Appunti di viaggio dall’Asia – capitolo due

Di

Michele Strozzi, classe 1969, ex titolare di una storica libreria di Biasca, turista per caso e ciclista improvvisato, alla fine del 1992 parte per l’India, senza avere un itinerario preciso. Non alla ricerca dello Shangri-La, ma di sicuro alla scoperta di luoghi e paesaggi mozzafiato. Questo è parte del resoconto di quel viaggio e delle emozioni che hanno accompagnato il nostro instancabile viaggiatore.

Verso le montagne del Karakorum

All’ambasciata cinese ci viene rilasciato il visto nel giro di 24 ore, niente da dire, tutto liscio. All’ufficio centrale della posta il mio compagno d’avventura riceve una lettera dalla Francia. La sua amica lo invita a tornare a casa. A fine 1992 avevano deciso di prendersi una pausa di riflessione e uno era partito per l’India, l’altro per l’America del Sud. Romuald, senza pensarci più di tanto, decide di tornare in Francia dalla sua compagna. Questa sua decisione cambierà il mio viaggio. Come lo aveva cambiato quando ci siamo conosciuti a marzo nel Sikkim. Io infatti viaggiavo con i mezzi pubblici e non avevo mai preso in considerazione l’idea di viaggiare in bici!

È stato Romuald ad iniziarmi alla bicicletta. La mia avventura su due ruote ha avuto inizio ad aprile, a Kathmandu (dove ho acquistato la mia mountain bike). D’ora in poi non potrò più appoggiarmi al mio condottiero. D’ora in avanti dovrò fare leva unicamente sulle mie forze e sulla mia determinazione. Io e Peter non abbiamo legato, siamo incompatibili, la cosa è evidente. L’idea era comunque di ripartire assieme verso Nord e le montagne. Peter aspetta un pacco postale dalla Germania che tarda ad arrivare. Passiamo tutti i giorni all’ufficio postale. Quando finalmente arriva il pacco, si scopre che quel genio del suo amico ha omesso di scrivere il nome del destinatario.

L’indirizzo recita: “Poste Restante, GPO, Islamabad Pakistan”. Mi crolla il mito della precisione teutonica. Peter riconosce il pacco e il timbro postale ma gli impiegati pakistani sono irremovibili, non possono consegnare il pacco. Nel frattempo incontro l’autista inglese di Exodus, una compagnia che organizza viaggi in camion nei posti più disparati. Steve sta per partire verso la Karakorum Highway e il confine con la Cina e mi offre l’opportunità di viaggiare con lui verso Nord. Colgo l’occasione al volo e decido di partire lasciando Peter alle prese con gli impiegati delle poste. Ci accordiamo per incontrarci a Gilgit verso fine agosto.

Il camion è vuoto, i turisti sono tutti in Cina, dovrà raccoglierli al confine. Carichiamo la bicicletta e si parte verso le montagne del Karakorum. Gilgit si trova a circa cinquecento chilometri, nel mezzo della Hunza Valley a 1500 metri di altitudine. La valle è molto arida. Il viaggio durerà due giorni. 

Il primo giorno percorriamo circa trecento chilometri nella pianura del fiume Indus, ritrovo lo stesso corso d’acqua che ci aveva fatto compagnia in Ladakh un mese orsono. Qui il paesaggio è completamente diverso. In lontananza si vedono già le prime montagne. Ceniamo in un ristorante per camionisti al bordo della strada principale per poi tornare sul camion a dormire.

Dal secondo giorno la strada inizia a salire e il paesaggio, per certi versi, assomiglia al Ladakh. La vegetazione è ridotta al minimo, solo qualche oasi verde nei pressi dei corsi d’acqua. Anche la strada è simile allo standard del Ladakh, si procede a rilento. Velocità media trentacinque chilometri all’ora. Verso sera ci blocchiamo, un camion in avaria ostruisce il passaggio. Un paio di ore dopo si può ripartire. Poco dopo ci fermiamo per la notte in una stamberga da quattro soldi. Proseguire con il buio non è consigliabile, la strada, la KKH, nasconde parecchie insidie.

Steve parcheggia proprio dinanzi alla guest house pensando di essere al sicuro da eventuali furti. Non sarà così perché al mattino constateremo che ignoti si sono intrufolati nel camion sollevando il telone. Poco male mi hanno rubato solo qualche audio-cassetta. Secondo i racconti di altri viaggiatori incontrati ad Islamabad la zona è nota per essere terra di ladruncoli e teppistelli. Anche la Lonely Planet riporta di turisti in bici presi a sassate lungo questo tratto della KKH.

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