Malvaldi – Artusi, ancora un gran binomio

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Il binomio Malvaldi – Artusi funziona ancora. Un giallo che soddisfa molti palati

Pellegrino Artusi è un nome che, nel novero della storia cosiddetta minore, uno spazio speciale lo meriterebbe tutto. Perché non può più essere ricordato e celebrato solo in un ambito specifico, quello culinario. Lui è stato anche altro: scrittore, critico letterario, visionario. Tutte doti che l’hanno portato a scrivere un’opera per i tempi rivoluzionaria: «La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene», del 1’891.

Pellegrino Artusi negli ultimi anni è tornato ad una giustificata ribalta grazie allo scrittore toscano Marco Malvaldi, il giallista di casa Sellerio (ricercatore chimico di professione) che ha saputo inizialmente sbaragliare il campo con l’invenzione dei «vecchietti del Bar Lume» (7 i suoi romanzi con questi divertentissimi personaggi).

Nel 2011 Malvaldi, forse anche per liberarsi dall’ingombro mentale degli arzilli ottuagenari, si è cimentato in una nuova operazione. Ha scritto «Odore di chiuso», un giallo storico ma anche un pretesto per raccontare di Pellegrino Artusi, per celebrarlo nel centenario della sua morte. Ed è stato un bel successo.

Ora, vale a dire 9 anni dopo, ci riprova e ripresenta in una nuova avventura il gourmet ante litteram nato a Forlimpopoli nel 1820. Diciamolo subito: il romanzo, ancora edito dalla Sellerio, funziona alla grande.

Perché Malvaldi è un toscano dalla battuta pronta e dall’ ironia sagace. Perché la storia è ottimamente contestualizzata a livello storico e ben caratterizzata nei personaggi. Vale a dire nel manipolo di svariata indole e posizione sociale che si ritrova invitata ad una cena di gala in una splendida villa d’epoca. C’è il padrone di casa che vorrebbe mettere in produzione, e quindi in commercio, la carne in scatola (ed è una assoluta novità, storicamente provata!), c’è un banchiere che in questo progetto ha il suo senso, c’è chi vorrebbe far maritare la giovane figlia al ricco ma oggettivamente poco appetibile personaggio appena citato, chi mette a confronto pietanze provenienti da diverse parti del mondo (con un rappresentante dell’impero ottomano) e c’è il politico. Una bella varietà che toglie ai conversari un po’ di tranquillità. ma … ecco il colpo di scena, il morto. E’ il classico delitto da «camera chiusa» (chi è mai potuto entrare se la stanza era inaccessibile?) e nello stato confusionale della tensione non si riesce a venirne fuori. Per l’inchiesta viene chiamato una vecchia conoscenza dei lettori di Malvaldi, ed amico di Artusi: il delegato Saverio Maria Artistico (già presente in «Odore di chiuso»). Al suo solito il poliziotto per arrivare al colpevole, al «chi», non va subito al «perché» ma al «come». Una strategia che alla fin fine si rivelerà vincente.

«Il borghese Pellegrino» è un giallo che merita in special modo per i suoi risvolti storici, per come viene descritta la Belle époque. Qui Malvaldi rivela doti fino ad oggi nascoste perché attraverso certi piccoli dettagli, magari legati alla variegata platea dei presenti, la loro minuziosa rappresentazione, i loro tic, le loro espressioni e atteggiamenti, riesce a far vivere al lettore questo periodo così aperto verso il futuro. E non si tratta di un messaggio da poco, in special modo in momenti come il nostro. Non meraviglia il successo «lungo» del libro, la sua presenza per tante settimane nella classifica di vendite e la sua resistenza all’arrivo del ciclone Camilleri. Un’affermazione del tutto meritata.

«Il borghese Pellegrino», di Marco Malvaldi, 2020, ed. Sellerio, 2020, pag. 272, Euro: 14,00.

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