Un viaggio psichedelico a suon di rock

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A volte la musica del passato ci regala tesori inaspettati, gemme che riaffiorano dal fondo di un mare oscuro che tutto cancella e dimentica. Così, quando ciò accade, finisce che lo stupore e l’emozione, si mescolano alla soddisfazione per quel piccolo miracolo. E, casomai ce ne fosse ancora bisogno, scoperte del genere ci confermano una volta di più come nel passato ci siano state epoche straordinarie in cui la sperimentazione e lo sconfinamento in nuovi territori ha permesso magie uniche che hanno prodotto dei piccoli grandi capolavori. 

Cosa questa che è successa, per esempio, esattamente cinquant’anni fa con il primo album omonimo della band italiana “The Trip” che, all’inizio dei primi anni Settanta, si affacciò sulla scena progressive. Ma la primissima formazione dei Trip risaliva a qualche anno prima, al 1967, ed era tutta inglese. Membri della band il bassista Arvid Andersen, il batterista Jan Broad e, tra gli altri, colui che sarebbe diventato una leggenda vivente del rock: il chitarrista Ritchie Blackmore. Subito dopo questa sua fugace esperienza nei “The Trip” darà vita ai Deep Purple.

Progressive, beat e psichedelia si ritrovano in ogni brano del primo disco della band. Uno dei tanti gruppi, delle tessere che all’epoca componevano un gigantesco e variegato mosaico musicale figlio della smania di novità che il rock dell’epoca seppe infondere nei giovani, nei ragazzi di allora che videro in quelle sonorità la chiave per scardinare il sistema, per dire io esisto e suono così. “The Trip”, nonostante abbia anche tutti i difetti che un album di un gruppo agli esordi può avere, ci regala alcune perle musicali entusiasmanti.

Già dal “Prologo” capiamo di che pasta è fatta la band di Vescovi, Anderson e compagni. È chiaro fin da subito dove vogliono andare a parare. “Incubi”, il brano a seguire, è un blues carico di venature rock capace di soddisfare anche i palati più esigenti. L’ingegno c’è e si sente. E così, in “Riflessioni”, la psichedelia e il blues si fanno da parte per lasciar spazio a sonorità che strizzano l’occhio al jazz e al genere fusion. Su tutte spicca la figura di Joe Vescovi, che con i suoi virtuosismi alle tastiere non sfigura se paragonato a nomi del calibro di Keith Emerson e Rick Wakeman.

Con la firma, nel 1970, di un contratto con la casa discografica RCA, il gruppo comincia a cogliere i primi seppur tiepidi riconoscimenti. Da segnalare soprattutto la partecipazione al film “Terzo canale avventura a Montecarlo”, dove i “The Trip” interpretano loro stessi. Una chicca per tutti i fan della band che rivista oggi sembra essere appena uscita da un raduno hippie, per la serie peace and love e allacciatevi le cinture per un viaggio psichedelico a suon di rock.

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