Donald, let’s tweet again

Di

Non è il leitmotiv di Chubby Checker in voga agli inizi degli anni Sessanta, ma il tormentone che ha accompagnato l’intero mandato di quel mattacchione del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Una vita apparentemente spensierata, fatta di castelli in aria, di orchi feroci e magici incanti. Giornate annoiate che si inseguivano pigre, all’insegna del divertimento, dell’effimero e della goliardia. Tanto l’economia tirava. Ma ora che gli anni si fanno sentire e l’orologio accorcia le ore, soprattutto quelle che mancano alla scadenza del suo mandato, come d’incanto anche i dubbi del presidente miliardario affiorano e quasi per miracolo si esplicitano. “Avrò forse esagerato con qualche tweet?”

Quel che resta

Viviamo nell’era di twitter, del cellulare sempre sull’uomo, della risposta sempre pronta, sempre connessi a qualcosa di più grande di noi, una realtà parallela nella quale a volte è facile inciampare. Digiti, non rifletti e invii, ma poi devi fare i conti con quel che resta dopo una notte da leoni, tiri le somme e ti accorgi che forse hai esagerato un po’, ma non puoi più rimediare perché quel che hai twittato è lì che ti guarda. E se non sei stato accorto e lucido, una volta fatto non c’è più modo di rimediare o di trovare una via di scampo. Il segno indelebile del tuo rabbioso cinguettio rimarrà in rete. Così se sei un comune mortale, nella peggiore delle ipotesi finirai per tirarti addosso le ire funeste di qualche amico e parente. Ma se sei Lui, The Orange Man, potresti perfino innescare una crisi a livello internazionale, elargendo embarghi a destra e a manca ma soprattutto potrai mandare all’aria l’operato diplomatico dei tuoi predecessori.

La voglia matta

Ma del resto che cosa ci possiamo fare? Quell’arrogante testa matta di un Trump ce l’ha proprio innata questa sua voglia di fare e disfare e allora, se l’intelligenza non l’aiuta, come sembrerebbe proprio il caso, il rischio è che diventino davvero degli attimi amari. Ora però, perfino lui, dopo aver trascorso metà del suo mandato a twittare come un uccellino disperato, in uno sprazzo di lucidità ha affermato che forse qualche volta ha esagerato e avrebbe dovuto riflettere un po’ di più prima cliccare “pubblica”. Estroso come solo lui sa essere, ha dato ovviamente tutta la colpa a twitter reo di aver scombinato le abitudini di un tempo, quando dopo aver scritto una lettera, magari ci si dormiva su e c’era la possibilità di riflettere anche sulle affermazioni più idiote e modificarle il giorno dopo. La lettera, resasi colpevole con la sua assenza, di aver fatto prendere molte cantonate al poco accorto ed impulsivo Donald.

La lettera, quell’oscuro oggetto del desiderio

Cosa c’è di meglio di una nostalgica penna e un banale foglio di carta, anche quadrettato, per scrivere e comunicare con gli altri, per mettere nero su bianco idee, emozioni o sentimenti e, a volte, anche dei chiarimenti. Ancora non molto tempo fa ti svegliavi la notte per modificarla e la mattina, dopo aver cambiato, tolto o aggiunto era pronta per essere infilata in una busta, portata alla posta, si proprio quelle che oggi si contano sulle dita di una mano. Si leccava il francobollo, lo si appiccicava in alto a destra e poi via la si infilava in una gialla buca delle lettere. Sì erano proprio bei tempi quelli delle lettere scritte a mano che ti permettevano di tornare sui tuoi passi e che ti lasciavano il tempo di meditare sulle cose dette, tra mille ripensamenti, magari arrivando perfino a stracciarla quella lettera. E invece oggi no, c’è twitter.

Udite udite

Donald, già scornato per il calo massiccio dei consensi a causa di una gestione miserevole della pandemia, per l’uscita del libro-verità della nipote, per i pronostici sulle elezioni americane a suo sfavore, lui che deve fare i conti con un’economia che sarà perfino più lenta di quella Europa, ha finalmente ammesso di avere esagerato con qualche tweet. Una malinconica presa di coscienza del fatto che twitter è stata un’arma a doppio taglio. Ma sarà davvero tutta farina del suo sacco? Sembrerebbe addirittura troppo riflessiva come affermazione e non gli si addice per niente, abituati a vederlo sparar castronerie a più non posso. Lui ammette l’errore e noi tutti lì a chiederci cosa gli stia succedendo. Nulla, anche gli idioti ogni tanto si accorgono di esserlo. Forse però è un po’ tardi, visto che la nazione è ormai allo sbandoo, l’economia a terra, la sua rielezione una chimera. Quattro anni fa probabilmente si è pensato: chi più di un miliardario sa fare soldi? Un po’ come affermare: chi più di un ladro sa rubare? E Trump faceva bene entrambe le cose, quindi… eleggiamolo! Ora però, ogni cosa gli si è rivoltata contro, perfino la sua sfrontata e continua produzione di editti via twitter.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!