Fontana, eccolo reo… (con)fesso

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“Ma se avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto … forse farei lo stesso. Mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso”. Così “L’avvelenata” di Guccini. Forse farei lo stesso anzi, senza forse, farei esattamente tutto nello stesso identico modo. Continuano a ripetere ai piani alti della Regione Lombardia, parlando dell’emergenza Covid. Il presidente Attilio Fontana e il suo assessore alla sanità Giulio Gallera lo ripetono ormai da mesi. Più bravi di loro non ce n’è.

Ve le ricordate le conferenze stampa nelle quali apparivano sempre in coppia? Fontana a sinistra e Gallera a destra come novelli Cip e Ciop? Tornando alla canzone di Francesco Guccini rimane da definire bene quel “sono nato fesso”, sebbene il gradino più alto del podio spetti senz’ombra di dubbio all’Assessore Gallera (alias Ciop). Come potremmo pensare altrimenti riandando alle sue esilaranti spiegazioni dell’indice di velocità di contagio del Covid? R0 (Erre con zero) o il ringraziamento alle cliniche private “per aver aperto le loro stanze di lusso ai pazienti ordinari”.

No, non è una battuta bensì una dichiarazione ufficialeTradotto dal gallerese suona all’incirca così: “Cari cittadini lombardi, cosa volete di più? Vi siete ammalati (e siete morti) molto di più che nelle altre regioni d’Italia anche e forse soprattutto a causa della dismissione che in oltre vent’anni abbiamo operato sulla sanità pubblica, anzitutto quella territoriale, ma volete mettere gli immensi benefici in caso di emergenza? Quando mai vi sarebbe capitato di approfittare di camere e vitto di un ospedale di lusso solitamente riservato ai soli ricchi?

Vuoi mettere un bello spaghetto allo scoglio nei confronti di una pasta scotta e magari in bianco? Ah, come dici? Sei intubato e non mangi spaghetti? Mai contenti ‘sti lombardi. Beh, poi ci sarebbero gli innumerevoli scandali che hanno accompagnato una miriade di uomini politici regionali (tutti di destra) per tangenti e scambio di favori con i patron della sanità privata: ma questa è un’altra storia o meglio, un altro capitolo della stessa identica storia. Una di quelle barzellette che non passano mai di moda e che ogni volta ti fanno sganasciare dalle risate fino al punto di avere i crampi allo stomaco dal ridere.

Chi non è nato fesso ma forse un po’ più birichino degli altri pare invece sia Attilio Fontana (in arte Cip). I fatti. Ad aprile la Regione Lombardia acquista dalla ditta Dama di Varese 75.000 camici sanitari per un totale di oltre mezzo milione di euro. La Dama è di proprietà di Andrea Dini, cognato di Fontana mentre la moglie dello stesso Fontana detiene il 10% dell’azienda. Un servizio di Report, la testata d’inchiesta giornalistica di Rai Tre, fa diventare di dominio pubblico la questione.

Tra i reati ipotizzati dalla magistratura anche quello per frode in pubbliche forniture. E secondo gli accertamenti delle indagini il governatore avrebbe tentato di “tamponare” l’inghippo, convincendo il cognato a cambiare il contratto di fornitura in una donazione. Vi immaginate la faccia del povero Dini quando si è visto decurtare il suo bilancio di ben 500’000 euro? Ma, niente paura, perché a quel punto super-Fontana, o Fontanìk, decide diabolicamente di eseguire da un suo conto all’UBS di Lugano un bonifico “di risarcimento” di 250.000 euro alla stessa Dama.

Da quel bonifico si scopre però che Fontana nel 2015 ha aderito allo scudo fiscale per far emergere il patrimonio ereditato dalla madre, prima nascosto nei soliti paradisi fiscali e poi alla morte della donna trasferito in Svizzera. Conti in Svizzera su cui l’Attilio ha più di 5 milioni di euro. Soldi che prima di arrivare nella Confederazione sostano dalle Bahamas utilizzando, dice al quotidiano “La Repubblica” il tributarista Sebastiano Stufano, “una società commerciale fantasma creata col solo scopo di evitare di pagare, sul conto svizzero, l’“euro-ritenuta”, l’imposta al 15 per cento sui capitali degli italiani detenuti nelle banche elvetiche”.

Insomma, il gioco delle tre carte con il quale confondere o peggio gabbare il fisco italiano. Un giochetto del quale Fontana non poteva non essere a conoscenza visto che il presidente della Regione Lombardia è sempre stato il fiduciario di quei conti di famiglia e perché chi ha la procura di un conto, deve andare personalmente a depositare la firma in banca”.

L’Attilio, nel 2006, l’anno dopo essere stato eletto sindaco di Varese, omise di pubblicare il suo stato patrimoniale, come da legge, che avrebbe svelato la presenza di quel patrimonio, preferendo subire una sanzione nel 2017 dall’autorità anticorruzione per omessa comunicazione, piuttosto che far sapere al mondo. Mondo che ora invece sa quanto tutta questa faccenda si regga in piedi malamente su di un copione da commedia di serie zeta: “I camici te li compro, anzi no è meglio che me li regali. Si però prima te li risarcisco.”

Tutta questa storia di camici si tesseva, è bene ricordarlo, mentre i cittadini lombardi erano sotto scacco per un’emergenza sanitaria senza confronti, con la pandemia che ha visto mietere più vittime di altrove. E, al di là dei risultati a cui giungerà l’indagine, è davvero il caso che un evasore fiscale, uno che fa di tutto per non pagare le tasse dovute sia a capo della cosa pubblica in una regione con oltre 11 milioni di abitanti e con un Pil da far invidia a molti Stati?

Da parte sua il carrozzone leghista ha subito attaccato Report e la magistratura accusata di giustizia a orologeria. Ma per tornare all’adagio dell’inizio possiamo sicuramente dire che Fontana non è nato fesso e che non fa cose da fesso. Certo è che oggi gli tornerebbe proprio comodo quell’atteggiamento un po’ assente perfetto per potersi presentare ai media con quell’aria svagata, di uno che capisce sì, ma non troppo, che passava di lì per caso, per intenderci l’aria a cui ci ha abituati l’assessore Gallera. Proprio così, anche se – bisogna amaramente ammetterlo – nessuno si merita governanti come loro, neppure chi li ha votati.

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