Polveriere a cielo aperto

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Il disastro accaduto a Beirut ha riportato alla ribalta il problema delle sostanze pericolose stoccate o trasportate un po’ ovunque. L’intera area portuale rasa al suolo e una città già messa in ginocchio dalla pandemia e dalla crisi economica deve ora fare i conti con il dolore, la rabbia e la devastazione. Il triste esempio di quanto è accaduto nella capitale libanese fa parte dei potenziali incidenti che potrebbero accadere ogni giorno in qualsiasi parte del globo. Disattenzione, irresponsabilità, sottovalutazione del pericolo, negligenza, dimenticanza o peggio mancanza di volontà rispetto al cambiamento, creano sempre più spesso le condizioni che portano a disastri ambientali e tragedie umane. E Beirut non è che l’ultimo esempio.

La solita cara e vecchia plastica

Le merci pericolose o potenziali tali, siano esse collocate in aree ben delimitate o stoccate, siano esse vaganti come i trasporti su ruote o rotaia, meritano tanta attenzione e una riflessione. Ma dobbiamo proprio stoccarle o trasportarle queste merci? Non possiamo lavorarle sul luogo finale di produzione? E, poi, dobbiamo produrle per forza? Si tratta perlopiù di colle, solventi a base di acetone per l’industria chimica e agrotecnologica, derivati petrolchimici o cloruro di vinile, un gas tossico, cancerogeno, infiammabile e a contatto con l’aria esplosivo che serve a produrre tubi, plastiche, pavimenti e giocattoli per bambini. Ne vengono prodotti ogni anno 13 miliardi di chili ed entra nella catena di produzione del PVC. La nostra cara e vecchia, genericamente denominata, plastica.

Mine vaganti

Il trasporto di merce pericolosa che costituisce il 10% dei trasporti totali è regolamentata dall’accordo internazionale ADR siglato nel 1957 a Ginevra, il cui testo viene aggiornato ogni due anni. Ma a noi importa davvero dell’aggiornamento o saremmo più propensi a ridurre o addirittura ad abolire i trasporti di merci pericolose? Anche a pochi metri dalle nostre case transitano ogni giorno camion con merci pericolose. Magari percorrendo strade di montagna non sempre facilmente transitabili. Prendiamo ad esempio il passo del Sempione, situato a 2’000 metri, che collega l’Italia al Vallese attraverso una strada impervia: ogni anno vi transitano circa 85’000 veicoli pesanti, di cui il quindici percento trasporta merci pericolose, per un totale giornaliero di 30/40 camion. Tutte potenziali bombe che ogni giorno attraversano un passo alpino ed evidentemente non l’unico.

Bombe su ruote o rotaia

Nel 1989, la città di Chiasso che si era mobilitata contro i trasporti pericolosi e il comitato contro il passaggio del treno che trasportava vinile, stila un dossier di 194 pagine intitolato “Un treno che non scoppia di salute”, il quale riportava denunce, da parte di associazioni ambientaliste, alle autorità svizzere e incidenti avvenuti proprio a causa di merci pericolose. All’epoca, ogni settimana, due treni con 16 vagoni cisterna di cloruro di vinile, transitavano sulla linea del S.Gottardo e venivano manovrati nella stazione di Chiasso. Nel 2009 il portavoce delle FFS Jean Louis Scherz confermava che: “Oggi questi treni non attraversano più la Svizzera per un cambiamento di strategia aziendale che prevede la produzione di CV in prossimità degli stabilimenti dove viene trasformato”. Ma come la mettiamo con gli altri 15 milioni di tonnellate di merci pericolose trasportate su rotaia in Svizzera ogni anno? La stessa ferrovia afferma che: “le FFS garantiscono la sicurezza attenendosi alle prescrizioni legali e mediante installazioni tecniche supplementari”. Tradotto? Anche se dovesse accadere un incidente, noi siamo a posto.

Bellinzona ma belle

Come dimenticare la tragedia del 2009 a Viareggio dove un treno con 14 vagoni cisterna contenenti GPL, gas di petrolio liquefatto, è esploso al passaggio in città? Anche la nostra bella capitale può lasciarci le penne in un attimo. Del resto il disastro del 1924 alla Stazione di San Paolo vi dice forse qualcosa? A Bellinzona quotidianamente transitano su rotaia merci pericolose che attraversano la città. Una disattenzione, un incidente ed ecco una nuova Beirut. Giusto per capirci: si è ipotizzato che se un vagone di merce pericolosa esplodesse al passaggio nella capitale, porterebbe devastazione fino nel Locarnese. Non essendo però ancora accaduto, aspettiamo d’intervenire a tempo debito. Ossia sempre troppo tardi. Sono anni che diverse associazioni ecologiste, ma non solo, come ad esempio “L’iniziativa delle Alpi” si battono per vietare il transito di sostante pericolose, ma non sono granché ascoltate. Non si hanno orecchie per simili cose. Si continua imperterriti sulla propria via, con la convinzione che sia quella retta, spesso accompagnati dalla mancanza di volontà e dal coraggio di volere cambiare le cose. Beirut insegna.

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