Uomo morto in marcia

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Per ironia della sorte, la prima esecuzione federale negli USA da 17 anni (c’era una moratoria dal 2003), è quella di un suprematista bianco e non di un nero. Daniel Lewis Lee è stato ucciso con un’iniezione letale nel penitenziario di Terre Haute, in Indiana.

60’000 abitanti, circa come Lugano, Terre Haute è adagiata sulle rive del Wabash, che prende nome dalle tribù di Wea e Pinkashaw che abitavano la zona. In estate, il clima dell’Indiana è torrido, e Lewis deve aver patito il caldo prima di intraprendere la marcia che dalla cella lo ha portato alla camera della morte.

Lee è stato condannato in Arkansas per le uccisioni nel 1996 del trafficante di armi William Mueller, sua moglie Nancy e sua figlia di otto anni.

Nonostante tutto, Earlene Peterson, la madre di Nancy, oggi 81enne, ha dichiarato:

“Sì, Daniel Lee ha danneggiato la mia vita, ma non riesco a credere che togliergli la sua cambierà nulla di tutto ciò”.

Un punto di vista triste ma maturo, frutto di un profondo lavoro su se stessi, che ci deve ricordare quanto sia inutile una vendetta.

Dopo le revisioni che sono durate anni e che hanno portato alla sospensione delle sentenze, il pentobarbital, un barbiturico ad azione rapida, è scivolato nelle vene di Daniel Lewis Lee. Usato come anestetico e sonnifero, il pentobarbital viene utilizzato appunto anche per l’eutanasia umana. Anche le associazioni svizzere Dignitas ed Exit ne fanno uso per garantire una serena morte ai loro assistiti.

Perché se condanni a morte qualcuno, non vuoi mica che stia lì a sbavare e sbattere sul lettino per mezz’ora, vuoi che se ne vada dolcemente. E dietro a Lee, senza volerlo scusare, scopriamo la classica infanzia di abusi e trascuratezza. L’indole violenta che cresce nel tempo, dalle risse giovanili fino alla complicità, a soli diciassette anni, in un omicidio che gli frutterà 5 anni di prigione.

Nel 1995, si avvicina al suprematismo, probabilmente in seguito a contatti nel carcere stesso. E si unisce all’APR (Repubblica dei Popoli Ariani). Ha solo 22 anni quando avvengono i truci omicidi per il quale è stato condannato alla pena capitale.

L’11 gennaio Daniel Lewis Lee e il suo complice Chevie Kehoe arrivano a casa di William Frederick Mueller, un trafficante che possedeva una vasta collezione di armi, munizioni oltre a del denaro. Kehoe e suo padre avevano derubato Mueller già nel febbraio 1995 e Kehoe si aspettava di trovare proprietà preziose nella casa. Vestiti con indumenti antisommossa della polizia, i due uomini cercano di entrare nella casa dei Mueller, ma la famiglia non era a casa. Al ritorno dei Mueller, Lee e Kehoe aggrediscono e rendono inoffensivo Mueller e sua moglie Nancy Ann, interrogano quindi la figlia di 8 anni Sarah, su dove possono trovare denaro, armi e munizioni. Dopo aver trovato 50’000 dollari in contanti, pistole e munizioni, sparano a ciascuna delle tre vittime con una taser. Quindi mettono dei sacchetti di plastica sulla testa delle vittime che sigillano con del nastro adesivo, soffocandole a morte. Portarono poi i corpi col veicolo di Kehoe nelle paludi del fiume Illinois appesantendoli con delle pietre per farli affondare. I corpi saranno ritrovati a fine giugno dello stesso anno nel lago Dardanelle.

Nella foto a sinistra, Daniel Lewis Lee, a destra Chevie Kehoe

La cosa che a noi europei risulta incomprensibile, anche se i delitti di Lee sono orrendi, è come un condannato a morte possa attendere 21 anni perché la pena venga eseguita. La legge perversa, tra moratorie, appelli e controappelli, dilata a dismisura queste condanne a morte, rendendole di fatto una tortura spalmata su decine di anni.

Daniel Lewis Lee è morto il 14 luglio 2020 anche se si dichiarava innocente. Nel 1996, quando Daniel commetteva i suoi delitti, usciva nelle sale un film magistrale di Tim Robbins, recitato con sensibilità e tribolazione da Sean Penn e Susan Sarandon: “Dead man walking”, la storia di un condannato a morte e del suo delitto. Tragica la scena della “crocifissione” sulla branda dell’iniezione letale. Un film che mette in dubbio tutto, innocenti e colpevoli, perché come dice prima di morire Matthew, interpretato da Penn : “…spero che la mia morte vi dia sollievo, anche se credo che uccidere sia sbagliato, che si tratti di me, di voi o del nostro governo…”

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