Armi U.S.A. e getta

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Durante la pandemia si è raggiunto il livello record di vendite di armi negli Stati Uniti. E mentre il resto del mondo correva all’assalto di disinfettante e mascherine una e getta, gli americani invece si mettevano in fila per una 44 Magnum.

Armi e abbagli

3,7 milioni le armi vendute. Più di un milione in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se poi pensiamo che gli americani rappresentano circa il 4% della popolazione mondiale e possiedono circa la metà delle armi da fuoco globalmente disponibili, ci si chiede come mai, al posto di godersi questo periodo di vacche grasse, la National Rifle Association (Nra), la più potente lobby che difende il diritto di essere armati, è nella bufera per uno scandalo che l’ha colpita proprio in questi giorni. Pare infatti che alcuni funzionari abbiano scialacquato più di 64 milioni di dollari sull’arco di tre anni in spesucce varie, comprese le acconciature e il trucco per la moglie del loro direttore e leader storico, Wayne LaPierre.

L’NRA e i suoi personaggi

Due parole a favore di questa lobby però vanno spese, dato che è al servizio di tutti coloro che detengono delle armi da fuoco. È uno dei tre più influenti gruppi di pressione degli Stati Uniti, fedelissima a Donald Trump e che con i suoi cinque milioni di membri, è un jolly d’appoggio non scontato per una sua eventuale rielezione. D’altronde chi si assomiglia si piglia. Nel maggio del 2018 Pete Brownell lascia il suo posto di presidenza a Oliver “Ollie” North, ex tenente collonnello dei marines e protagonista dello scandalo Iran-Contras o Irangate, risalente a metà degli anni Ottanta, quando all’insaputa del Congresso, ma con il benestare informale della Casa Bianca, vendette armi e attrezzatura logistica all’Iran, malgrado il rigido embargo formale. North fu condannato come trafficante e ottenne l’amnistia da George Bush, all’epoca vice di Ronald Reagan, allorché diventò lui il presidente. Seguitissimo autore e commentatore stabile di Fox News si dimise nel 2018 per ottenere la presidenza dell’Nra. Perché per la destra americana, North, malgrado lo scandalo che lo aveva travolto è considerato tuttora un patriota esemplare e un grande eroe.

La lista della spesa

Ma direttori e presidenti dell’Nra a parte, proviamo a capire come mai negli Stati Uniti risulta essere così facile l’accesso a un oggetto tanto pericoloso. Perché fucili, pistole e munizioni vanno a ruba manco fossero caramelle? Negli USA la Costituzione considera come un diritto la possibilità per qualsiasi cittadino di possedere delle armi, a stabilirlo è il secondo emendamento. Quindi acquistare un’arma, visto che possederla è lecito, diventa un gioco da ragazzi, normale come possedere un qualsiasi oggetto e di conseguenza la vendita risulterà essere diffusa capillarmente anche lì dove la gente si reca spesso per fare acquisti. Quindi al supermercato. Nessuna meraviglia se nella lista della spesa degli americani, spesso, oltre allo sciroppo d’acero, il burro di arachidi e al bacon, si aggiunge una pistola o un paio di mitragliatrici. Vitamine o proiettili poco importa per la difesa, tutto fa brodo. Soprattutto in tempo di pandemia.

In fila per le armi

Al momento la gente ha molta paura e vuole decidere per conto suo” diceva un ragazzo a inizio pandemia, in fila davanti a un negozio d’armi in California, con altre cento persone e senza la distanza di sicurezza necessaria. Un’altra persona commentava: “È la sfiducia nei nostri politici che porta la gente a pensare che si dovrà difendere da sola contro la National Guard e poi si temono furti e incursioni nelle nostre case”. “Non è solo panico – dice una delle ultime clienti della giornata davanti agli scaffali ormai svuotati – è più la preoccupazione di essere adeguatamente preparata, io, la mia famiglia e gli amici. Meglio essere preparata e non averne bisogno finchè ne hai bisogno, che averne bisogno e non averla”. Sembrava scimmiottare uno dei tanti tweet di Trump “Non ne hai bisogno finché ne hai bisogno”, Trump lodato dalla Nra, per essere un sostenitore della vendita di armi.

Pistole, mascherine, disinfettanti e reati finanziari

Però, mentre la gente era presa dal panico, c’era chi se ne approffittava della situazione e grazie, si fa per dire, anche al coronavirus, si approppriava indebitamente, o meglio, rubava, come hanno fatto alcuni funzionari dell’Nra. La stessa potente lobby delle armi contro la quale la procuratrice generale di New York Letitia James ha avviato proprio in questi giorni, dopo 18 mesi di indagini, una causa legale per reati finanziari, accusando i vertici di aver sfruttato il gruppo a fini personali e aver dirottato milioni di dollari in spese per lussuosi viaggi personali, contratti fittizi per i propri soci e altre spese discutibili. Ad esempio i soldi sperperati per gli sfizi della moglie di Wayne LaPierre, il quale si è anche sottoscritto un contratto da 17 milioni di dollari.

Chi troppo vuole nulla stringe

Il confronto legale potrebbe durare anche anni e lascerà la Nra, 148 anni di vita e da sempre la più influente lobby di armi della nazione, a lottare per la sua già zoppicante sopravvivenza. In una nota della Procura di New York si legge: “È stata così potente che l’organizzazione è andata avanti per decenni senza controlli, mentre i suoi leader facevano finire nelle loro tasche milioni di dollari. La Nra si è macchiata di frodi e abusi ed è per questo che oggi cerchiamo di scioglierla, perché nessuna associazione è al di sopra della legge”, sostiene la procuratrice democratica. Trump ha ovviamente replicato subito, non chiedendo di fare chiarezza sulle ombre che la riguardano ma incoraggiando la Nra a spostare la sua sede in Texas, perché la sua sede principale è a Fairfax in Virginia ed è registrata come no profit a New York, dove gestisce grandissima parte delle transazioni finanziarie. Come a dire che, anche quando sei armato fino ai denti, la miglior difesa è la fuga.

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