Zitta che in fondo ti piace

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Pare che negli ultimi anni, fra le giovani donne occidentali si sia diffuso un simpatico passatempo: farsi stuprare da amici o anche da sconosciuti. Almeno, questo è quanto emerge da un’indagine di Istat del 2019, secondo cui per un totale del 78,3% degli italiani, uomini e donne, la colpa di uno stupro è da addebitare alla donna: perché in fondo lo vuole, perché “se l’è cercata”, perché era ubriaca o drogata. E se non sei zozza, ubriaca o vestita in modo provocante, o sei una bugiarda, o semplicemente, sei poco seria. È palese: abbiamo un problema. 

In sostanza, l’idea che lo stupro sia da addebitare allo stupratore e non alla vittima non passa per la testa praticamente di nessuno. È la degradante fotografia di una società in cui il patriarcato e il maschilismo sono tumori ormai totalmente metastatizzati, che avvelenano il giudizio e la capacità di percepire la realtà delle cose. 

Parlavamo qualche settimana fa degli imbecilli che a Udine se ne andavano in giro con la maglietta “Centro Stupri” prenotando anche il tavolo al locale sotto il medesimo nome.

E oggi, a dare una dimostrazione di come la narrazione della violenza sessuale sia totalmente avvelenata, a volte anche consapevolmente, arriva il vergognoso titolo del portale RiminiToday, uno dei tanti che campano con i click sui banner pubblicitari e dunque ricorrono a titoloni acchiappaclick, come quello di ieri:

“Ubriache fradicie al party in spiaggia, due 15enni violentate dall’amichetto”

Fermiamoci un attimo ad analizzare quanto un titolo del genere, e alcuni passaggi dell’articolo,  siano lo specchio di quella visione radicata di cui si parlava prima.

L’esordio è di quelli che non lasciano spazio a dubbi: “Ubriache” e per giunta “fradicie”. È già evidente il giudizio di parziale colpevolezza per le due ragazzine, che non solo si sono date all’alcool, ma ci hanno dato dentro di brutto. E già qua eccoti accontentato il 15% dei lettori che pensa che se sei ubriaca è colpa tua, per giunta eri anche ad “un party”, chissà che razza di orgia era, probabilmente una specie di rave o droga party, suona simile, no?

Il colpo di genio, si fa per dire, arriva con quel grazioso appellativo dato allo stupratore (perché tale è anche se ha 16 anni): “l’amichetto”. Povero, una stellina di ragazzo, un compagno di giochi, di quelli che le mamme ti invitano a casa per la merenda con le loro figliolette mentre bevono il thè con la sua mamma. Non uno stupratore, non un violentatore, solo  un innocente amichetto, di cui peraltro come si legge nell’articolo, una delle due era “pare invaghita”: ECCO, LO SAPEVAMO! Non solo era ubriaca, ma era pure innamorata di lui, quindi, diciamolo pure, non è che non lo volesse, anzi, magari le è pure piaciuto: un totale del 55% dei lettori vedrà dunque appoggiate le proprie convinzioni. Mettiamoci anche che, insomma, due ragazzine che vanno in spiaggia a ubriacarsi con i maschi probabilmente sono anche delle poco di buono, perché, come dice il 6,2% del campione, alle donne serie non succede di essere stuprate e il click è assicurato. E fortuna, si fa per dire, che c’era del sangue sui loro indumenti intimi, altrimenti ci sarebbe anche stato quel 10,3% di possibilità che si fossero inventate tutto, magari per infamare “l’amichetto”.

Una schifezza del genere, che si ritrova ormai ovunque sul web,  non fa altro che dare in pasto alla folla sbavante quello che si aspetta di sentirsi dire: che lo stupro, in fondo, non è poi così grave, che è quasi una ragazzata, una goliardia fra amici, che in fondo alle donne un po’ piace, tanto che se lo vanno anche a cercare, basta vedere le migliaia di video sui principali portali pornografici, frequentati ovviamente anche dai ragazzini senza alcun controllo,  in cui la “storia” prevede che l’uomo prenda la donna con la forza e lei alla fine ci sta e se la gode pure. Poco importa che si tratti solo di attori e di una storia preconfezionata: il messaggio che passa è sempre quello, stuprala che tanto le piace. Ed è vera una cosa: si, ci sono donne che hanno fra le loro fantasie sessuali quella di essere “prese” con violenza, ma si tratta sempre e comunque di situazioni di “finzione” vissute in modo consapevole e consenziente all’interno del gioco erotico. Non implica, insomma, che a una donna con queste fantasie, legittime e libere, piaccia essere stuprata davvero per strada.

E a pochi, pochissimi viene in mente di alzarsi e dire NO, che se ti stuprano non è colpa tua, della tua minigonna o dell’alcool ma del tuo stupratore, che infilare l’uccello da qualche parte senza permesso non è una goliardata ma una violenza, che approfittare dello stato di incoscienza di una donna non è “uno scherzo fra amici” ma una vigliaccata merdosa. Peggio, c’è chi tace e annuisce, magari con una risatina, perchè la cultura del maschio dominante impone di non uscire dal branco, di allinearsi, di non mostrare debolezza né empatia verso le donne.

È, come dicevo prima, la definitiva metastasi del cancro del sessismo e del machismo, secondo cui l’unico ruolo possibile per una donna è quello di casalinga, magari ignorante, madre amorevole e moglie fedele del marito che magari la cornifica, a volte anche con minorenni perché ha il vizietto o con i transessuali perché è fantasioso. 

Come se ne esce? L’abbiamo detto più volte, e non ci stanchiamo di ripeterlo: prima di tutto con una svolta culturale che parta prima di tutto dalla ribellione esplicita a questa narrazione tossica e compiacente della violenza, senza ammiccamenti e gomitatine compiacenti, senza minimizzare sdoganando tutto a “ragazzate”, senza lasciarne passare una che sia una. Una svolta in cui sia chiaro ed esplicito che una donna è libera di vestirsi come le pare e che sta all’uomo tenere l’aggeggio nei pantaloni, che una ragazza ubriaca si porta all’ospedale e non si stupra, che non ci sono playboy da una parte e zoccole dall’altra, ma semplicemente uomini e donne che vivono il sesso liberamente allo stesso modo.  E poi, l’educazione al linguaggio, perchè, è inutile nasconderci dietro un dito, l’abbiamo fatto tutti: un uomo antipatico è uno stronzo, una donna antipatica è una troia. Dovremmo, semplicemente, iniziare tutti a prestare attenzione alle parole che usiamo, insegnando anche ai nostri figli che, ad esempio, “spero ti stuprino”, per dirne una molto diffusa sul web,  non è una scherzosa minaccia ma l’augurio di una tremenda violenza. E soprattutto, va inculcato, sì, anche a forza, un concetto chiarissimo: si fa sesso solo se l’altra persona ti dà il suo consenso esplicito e soprattutto consapevole e in piena coscienza, e che, infine, NO vuol dire solo una cosa: NO. 

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