Scegliere di vivere da depressi

Di

Il “male di vivere” di Montale, il “cane nero” di Churchill, il “dono terribile” del poeta Byron o la “nobiltà della malinconia” di Kant. Diversi appellativi per definire una sola cosa. La depressione. Uno stato che a volte non ci permette quasi di vivere. Eppure c’è chi continua a farlo, incanalando tristezza e malinconia. Come hanno fatto personaggi divenuti poi famosi grazie alle opere partorite dalla loro straordinaria sensibilità che, in questo particolare stato, si amplifica e viene messa a nudo.

Una ragione per continuare a vivere

La depressione non ha impedito, a persone afflitte da questa insidiosa e nascosta malattia, di fare cose importanti. Abraham Lincoln, Winston Churchill, Franz Kafka, Emily Dickinson, Albert Camus, Edvard Munch sono solo alcuni esempi. La lista dei depressi è lunga e davvero sorprendente. Spesso esiste perfino una correlazione fra la depressione e il risultato di quanto prodotto. Proprio come nel caso dello scrittore britannico Matt Haig che nel suo libro autobiografico “Ragioni per continuare a vivere”, racconta della sua depressione e di come ne sia uscito. “Uno dei libri più freschi, pratici e lungimiranti sulla depressione” stando a quanto scrive il Sunday Times. Forse non proprio una lettura da spiaggia, visto il tema.

Il male che ci fa stare bene

Vi siete mai chiesti come mai le opere di questi personaggi tormentati, hanno il potere di farci stare bene quando le leggiamo, ascoltiamo o le leggiamo? Facile. Perché trasudano umanità, empatia e conoscenza della vita. Ci vengono trasmesse e ci arrivano quasi come si trattasse di una nostra esperienza personale diretta, tanto sono vicine alla realtà. Alla fine opere eseguite da persone che convivono con la depressione sono talmente cariche di sentimenti ed emozioni che sono in grado di alleviare i nostri tormenti. Ci aiutano a relativizzare le nostre ossessioni, smussano le nostre fobie. Ci fanno stare meglio.

Ansia e creatività

Il legame fra ansia e creatività è evidente. Può essere un incubo che contribuisce a migliorare il mondo? Forse no, ma di sicuro può aiutarci a rappresentarlo sotto una luce nuova. Il famoso “Urlo” di Munch, per esempio, è un’accurata rappresentazione pittorica del panico. “Camminavo lungo la strada al tramonto, all’improvviso il cielo si tinse di rosso sangue. Mi fermai e mi appoggiai alla staccionata in preda a una stanchezza indicibile. Lingue di rosso fuoco si allungavano sul fiordo nero-bluastro. I miei amici continuarono a camminare, mentre io rimasi indietro, tremante di paura. Allora sentii l’enorme infinito urlo della natura.” Scriveva così sul suo diario lo scrittore norvegese. Capolavori che tutto il mondo ammira e che sono stati prodotti in un momento di “terrore esistenziale” come lui stesso affermò.

Illustri depressi

Perfino il lavoro di Freud era basato sull’analisi della sua depressione. Un altro illustre depresso e ipocondriaco era Kafka, il quale viveva con grande paura il cambiamento fisico e mentale. “La metamorfosi”, storia di un commesso viaggiatore che al suo risveglio si ritrova trasformato in un insetto gigante che ha dormito troppo ed è in ritardo per andare al lavoro, è la rappresentazione dell’effetto disumanizzante del capitalismo. Ma oggi si può leggere anche come metafora della depressione. Quando siamo depressi ci capita di svegliarci in una stanza sentendoci completamente diversi da come ci siamo addormentati. Estranei a noi stessi. Intrappolati in un sogno. Insetti giganti pure noi.

Essere o non essere

A questo punto “Essere o non essere” è un dilemma quotidiano, la paura ci rende curiosi, la tristezza ci spinge a filosofeggiare. E, comunque sia, non dobbiamo diventare dei personaggi famosi e neanche creare dei capolavori. Arte e passione politica sono solo due modi con i quali questa intensità depressiva si manifesta, ma ce ne sono tanti altri che magari non ci rendono famosi. Casomai a lungo andare ci danno la possibilità di riuscire a vivere gestendo i mostri interiori e assaporando piccole cose e gli attimi sfuggenti della vita. Siano essi legati al mondo dell’arte, degli affetti o di chissà cosa. E, forse, proprio in questo modo ci accorgeremo che i tormenti e le emozioni, se incanalate adeguatamente, ci possono dare molto di più di quel che ci tolgono.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!