Una festa in barba al Covid-19… o quasi

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Di certo, quella che sto per ripercorrere, non è la prima storia di follia legata al Covid-19 che ci arriva dagli Stati Uniti, quella di Tony Green sembra però essere stata scritta da uno sceneggiatore hollywoodiano sotto l’effetto di un acido. Tony, un quarantaquattrenne che vive a Dallas, era convinto che il coronavirus fosse una bufala. Così almeno ha raccontato alla stampa. E mai e poi mai pensava che il virus potesse realmente uccidere lui o qualcuno a lui caro.

Ecco perché, mentre nel resto del mondo durante il lockdown ci si preoccupava di rispettare le regole per rallentare il contagio e impedire che si venisse infettati, lui quelle regole le ha violate tutte organizzando un party con tutta la famiglia. Nonna, sorelle e suoceri compresi. Con tanto di baci, abbracci e l’immancabile abbuffata di cibo. Quattordici familiari che però si sono poi ammalati davvero, al punto che il destino cinico e baro ha ripagato con la peggiore delle monete la spavalderia e l’ignoranza di Tony. La suocera, dopo essere stata ricoverata in ospedale, è purtroppo deceduta proprio a causa del Covid-19.

Senza dubbio il modo peggiore per ricredersi e fare i conti con la cruda realtà. La dura lezione nella realtà del Covid-19 è il titolo dell’articolo pubblicato su di un giornale locale poi ripreso dai media nazionali che Tony Green ha scritto di proprio pugno per raccontare l’accaduto, dove ha ammesso: “Ero convinto che la questione Covid-19 fosse una bufala messa in giro da Democratici per screditare Trump, distruggere l’economia e impedire la sua rielezione a presidente degli Stati Uniti”.

Sì, perché dopo il tentativo d’impeachment andato a monte, evidentemente, i Democratici non potevano che inventarsi di sana pianta un nuovo diabolico virus per fare a pezzi l’economia statunitense. Dei veri geni del male, quasi quanto lo è stato Tony Green che di fronte a chi urlava “Al lupo! Al lupo!”, si è cucito addosso un bel costume da pecora per risultare più appetibile.

La festa ha avuto luogo il 13 di giugno e nessuno, in quella occasione, indossava la mascherina ritenuta un oggetto del tutto inutile. Dopo qualche giorno però si sono ammalati tutti e, il primo luglio, la suocera è morta. Quella festa si è così rapidamente trasformata in un incubo facendo ricredere su tutta la linea il poverino che ora è tormentato dai sensi di colpa, conscio di avere agito irresponsabilmente, di sicuro confuso dalle indicazioni contraddittorie rilasciate dal suo idolo Donald Trump. Il vero rammarico rimane nel dover constatare come in un mondo che va alla rovescia debbano essere esperienze traumatiche, proprio come lo è la morte di un familiare, a farci capire che certi errori o leggerezze possono costare davvero molto cari.

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