Il buio oltre la siepe

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Lo dico soprattutto ai giovani, a quelli che come i miei figli, ritengono che il bianco e nero sia roba da preistoria, e quindi un film parte con un handicap solo perché non ha il colore.

Eppure “Il buio oltre la siepe”, film diretto da Robert Mulligan nel 1962 e tratto dal romanzo di Nelle Harper Lee, rimane uno dei più potenti manifesti su pellicola della dignità umana e dell’antirazzismo.

Bianco e nero, non solo una necessità stilistica ma due realtà contrapposte, che trovano però una gentile armonia nei due personaggi di Atticus Finch, un onesto avvocato liberal, interpretato da un incredibile Gregory Peck e l’accusato di stupro (nero) Brock Peters interpretato da Tom Robinson. Il film si incentra sul processo, ormai già predefinito a un nero nella cittadina di Mycomb in Alabama. Ad accusare Brock, è il feroce padre di Mayella, Bob Ewell, che poi si scoprirà essere il vero colpevole delle violenze alla figlia.

Atticus riuscirà a dimostrare l’infondatezza delle accuse, inutilmente, perché la giuria esprimerà comunque un verdetto di colpevolezza. Alla fina Brock cercherà di evadere e verrà ucciso. A raccontare la storia, è principalmente Scout, la figlia di Atticus, una bambina priva di pregiudizi e dal carattere volitivo. Nella piccola Scout, si sommano tutti i valori che sono più decisi e dolenti nel padre: il senso di giustizia, l’onesta e la rettitudine, ma anche il senso di diversità e ribellione, che si manifestano nelle salopette e nei capelli corti della bambina oltre che nel suo carattere.

Atticus Finch, interpretato magistralmente da un greve ma sereno Gregory Peck, incarna la faccia buona dell’America, magari non del tutto scevra da colpe o pregiudizi, ma disposta a guardarsi dentro e cambiare.

Finch, in questo film, non rappresenta solo un avvocato, ma anche e soprattutto un padre, che alleva amorevolmente i figli dopo la morte prematura della moglie. Lo fa con la collaborazione della tata di colore Calpurnia, una ruvida figura che seppur gregaria, è ben distinta dalla Mami di “Via col vento”.

In tutta la storia, c’è anche un altro personaggio, che rimane quasi sempre nascosto, è il ritardato mentale Boo, che abita vicino ai Finch nella “casa maledetta”. Sarà lui a salvare Scout e il fratello dall’aggressione di Bob Ewell, che vuole vendicarsi per essere stato smascherato. Boo è l’ulteriore prova del buon cuore di Scout, a cui si è affezionato.

“Il buio oltre la siepe” è una meravigliosa storia di emarginazione e bontà, racconta di quanto in fondo sia possibile vedere il “diverso” con occhi genuini e puliti di un bimbo. E Atticus, adulto, avvocato, passato da poco attraverso il dolore della vedovanza, riesce comunque a far trasparire quello sguardo fanciullesco tra le righe. Alla fine del processo, a cui anche Scout assiste, ascolteremo la celebre frase, detta da un vecchio nero: “Miss Louise, (il vero nome di Scout) si alzi, sta passando suo padre”. Con Atticus sta passando non solo un uomo, ma la rappresentazione di uno sguardo incredibilmente diverso verso l’altro. Una lezione che Atticus impartisce alla figlia : “impara a metterti nei panni degli altri”.

È impossibile citare tutti i momenti da pelle d’oca che ci colgono nello scorrere questa storia, scritta con magistrale sensibilità e trasposta con altrettanta grazia su celluloide, come quella del tentato linciaggio di Brock sventato da Scout.

“Il buio oltre la siepe” è un raro film che è un inno alla tolleranza e che parla più di comprensione che di compassione. La volontà di capire il motivo delle cose dei personaggi è potente e traspare in tutto il film.

Se il libro della Harper Lee vinse il Pulizer, il film andò oltre, guadagnandosi tre Oscar, tra i quali quello come miglior attore per Gregory Peck.

È vero, il film è in bianco e nero e così deve rimanere. Guardarlo non è solo un piacere, ma un atto civile di ribellione, quella ribellione lenta, gentile ma incredibilmente tenace anche se presagisce la sconfitta di Atticus Finch. Perché come fa dire ad Atticus Nelle Harper Lee nel suo libro:

“Il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan, 1962

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