Ricordare Gualtiero

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Nota della redazione: Gualtiero Gualtieri, nota e amata voce della RSI (Millevoci nella notte), si è tolto la vita. Alla gentile voce di una sua collega demandiamo il compito di stendere una calda e premurosa coperta su di lui, per far sì che il sonno gli sia lieve. Un addio poetico per chi un animo da poeta lo ha sempre portato con sé.

Si ha sovente la sensazione di essere indirettamente, tragicamente coinvolti, quando un amico caro decide, per mano propria, di abbandonare questo mondo, che per finire gli pesa troppo. Gli è pesato addosso troppo forse da un lungo tempo. E noi, noi che ti eravamo amici, non siamo riusciti a capirlo e a rincorrerti per fermarti per tempo? Non abbiamo intuito i segnali? O cos’altro, Gualtiero?

Anche perché questo amico-collega, solo pochi giorni fa, era il 12 luglio, aveva pubblicato un post che parlava di tutt’altro che del desiderio di arrendersi definitivamente. Voglio ricopiare quel suo post per condividere il sospetto che alla fine abbia sì preso il sopravvento la sua decisione tragica, ma solo per un soffio. L’altra parte, quella che amava la vita, è stata messa fuori gioco ai punti.

E per finire, lasciandoci dentro una tristezza grande, Gualtiero ha deciso di lasciarci, e nessuno di noi gli ha potuto dire no, non lo fare. Ma allora forse in questi casi si può davvero pensare che in tutto l’infinito mistero del “dopo la vita” ci sia un posto dove qualcosa possa continuare? È lecito attaccarsi a questa illusione? 

Ho scritto sopra che avrei ricopiato qui l’ultimo post di Gualtiero, e lo faccio, certamente. Ma non subito. Prima voglio scrivere che quel qualcosa che può continuare – il suo sapere ESATTAMENTE cosa si intenda per  lavorare bene – io lo voglio vedere soprattutto nella nostra radio. Anzi, nello specifico, nella nostra Rete Uno, perché è lì che Gualtiero ha lavorato per tanti anni, ed  è riduttivo pensare a lui solamente come al dolcissimo e colto e accogliente conduttore di “Millevoci nella notte”. Gualtiero, il mio Maestro , ha dato all’emittente in tanti anni di lavoro (a chi dice “prima i nostri” io dico andate a farvi benedire, perché se fosse dipeso da voi non avremmo avuto un Gualtiero nei nostri programmi), molti servizi radiofonici di qualità alta, degni di essere portati ad esempio in un corso di giornalismo. È stato quando si occupava di “Fatti Vostri” (un programma capitanato da una strepitosa Wilma Bassi – non l’avete mai sentita nominare perché questo accade sovente alle donne in gamba). Lì ho iniziato a lavorare in radio insieme ad alcune persone, compreso lui, Gualtiero. Avevamo tacitamente sottoscritto un patto, nella nostra redazione: l’impegno ad essere maniacalmente bravi, nella conduzione in diretta e nei montaggi dei servizi registrati, che completavamo con l’aiuto di tecnici eccellenti (non nel fai-da-te solitario e tutto di corsa in ufficio come l’ottimizzazione imperante   impone).

Forti della nostra passione corale, volevamo che ogni nostro lavoro diventasse una perla radiofonica, perché convinti dell’assunto che per intrattenere il pubblico radiofonico esattamente questo occorresse, e non qualcosina in meno. Riuscirci sempre non era certamente una garanzia: era soltanto l’obiettivo tacito a tutti noi ben presente. A lui, in particolare.

Lavorare – Bene: ci hai lasciato questo monito, Gualtiero. D’altronde, non c’è sondaggio che tenga, è il metodo migliore per fare felici gli ascoltatori, quelli di ieri e quelli di oggi. Grazie, Gualtiero, per avermi fatto apprezzare la serietà del nostro lavoro. E per il senso di responsabilità costantemente vigile verso gli ascoltatori.  Ai quali mancherai tanto, ne sono certa, perché loro ti ricordano nelle ore notturne, l’appuntamento con quel programma che avremmo voluto ti tenesse in conduzione fino alla tua vecchiaia inoltrata, e non solo fino al tuo pensionamento contrattuale.  

Ma questo è un altro discorso. Volevo però ripetere che se vi state dimenticando dell’altro Gualtiero, quello precedente, allora scrivete subito in radio e chiedete qualche replica dei suoi programmi. Ne rimarrete incantati. 

Chiudo questa pagina (con un senso pungente di debito per  tanto altro che si vorrebbe ricordare di lui), sorridendo con affetto alla sua parte vitale e gioiosa. Quella incontrollata passione verso la vita che lo aveva spinto a pubblicare l’ultimo post, che finalmente trascrivo. Prenderemo quelle tue parole come un tuo testamento, caro Gualtiero, insieme al “lavorare bene” per come lo intendevi tu.

Angelo Maria Ripellino mi ha sempre affascinato. Finalmente sono riuscito a recuperare una sua poesia che mi è molto cara. Dotti e Sapienti dicevano che è “solo” un filologo, ma non un poeta. 

Ah, no? Beh, chissenefrega. Ecco come descrive la vita che lo sta lasciando (e ne ha piena consapevolezza). Ne trascrivo solo alcuni versi:

Vita, non abbandonarmi. Comunque tu sia, cactus, coltello,

daga, cappio, ferro in fuoco, oscurità, malsanía,

sei sempre vita, e … leggiadra e civetta:

anche se nonostante, continuo ad amarti.

Comunque tu sia, laida … e streghesca e malvagia,

sei sempre vita…

Verde riviera, non abbandonarmi:

anche se involto d’atroce malinconia,

non voglio smarrirti,…

tu amore, mia vita,

tu limpida vita, tu vita inimica, ma vita.

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