I guerrieri della notte

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Dai, ragazzi, è impossibile farsi un’estate senza riguardarsi “I Guerrieri della notte”. Raramente un film a così basso budget ha sfondato non solo il muro dei botteghini, ma è anche diventato un cult di genere.


Diretto da Walter Hill e uscito nel 1979, con un budget di 360’000 dollari, ne fece guadagnare ai produttori 22 milioni.

L’epopea dei Warriors, come un’odissea omerica, mantiene ancora oggi a 41 anni di distanza una potenza e una forza crepuscolari che lasciano allibiti. Sia i personaggi che le comparse (spesso prese veramente dalle gang di strada), riescono a evocare un’atmosfera ansiogena e tesa.


Condividere la corsa dei Warriors per la salvezza, accusati ingiustamente dell’omicidio del capo dei Riffs, Cyrus, diventa impellente quasi come bere una bibita ghiacciata dopo una corsa estiva. Cyrus, leader carismatico che aveva radunato delegazioni di tutte le bande di New York per indire una tregua, viene infatti assassinato dal capo dei Rogues, Luther, che accusa i Guerrieri. Costoro dovranno aprirsi la strada attraversando una New York ostile, dove ogni membro delle altre gang li vuole morti.


C’è un’epica di fondo in un film che non è solo un affresco abbastanza fedele di una realtà malavitosa anni ’70. Swan, capo della delegazione dei Guerrieri, conduce il manipolo dei suoi con fede, coraggio e grande spirito di corpo. I Guerrieri, che potrebbero nascondersi abbandonando i loro colori non lo fanno, preferendo rischiare la vita piuttosto che il disonore. I giubbotti marroni di pelle dei Guerrieri diventano simboli, con la decalcomania del logo e il richiamo ai nativi americani, difficile non vederci l’emarginazione dei popoli amerindi, cacciati e vessati da tutti.

Il libro da cui è tratto il film, “The warriors”, di Sol Yurick, è infatti ispirato all’Anabasi di Senofonte, l’epopea dei mercenari greci che attraversano la Persia per tornare a casa.


Ecco allora che la dignità, il coraggio e l’onore, nonché l’amore per la tribù, assumono un significato più profondo e storico, affondando le radici nei carmi greci agli eroi, nella letteratura delle sfide mitologiche elleniche. Quella dei Guerrieri non è solo una fuga, ma una dannata odissea tra i figli di puttana delle altre gang che vogliono bere il sangue dei traditori.


L’astuzia e la determinazione dei Guerrieri, permettono loro di arrivare a destinazione, dove Swan affronterà Luther uccidendolo e ridando, ripristinando la verità, dignità alla sua gang. Leggendaria la scena in cui Luther, capo dei Rogues, a bordo di una Cadillac che pattuglia il quartiere, sbatte tra di loro tre bottigliette deridendoli e chiamandoli alla battaglia: “guerrieri…giochiamo a fare la guerra?”. L’annuncio ripetuto e ossessivo, è entrato prepotente come un pugno nella storia del cinema, e ancora oggi crea un profondo disagio per l’antipatia che il capo dei Rogues riesce a creare nella sua infingarda recita.

Il film fu quasi tutto girato a New York in esterni, coinvolgendo i membri di alcune gang e assumendo dei piccoli criminali per fare la guardia alle attrezzature della troupe. La scelta, probabilmente dovuta al basso budget, finì per dare alla pellicola un realismo che si percepisce prepotentemente, anche nei chiaroscuri crepuscolari. Lapidaria la frase di Swan al ritorno a Coney Island: “Guarda che posto di merda, e abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci!”.

Ma Coney non è un posto di merda, è il posto dei Warriors, che grazie a questo film sono rimasti nei nostri cuori come graffiti postmoderni, nuovi eroi di cemento e catrame, figli di un degrado che solo allora si cominciava ad esternare. I Guerrieri sono una bandiera di ribellione, sono dei fuori casta e dei fuorilegge, ma hanno una loro etica tribale. Certo pensando alle gang di oggi, fanno quasi tenerezza, ma sono comunque dei guappi.

Chi non se lo riguarda è uno dei Rogues!

I guerrieri della notte, di Walter hill, 1979

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