Non è vendetta ma giustizia

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Oggi su TIO, possiamo ascoltare la toccante e coraggiosa testimonianza della ticinese Tania Rosato. Una donna che ha subito, una quindicina di anni fa, una violenza carnale. Orribile il fatto in sé, e penosa l’ordalia del procedimento legale che è seguito alla denuncia. (vedi il video qui sotto)

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1454392/anni-tania-stupratore-rosato-vittima

Da più parti, cominciano a farsi insistenti, anche grazie ai movimenti femminili degli ultimi anni, richieste di pene più pesanti per i casi di abusi sessuali e violenza carnale. Già il 14 giugno dell’anno scorso, sfilando per i loro diritti, per una reale parità e per rivendicare il proprio posto nella società, mezzo milione di donne in Svizzera hanno scioperato e sfilato per le nostre città. (leggi qui sotto)

Queste donne, che non sono corpi estranei ma le nostre sorelle, madri, compagne, hanno diritto ad essere tutelate da una società che inspiegabilmente è molto permissiva e poco incisiva nei confronti di questi reati. Ne avevo parlato proprio qualche settimana fa, quando avevo notato che una pena per violenza carnale, era paragonabile a quella per una truffa legata a dei formaggi, si, lo so, fa ridere ma è la realtà (leggi qui sotto)

scrivevo in quell’articolo:

“…Come è possibile che un truffatore di formaggi, che in fondo di male non ne ha fatto granché, subisca la stessa pena di chi ha abusato di un’altra persona rovinandole la vita? Come è possibile, mettere sullo stesso piano qualche quintale di formaggio spacciato per Emmental con la carne violata di una diciassettenne?.

Io, come molti, penso che le pene per gli stupri e gli abusi, se accertati dalla legge siano troppo leggere, soprattutto a fronte di vite spezzate o distrutte, con turbe psichiche pesanti come macigni. Sono anche cosciente che le violenze non spariranno con pene più severe, ma darebbero magari un po’ più di pace a delle vittime che, dopo il coraggio enorme nel denunciare e nel sottoporsi a processo, si ritrovano spesso di fronte a sentenze risibili o perlomeno non proporzionate all’atto effettuato. La sensazione è di tradimento e amarezza. (…)”

Ed è qui il punto. Tania ha denunciato e per lei è stato orribile il fatto in sé, la paura e il terrore, isolata in un’auto col suo persecutore, ma orribile è anche stata la denuncia con gli interrogatori continui e reiterati (come testimonia lei stessa) che la costringevano a ricordare e a ripercorrere il suo calvario.

Almeno questo dobbiamo alle vittime, non la vendetta, che lascia solo l’amaro in bocca, ma la giustizia commisurata allo sforzo che ognuna di loro deve fare per poter uscire da queste orrende prove. Una pena giusta, più pesante di quelle attuali, più che un deterrente deve essere un risarcimento psicologico per chi ha sofferto. Poi sta allo Stato e al sistema carcerario, lavorare sugli stupratori, come in altri Paesi, cercando di ridurre la recidiva e facendo prevenzione. L’Unione Europea già co-finanzia dei progetti come “Conscious”, proponendo dei programmi di recupero ai quali gli stupratori possono aderire volontariamente. Progetti inseriti nell’ambito del Programma Rights, Equality and Citizenship. Scopo di questi progetti, è rendere consapevoli i criminali che i loro oggetti di desiderio sono in realtà persone con dei sentimenti, cosa ovvia per molti di noi ma ignota spesso a chi egoisticamente persegue solo il proprio piacere. Spesso la consapevolezza, riduce il tasso di recidiva in maniera importante, ed è in fondo quello che interessa alla società.

Sullo stesso filone, c’è la nuova frontiera dei social, col revenge porn, che se anche sembra più blando di una violenza carnale, provoca spesso nelle vittime una violenza psicologica che porta alla depressione e anche alla morte. (leggi qui sotto)

Qualcosa va fatto, soprattutto quando ci rendiamo conto che la società stessa a volte è permissiva con questi reati tendendo in qualche modo a giustificarli. Perché fa male dirlo, ma ancora troppe persone, complici psicologicamente degli stupratori pensano che : “in fondo, sotto sotto se l’è cercata”

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