Si può manipolare il consenso?

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Certo, Salvini lo fa. Quanto è possibile manipolare, indirizzare e pilotare il pubblico dei social? Anche a casa nostra si praticano operazioni del genere, magari in maniera più casereccia, ma le manipolazioni ci sono.


L’esempio viene da un post che riguarda Salvini, sulla pagina Ancona Today, un portale di notizie marchigiano. Il 23 luglio viene pubblicata la notizia di una vista di Salvini nelle Marche, Evidentemente Salvini non è molto amato nella regione, oppure il pubblico di Ancona Today non è tra i suoi followers, tant’è che per un paio d’ore si affastellano decine di commenti negativi e iracondi nei confronti del leader leghista.


Dopo due ore, compare un post positivo: “bravo Capitano, sempre il migliore!”

Il post in pochissimo tempo, raggiunge 53 like e risale la scala gerarchica perché supera, coi suoi like, quelli dei post negativi, che ne raggiungono al massimo una dozzina, e si posiziona così in cima, in modo che il primo messaggio che si legge è proprio quello.

Verificando i like al post, soprattutto notando che quasi il 100% degli altri erano negativi, si scopre che la maggior parte non sono di persone, ma di blog personali, aventi le stesse caratteristiche: due foto, una foto con l’iniziale del nome e nessun post a corredo. Insomma, personalità fittizie.



I metodi sono molti, ma questo siparietto ci fa capire quanto siano discutibili like e commenti, che con la dovuta struttura mediatica possono essere manipolati o indirizzati. Questo è solo un’altra prova, se ce ne fosse bisogno, di come funziona la “Bestia”, la macchina propagandistica di Matteo Salvini (leggi qui sotto)

Poi ci sono altri modi di influenzare l’utenza dei social, come capita spesso anche da noi. Profili fittizi, spesso intervengono a commentare notizie di testate o in pagine di partito per riportare il campanile al centro del villaggio. Questi profili di solito sono facilmente smascherabili proprio perché come quelli salviniani hanno poco o zero traffico. Infatti interagiscono solo per commentare, condividere o veicolare quello che gli interessa. Spesso inoltre, non c’è foto di profilo ma solo qualcosa di simbolico che però non permette di risalire a una persona reale.

Poi ci sono i finanziamenti occulti a portalini che distribuiscono notizie praticamente favorevoli a una sola fazione. Portali che di solito si dichiarano indipendenti ma che indipendenti non sono, anche perché fare informazione online comunque costa ed è difficile se non impossibile, mantenere un ritmo decente di notizie senza lavorare a tempo pieno.


E i personaggi? Beh, qui è interessante vedere come gestiscono le loro pagine i “vip” politici. Molti fanno ricorso ad “aiutanti”. Se prima ci si arrabattava, oggi sempre più, ci sono dei professionisti dietro la gestione dei profili social, persone che hanno fatto studi appositi nel settore. Ecco che allora il politico si affida al social media manager e non sempre è responsabile di quello che scrive. Nella narrazione social, è importante il consenso, ecco che allora, personalità controverse, come ad esempio Lorenzo Quadri, sono costrette a bannare, ovvero a cancellare, centinaia di utenti che fanno commenti negativi o critici. Con questo sistema si ottengono due cose principalmente: si elimina il pensiero critico, cosicchè non si è costretti a dare spiegazioni o a perdersi in polemiche dannose, e si mantiene una specie di plebiscito quasi totale, dando l’illusione a chi segue che nella realtà locale ci sia praticamente un pensiero unico positivo in relazione al personaggio che ci interessa.


Perciò attenzione, i commenti sotto la pagina di un politico, sono praticamente sempre filtrati, e portano avanti una realtà anch’essa fittizia come i numerosi profili che agiscono nell’ombra per turlupinarvi.

Questo non significa che il politico sia disonesto, infatti alcuni mantengono anche le critiche, rispondono e disquisiscono, ma sono una minoranza. Il ventunesimo secolo ha dato modo alla politica di raggiungere la gente nelle proprie case coi social, e questa è una bella cosa, al contempo ha permesso loro di trovare un sacco di sistemi per perpetrare lo sport preferito dalla politica, truffare l’elettore. A buon intenditor…

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