Laurearsi a novant’anni

Di

Cosa ci mantiene giovani? C’è chi ne fa una questione di geni e chi invece di passioni. Perché senza dubbio le passioni allungano la vita. Nel caso di Giuseppe Paternò probabilmente valgono entrambe le cose dato che il 29 di luglio scorso si è laureato alla veneranda età di 96 anni.

Non è il più vecchio in assoluto, di ultranovantenni che un po’ in tutto il mondo hanno raggiunto la laurea in età avanzata ce n’è stato più d’uno, a riprova che non è mai troppo tardi per assecondare le proprie passioni, per rimettersi a studiare portandosi a casa il tanto agognato pezzo di carta.

Giuseppe, nato il 10 settembre del 1923, nel corso della sua esistenza ha vissuto il fascismo, la guerra, la liberazione, il dopoguerra, gli anni della democrazia e delle lotte sociali. Non essendo un figlio di papà dovrà, fin da subito, rimboccarsi le maniche e lavorare, prima come fattorino e poi in una birreria, però sempre cercando di studiare.

Ed è frequentando la scuola serale che, non senza dover fare grandi sacrifici, a 31 anni otterrà il diploma da geometra. Poi da lì sarà assunto in ferrovia dov’è rimasto fino alla pensione. Una storia come tante se non fosse che, nel 2017, Giuseppe Paternò alla vita da pensionato preferisce quella da studente iscrivendosi alla facoltà di Storia e Filosofia.

Nel frattempo ha superato tutti gli esami con una media del 29,8 concludendo il suo percorso di studi con una tesi sui luoghi storici della sua città, Palermo. Alla discussione della tesi, avvenuta nello stesso giorno in cui 14 anni prima era morta la moglie, c’erano i due figli e i vari nipoti dell’anziano neolaureato che ha già fatto sapere di voler proseguire negli studi con la laurea specialistica che potrebbe conseguire a 100 anni.

Ma perché proseguire negli studi? Secondo me per due ragioni. La prima è che non è mai troppo tardi. Proprio come il titolo della storica trasmissione della RAI in cui il maestro Alberto Manzi insegnava alle persone anziane a leggere e scrivere. La seconda invece è legata al desiderio d’impiegare in modo proficuo il proprio tempo, mantenendo così la mente attiva. E quale miglior espediente dell’arricchimento culturale per farlo?

Sono sempre di più le persone anziane che, invece di passare i pomeriggi e le serate a giocare a carte al bar, oppure, peggio, parcheggiati sul divano davanti alla televisione, una volta liberatisi dagli impegni di lavoro e di cura della propria famiglia, riprendono in mano i libri. Del resto l’educazione non è riservata solo ai giovani. Tutti ne dovrebbero poterne beneficiare, a dispetto dell’età. È indice del progresso della società in cui viviamo. A riprova che la tendenza è questa, c’è proprio il numero sempre maggiore di ultracinquantenni che come Giuseppe Paternò, ogni anno e in ogni parte del mondo, s’iscrivono all’università.