Camerun, la foresta è salva?

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Gli ambientalisti ed animalisti cantano vittoria: il presidente camerunese Paul Biya ha deciso di sospendere i progetti del suo governo di permettere lo sfruttamento di oltre 130mila ettari della foresta di Ebo, un gioiello di biodiversità nonché l’habitat di gorilla e scimpanzé unici al mondo. 

È di due giorni fa la notizia riportata dalle associazioni che si battono per la difesa di questo territorio definito “un tesoro” per la sua fauna e la sua flora. Per salvare la foresta di Ebo, Greenpeace Africa si è unita ad altre organizzazioni mondiali no profit per tentare di fare cambiare rotta al governo del Camerun il quale, lo scorso 4 febbraio aveva suscitato lo sgomento della popolazione locale nonché degli scienziati ed ambientalisti di tutto il mondo, firmando un decreto che autorizzava lo sfruttamento di oltre 130mila ettari di foresta.

“La nostra campagna va avanti”

L’Associazione francese “Sauvons la forêt” (Salviamo la foresta) che ha lanciato una petizione per sospendere il progetto, raccogliendo quasi 120mila firme, saluta con soddisfazione la decisione del presidente Biya anche se chiama alla prudenza: “i piani di deforestazione potrebbero essere rilanciati in qualsiasi momento, quindi la nostra campagna di sostegno a favore della protezione della foresta di Ebo nonché dei diritti dei suoi abitanti va avanti!”.

Infatti la creazione di due gigantesche concessioni di sfruttamento forestale, decisa senza che la popolazione locale ne sia stata informata, avrebbe portato alla distruzione dei mezzi di sostenimento degli indigeni, ma anche di una biodiversità unica e dell’habitat di stupendi primati.

Scimpanzé unici al mondo

Stando alle associazioni ambientaliste che si stanno mobilitando per la sua salvaguardia, la foresta di Ebo è popolata da gruppi di gorilla che potrebbero formare la loro propria sottospecie. Ci vivono anche circa scimpanzé originari sia del Camerun che della Nigeria che sarebbero gli unici al mondo a sapere rompere le noci usando pietre e martelli di legno nonché a catturare termiti con l’ausilio di bastoni. In mezzo e attorno alla foresta di Ebo vivono, da più secoli, oltre 40 comunità di indigeni che appartengono al popolo Banen e che non ne minacciano l’integrità.  

Come detto quindi la decisione del presidente camerunese è una vittoria di tappa, ma non è detto che salvi definitivamente la preziosa foresta: “Corregge uno sbaglio disastroso, ma si tratta ormai di proteggere questo territorio in modo permanente” precisa Mathias Rittgerott, incaricato della campagna di salvataggio lanciata da “Sauvons la forêt” in un comunicato. “Seguiremo quindi con molta attenzione gli sviluppi futuri per quanto riguarda l’effettiva protezione della foresta di Ebo e i diritti degli autoctoni”.

Importanza spirituale

Quest’ultimi, generazione dopo generazione, vivono dei prodotti della pesca, della caccia, della raccolta di piante alimentari e medicinali e praticano l’agricoltura su piccola scala. Per loro la foresta rivesta un’importanza spirituale per i riti tradizionali e vi si possono trovare numerosi siti funerari. 

Lo sfruttamento forestale, se dovesse avverarsi, causerebbe danni ecologici, climatici e sociali devastanti e costituirebbe la prima tappa verso la distruzione su larga scala di ecosistemi, permettendo quindi a bracconieri, coloni e speculatori fondiari di invadere il territorio violato. Gli abitanti perderebbero così i loro mezzi di sostentamento e rischierebbero di essere esposti a nuove malattie.

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