«Riccardino»,il commiato di Camilleri è un gioiello

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Il commiato di Camilleri è un gioiello. «Riccardino» spiazza e fa pensare. Davvero un Gran Finale. Come ce lo si aspettava? Di più, almeno per i fans di Montalbano.

Tutti conoscono Montalbano, proprio tutti. Non ci si riferisce qui ai lettori, che comunque raggiungono l’invidiabile cifra del mezzo milione (… a titolo!). Nemmeno ai telespettatori, quantificabili in milioni. Qui si pensa a tutti tutti, ivi compresi i bambini, comunque raggiunti dalla (giustificata) pubblicità televisiva legata alla serie. «Montalbano sono» è un marchio. Una dote, ovviamente, firmata dal suo inventore: Andrea Camilleri, morto un anno fa o poco più. 

Ci siamo serviti di questa introduzione perché la presentazione del suo ultimo romanzo, o perlomeno la storia pensata e scritta come Gran Finale (dopo, il grande scrittore siciliano si è fatto prendere la mano e ne ha scritti altri) può essere suddivisa in paragrafi distinti. Perché «Riccardino» è «tanta roba» e non lo si può ridurre a poche note in cronaca (non diciamo critica).

Per i lettori che non si perdono una puntata della serie televisiva ma che hanno difficoltà nel leggere e apprezzare Montalbano, e non sono pochi (per via della lingua: quell’italiano misto a dialetto, il pastiche originale di Camilleri), questo «Riccardino» non costituisce una gran novità. Il maestro siciliano, come è giusto che sia, non ha risciacquato i panni in Arno ma, semmai, nel «vigatese». Nel senso che il dialetto viene qui ulteriormente rafforzato: ne spiega bene le ragioni l’autore in fase di premessa. Di particolarmente innovativo non c’è neanche la trama, l’intreccio giallo: c’è un morto, un contesto, un’indagine e … la ricerca della verità, la catarsi finale. Nulla di straordinario, va ammesso. Addirittura, e qui ci scusiamo per l’impietosità, sono latitanti anche alcuni personaggi tanto familiari ai lettori (Ninì!)

Per i lettori che invece apprezzano il Montalbano «scritto» e quello «visto» sul piccolo schermo «Riccardino» è occasione imperdibile. Perché qui Camilleri si permette un confronto tra i due davvero impareggiabile. Certo, sotto sotto c’è Pirandello, ma anche questo è un chiaro segno di genialità (oltre che tributo alla propria isola). Davvero pagine memorabili, queste.

Per i lettori che amano incondizionatamente Andrea Camilleri, che scriva polizieschi o ricerche storiche (come «La concessione del telefono» e «Il re di Girgenti»: impossibile non citare questi due titoli), beh, per loro questa sua ultima pubblicazione è, semplicemente, un capolavoro. Lasciando perdere l’ infinito dispiacere per la consapevolezza «dell’ultima volta». La sua ironia è devastante, non risparmiando nemmeno l’autoriferimento, le sue citazioni dotte e pertinenti (non si diceva che quella dei giallisti non è cultura? Rivedere il giudizio, please: qui c’è narrazione, letteratura e filosofia… ) e la sua visione del mondo più che mai apprezzabile. Anche nei suoi momenti di cecità, gli ultimi anni, quelli della riscrittura di «Riccardino», Camilleri presenta un rigore di sensibilità davvero potente. Una voce, la sua, che comunque è già iniziata a mancare in questi ultimi dodici mesi.

La scena del giallo poi si arricchisce di un ultimo, grandissimo, personaggio: Andrea Camilleri in prima persona. Che dialoga con il Montalbano di carta e quello televisivo, ci litiga, si ritrova magari anche ad essere contestato da uno dei due. Sono momenti di felicità narrativa pura. Il gioco delle parti è foriero di notizie sul «cantiere», sul dietro le quinte della scrittura del Grande Siciliano. I suoi dilemmi, le sue scelte stilistiche. «Riccardino» è davvero un gran bel finale. Una geniale risposta a tutte le leggende che identificavano questo scritto, consegnato ad Elvira Sellerio un bel po’ di anni fa, nella morte violenta di Montalbano. Si favoleggiava: Camilleri lo fa ammazzare così oppure cosà, l’ultima avventura sarà fatale al commissario sconfitto dalla mafia, o dal Potere, o … . E invece l’uscita di scena è sbocco naturale e condiviso, con uno scambio di pareri-riflessioni-consuntivi tra l’Autore, il personaggio letterario e quello televisivo. Geniale, non vi sono altre parole. E, ci si permetta, anche meridionale, o meglio siciliano. Perché, misteri e magie della lettura, sopra questa conversazione sembrano aleggiare Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello. Sono lì, anche se non si vedono. E non è poco.

«Riccardino», di Andrea Camilleri, 2016, ed. Sellerio, 2020, pag. 288, Euro: 15,00.

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