Il re è nudo

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La fuga del re di Spagna mette a nudo un’istituzione del tutto anacronistica e fa esplodere il conflitto tra le forze politiche al governo al punto da riportare in auge l’ipotesi del referendum pro o contro la monarchia.

Hans Christian Andersen, favolista danese dell’800, nella sua fiaba “I vestiti dell’imperatore” raccontava di un re che era cosi permaloso e pieno di sé da cadere stupidamente nella trappola che due sarti imbroglioni gli tesero. I malandrini millantavano di saper preparare abiti con una stoffa talmente leggera e soffice che non ci si accorgeva neppure d’indossarla. Dopo giorni di misure e finte lavorazioni i due portarono al re il vestito inesistente. Il monarca sempre più borioso subito organizzò un corteo per sfoggiare la sua nuova mise: tutti i suoi sudditi si accorsero però che non portava alcun abito, ma nessuno ebbe il coraggio di dire la verità. Ci volle l’innocenza di un bambino per affermare gridando che “Il re non porta alcun vestito, il re è nudo!”.

Quanti re nudi nella storia ci è capitato di incontrare: pensateci un attimo e vi verranno in mente quel capo di Stato, quel politico, quel manager o amministratore delegato, il vostro capo ufficio. E tutti poco o per nulla consapevoli della loro goffaggine. Oggi però è il turno di un re “vero”, uno di quelli di sangue blu e con una, più o meno nobile, dinastia alle spalle, ma partendo da quella che pare una faccenda piuttosto normale quando si parla di monarchie: la fuga. La fuga ovvero scappare, pare proprio faccia parte del patrimonio genetico delle case regnanti europee. Quella parecchio precipitosa di Juan Carlos I° di Borbone, re emerito di Spagna, risale a pochi giorni fa, all’inizio di agosto. Una fuga che fa il paio con quella di quasi ottant’anni prima di Vittorio Emanuele III°, re d’Italia. Ma andiamo con ordine.

Era il 1947, quando il dittatore spagnolo Francisco Franco, dopo aver battuto nella Guerra civile (grazie all’intervento massiccio delle truppe e degli armamenti di Mussolini e Hitler, non dimentichiamolo), la Repubblica spagnola democraticamente scelta dai cittadini si proclama re. Nel 1975 il dittatore ormai prossimo alla fine nominò Juan Carlos suo successore. Sì, avete capito ben, Juan Carlos è stato nominato re da uno dei più feroci e longevi dittatori del ‘900. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, Juan Carlos pare sia stato d’aiuto nella transizione verso la democrazia. Contribuisce all’approvazione della nuova Costituzione (tuttora vigente) e si oppone al tentativo di colpo di stato che il colonnello Tejero tenta facendo irruzione nel parlamento con i suoi carapintadas nel 1981.

Poi però sembra proprio perdere ogni dignità. La figura di Juan Carlos si avvia verso un declino sempre più rapido e sfacciato: le ruberie a mani basse dalle casse dello Stato per mantenere le sue giovani amanti, le battute di caccia grossa in Africa, gli scandali finanziari, la corruzione diffusa nella famiglia reale (la figlia Cristina, sorella maggiore dell’attuale re, è accusata di aver sottratto denaro pubblico per le aziende del marito), fino a quando Juan Carlos arrivare ad abdicare in favore del figlio, salito al trono nel 2014 come Felipe VI°.

Il 4 agosto scorso però, il re emerito (l’aggettivo emerito sta per egregio, degno, illustre), scappa all’estero per sottrarsi alle inchieste che lo vedono indagato per evasione fiscale in Spagna e in Svizzera dai giudici che lo tallonano sulla sua ultima prodezza, ovvero la mega-tangente che ha ricevuto dall’Arabia Saudita per la sua mediazione volta a ottenere uno “sconto” dal consorzio spagnolo incaricato di costruire la ferrovia ad alta velocità tra la Mecca e Medina. Tangente che, e qui la farsa tocca il fondo e davvero non c’è nulla da aggiungere, l’ex re ultraottantenne avrebbe poi in gran parte girato ad un’amante nell’intento di riconquistarla.

Forse il parallelismo tra Vittorio Emanuele e Juan Carlos, a prima vista potrà sembrare un po’ forzato ma, entrambi, per tentare di salvare la monarchia (e i loro privilegi), abdicano a favore del figlio e soprattutto, a fronte delle responsabilità, tutti e due scappano in modo indecoroso come neanche i peggiori rubagalline.

La fuga di Jan Carlos ha diviso le forze politiche spagnole tra chi ancora sostiene l’istituzione monarchica e chi invece la vede del tutto compromessa e anacronistica. Il conflitto è forte anche all’interno delle forze del governo. Unitas Podemos e gli autonomisti catalani sono inviperiti con il partito Socialista che ha trattato in segreto con la casa reale l’allontanamento dell’ex re.

Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos nonché vice Premier del governo presieduto dal socialista Sanchez, ha subito affermato che “la fuga all’estero di Juan Carlos è un gesto indegno da parte di un capo di Stato, che il re emerito dovrebbe rispondere dei suoi comportamenti in Spagna davanti al suo popolo” e che “un governo democratico non può guardare dall’altra parte né, peggio, giustificare o salutare comportamenti che minano la dignità di un’istituzione come quella di capo di stato e che sono una frode alla giustizia”.

Dal canto suo, Irene Montero, ministra dell’Uguaglianza, ha ritenuto opportuno chiarire che il negoziato con la Casa Reale era stato portato avanti con i socialisti, e che “certo non è stata una decisione presa dal governo”. Da più parti si richiede a Felipe VI° di abdicare e di avviare immediatamente nel paese un dibattito su un referendum.

In questa situazione viene normale chiedersi perché il Psoe (Partito socialista spagnolo che esprime il primo ministro nell’attuale governo), come pare si accaduto, abbia negoziato in segreto con la casa reale l’espatrio del truffatore ed ex monarca. Ma soprattutto perché non chiede all’attuale re, Felipe VI° di abdicare? Perché la sinistra non valorizza immediatamente le spinte repubblicane della sua base?

La monarchia è un’istituzione inutile, anacronistica e soprattutto dannosa, non fosse altro perché ci abitua a pensare che qualcuno può ottenere una posizione non per meriti e voto popolare ma per diritto di discendenza. Nessuno si merita di aver come capo di stato un re neanche fosse serio e onesto, immaginiamoci se ladro e fellone. Credo invece che i partiti di sinistra spagnoli debbano senza indugi accogliere le indicazioni che provengono dal popolo, proprio perché oggi il re è più nudo che mai!

La copertina censurata del settimanale satirico "el jueves"

La copertina del 2014 della rivista satirica “El Jueves” che illustra Juan Carlos mentre abdica in favore del figlio Felipe VI° porgendogli una corona piena di escrementi: la rivista fu ritirata dalle edicole.

https://www.elimparcial.es/images/uploads/el_jueves_rey.jpg

Premonitrice copertina del 2013 della rivista satirica “El Jueves”: “Corinna1 è già passata, ora il re si scopa la giustizia”.

1Corinna Larsen, tedesca, ex amante di Juan Carlos

Juancar-è-di partire
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