Cassis a Minsk, altra ipocrisia

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Il consigliere federale agli Esteri Ignazio Cassis, il nostro rappresentante, quello che in pieno periodo Covid aveva portato in Ticino due respiratori in omaggio dopo un mese di silenzio e assenza, inaugurava a febbraio la nuova ambasciata svizzera a Minsk.

Un altro esempio di ipocrisia elvetica all’ennesima potenza. All’inaugurazione, le dichiarazioni fatte dal Consiglio federale avevano questo tenore:

“Negli ultimi 3-4 anni sono stati fatti passi avanti: gli oppositori non vengono più incarcerati; si è aperto un dialogo costruttivo con le Organizzazioni per i diritti umani. Sarà certo necessario del tempo, ma noi, come Svizzera, forniremo supporto in questa direzione”

Sappiamo poi tutti quello che è successo: elezioni taroccate, manifestazioni, incarcerazioni, pestaggi. A rispondere oggi indirettamente all’”ingenuità” elvetica, un post delle italiche Sardine, che descrivono le proteste oceaniche avvenute in Bielorussia in seguito ai sospetti più che fondati di brogli elettorali:

“Ci sono foto destinate a rimanere nella storia.
Corpi che decidono di ribellarsi.
E menti che scelgono di non farsi scegliere.

Nonostante le percosse, nonostante 6.700 persone arrestate, 250 “ribelli” finiti in ospedale e 2 morti, oggi i cittadini della Bielorussia hanno regalato al mondo intero una cartolina di speranza, democrazia e verità, dopo 26 anni di dittatura. I 250.000 corpi liberi di Minsk e quelli della altre città della Bielorussia hanno sbugiardato una volta per tutte le menzogne di Lukashenko, e probabilmente hanno messo una pietra tombale sul suo regime.

Forse non sapremo mai se è stato un bravo governante, e neanche se davvero era ben voluto dal suo popolo. Ma ora sappiamo con certezza che le ultime elezioni sono state una farsa. E questa è una colpa sufficientemente grave per chiederne le dimissioni e tornare a votare.

La testimonianza di questo quarto giorno è una giovane ragazza di Minsk che si è presentata alla manifestazione con un cartello. Sul cartello c’era scritto:

“Se pensate che il sesso sia la cosa più bella del mondo, non sapete cosa si provi a partecipare a libere elezioni”

Più chiaro di così..”.

Se questo è quello che intendono il nostro governo e il ministro liberale Cassis per passi in avanti, sarebbe forse meglio fare dei passi indietro. La situazione al’Est, con Bielorussia e Russia legate a doppio filo ma antagoniste per via delle personalità autoritarie dei due leader Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, corrono su un filo doppio: da una parte i comuni interessi territoriali ed economici, dall’altra il sovranismo imperante che mantiene in piedi queste strutture.

Ciò che accomuna il destino delle due nazioni è quello a cui assistiamo con la lenta erosione dei diritti democratici. Strutture autoritarie e pseudomonarchiche, con leader a vita, vidimate da un sostegno democratico che quando non è pilotato da media ormai asserviti e controllati dal potere, è spesso e volentieri circuito con brogli elettorali che alla maniera bulgara, danno ai leader un consenso plebiscitario fittizio e improbabile.

Il nostro Consiglio federale e l’ala borghese del Paese (UDC in primis), esprimono per l’ennesima volta la propria ipocrisia, pronti a sventolare da una parte la neutralità elvetica e dall’altra ad autenticare regimi che violano crassamente i diritti umani per puro tornaconto. Lo stesso ex ambasciatore bielorusso in Svizzera, che parteggia per i manifestanti antiregime, ha dichiarato ai microfoni di Swissinfo:

“Provo vergogna davanti ai miei amici e colleghi svizzeri che negli ultimi quattro anni ho inserito nelle nostre relazioni bielorusso-svizzere, che hanno contribuito a sviluppare questi rapporti in molti modi. Ora queste relazioni sono state rovinate”(…) (leggi qui sotto)

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Provo-vergogna-13324335.html

Il mea culpa del diplomatico è soprattutto in relazione alle repressioni di regime nei confronti dei manifestanti, che la Svizzera e il ministro Cassis si sono ben guardati dal condannare. Ora il regime di Lukashenko traballa, in seguito alle manifestazioni delle opposizioni che la dura repressione non è riuscita a sedare.

È normale questo agire? Forse si, o forse è nostro diritto denunciare queste porcheria, perché i cittadini sappiano e perché la parte buona della nostra nazione si possa dissociare da queste tragiche abitudini, legate puramente al tornaconto e che fanno strame dei diritti di altri cittadini meno fortunati di noi.

E l’opportunistica adesione a una sinistra internazionale da parte di Lukashenko non tragga in inganno, l’opportunismo ha molti colori e in questo caso, il leader bielorusso non fa che usare e infangare una bandiera rossa che ormai vive di vergogna in vergogna l’uso infimo che ne viene fatto.

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