ma non è così che funziona, il passato sta lì a insegnarci e far sì che noi possiamo imparare anche dagli errori di chi ci ha preceduto. La schiavitù non è mica stata abolita, i diritti umani non vengono sempre rispettati e le leggi spesso non tengono conto delle minoranze. Intanto noi siamo lì, a inaugurare nuovi monumenti di grandi statisti del passato, a svelare sculture di personaggi che hanno fatto la storia. Compresa quella che non ci piace più, quella da togliere di mezzo e cancellare per sempre dai nostri ricordi. Ma non sempre è possibile, i ricordi siamo noi, come lo è anche la storia. Eppure c’è chi distruggendo i simboli di quella storia che non ci piace, è convinto di poterla raddrizzare, quasi che davvero bastasse abbattere una statua per fare giustizia.

Vergogna di altri tempi

Prendiamo ad esempio la statua di Cristoforo Colombo, un grande esploratore, provetto navigatore e scopritore di terre lontane. Una fra queste l’America, terra promessa per commercianti e migranti, l’inizio di una nuova epoca basata sulla prosperità, passando però per l’inferno della schiavitù. Un periodo che ha fatto dimenticare tutto il buono che ci può essere mai stato. Un tempo che ancor oggi dovremmo ricordare, insegnando ai nostri figli che allora le persone venivano private di ogni libertà oltre che della dignità e la loro vita non valeva niente, venduta al miglior offerente per pochi soldi. Un periodo che non avrebbe mai dovuto esistere e che ricordandolo, oggi più che mai, fa affiorare rabbia, tristezza e vergogna. Senza dimenticarci di dire che quel tempo non è ancora passato.

Statue e belle statuine

Dovremmo imparare dalla storia, non certo avara di spunti, per non vivere poi di rimorsi. Dovremmo scrollarci di dosso quel che si può e rinascere con un’altra rinnovata energia, con altri presupposti e con un diverso senso della giustizia. Come lo si sta facendo un po’ dappertutto, passando per le piazze del mondo. E lor signori ci scuseranno per il disturbo, la consapevolezza arriva quando arriva e non importa se fuori tempo massimo, l’importante è che si faccia sentire. Salterà qualche testa e qualche faccia di bronzo subirà un lifting, ma noi abbiamo il dovere di interrompere la catena, evitando che le cariatidi del tempo decretino come ordinaria amministrazione il razzismo e tutto ciò che gli sta attorno.

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