USA Civil War II/2

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico, un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA Civil War II)

Lunedì, 2 novembre 2020

Gli ultimi sondaggi danno al candidato dei democratici Joe Biden una solida maggioranza di 406 grandi elettori contro i 132 del candidato repubblicano Donald Trump. Infatti, Biden conquisterebbe gli Stati di Arizona, Florida, Georgia, Michigan, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Texas e Wisconsin che Trump aveva vinto contro la Clinton nel 2016.

Martedì, 3 novembre 2020

Gli americani si recano alle urne e in molte località ci sono lunghe code, anche di sei ore, come nel Texas, Florida e Georgia e principalmente in quei distretti e quartieri che tradizionalmente votano per i democratici. Molte macchine per il voto non funzionano, mancano i funzionari nei seggi elettorali, anzi in molti casi mancano proprio i seggi stessi, mancano le schede, è il caos, ma solo nei distretti che nelle passate elezioni hanno votato massicciamente per i democratici e particolarmente in quegli Stati dove i sondaggi mostravano un leggero vantaggio democratico. Molti desistono ed escono dalle code in quanto devono tornare al lavoro, ebbene sì, il giorno delle elezioni negli USA è un regolare giorno lavorativo e molti hanno solo un’ora di permesso. Nel Wisconsin il maltempo obbliga centinaia di elettori a tornarsene a casa. L’inviato della NBC ad un seggio di Birmingham nell’Alabama viene brutalmente picchiato da milizie pro-Trump che presidiano il seggio e di fatto impediscono il diritto di voto agli elettori black. In una cittadina della Florida dei poliziotti sparano senza preavviso ad un uomo black che correva vicino ad un seggio, ferendolo gravemente. La gente in coda aggredisce verbalmente i poliziotti e lo scontro degenera in tafferugli con diversi feriti tra i quali un poliziotto, l’uomo stava solo correndo dietro al cagnolino scappato ad un’anziana signora in coda per votare. A causa dei disordini, il Segretario di Stato ordina la chiusura del seggio elettorale e limita l’accesso a diversi altri seggi nei quartieri black e latino dello Stato. Negli Stati dove si vota per posta, esistono apposite bucalettere approntate dalla Segreteria dello Stato per imbucare le schede di voto, senza doverle inviare per posta. Alcuni “buontemponi” hanno pensato bene di piazzare qualche centinaio di bucalettere false in luoghi strategici per poi raccogliere le schede e bruciarle. Va da sé che molte di quelle autentiche sono state vandalizzate e scassinate, rubando le schede elettorali.

Per colpa dei numerosi disordini in diversi Stati, tempi lunghi, maltempo al Nord e diversi seggi costretti a chiudere per mancanza di schede e personale, oppure per ordine del governatore degli Stati repubblicani, come nel Texas, chiuse all’ora specificata per legge, nonostante vi siano migliaia di elettori ancora in coda e che in passato sono stati sempre ammessi al voto, non può essere effettuato un credibile exit poll che dia un chiaro segnale su come hanno votato gli elettori, specie in quei cosiddetti “swing States” che determinano il vincitore delle elezioni. Solo i sondaggi telefonici indicano una chiara vittoria di Joe Biden, sondaggi da prendere però con le pinze dopo quelli clamorosi del 2016 che davano la Clinton quale vincitrice.

Mercoledì, 4 novembre 2020

In mancanza di exit poll credibili e dati ufficiali o solo parziali da molti Stati chiave, le TV nella notte non riescono ad anticipare il vincitore, nonostante alcuni sondaggi enormemente favorevoli a Biden. Il candidato democratico è dato per vincitore in alcuni Stati importanti quali New York e California che da soli però assicurano soltanto 84 grandi elettori. La somma degli elettori dagli Stati “sicuri” ammonta a non più di 168 per Biden e 105 per Trump. Mancano Stati fondamentali quali Florida, Georgia, Michigan, Pennsylvania e Texas che eleggono in tutto 119 su un totale di 538 grandi elettori. Tutti attendono con ansia l’annuncio del vincente, annuncio che invece non arriverà mai. Manca all’appello anche l’elezione di molti membri del Congresso, governatori, funzionari locali e soprattutto dei senatori dove appare quasi certa la perdita della maggioranza in Senato da parte dei repubblicani.

Trump pretende che le schede arrivate per posta il giorno dopo le elezioni vengano immediatamente distrutte, senza che vengano contate, anche se in taluni Stati il conteggio è ammesso a condizione che rechino la data del timbro postale antecedente il 4 novembre. Ma la stragrande maggioranza delle buste arriva senza la data del timbro, infatti DeJoy ha deciso che le buste elettorali vengano trattate quali invii di massa, come la pubblicità, invece quale posta di prima categoria come in passato, tant’è che in Georgia si scoprirà che migliaia di buste elettorali non sono mai state consegnate e sono finite nel macero. Mai, dai tempi successivi alla Legge sul diritto di voto del 1965, si è registrato una tale e massiccia repressione organizzata del voto.

Giovedì, 5 novembre 2020

Regna la confusione e per ora Joe Biden si è assicurato solo 207 grandi elettori, contro i 141 di Trump, come pure una forte maggioranza del voto popolare che però non conta nulla ai fini dell’elezione a presidente. Mancano all’appello moltissime schede inviate per posta in quegli Stati dove si vota solo o in maniera preponderante per posta: Colorado, Hawaii, Oregon, Utah, Nevada e Washington. Stranamente però le schede dello Utah vengono conteggiate, anche perché la posta ha comunque consegnato la maggior parte delle schede.

Lo Utah vota fortemente repubblicano, mentre gli altri cinque Stati, a parte il Colorado, votano in gran maggioranza per i candidati democratici. Alle segreterie statali mancano la maggior parte delle buste inviate per il voto postale e stranamente, tra quelle che arrivano, in gran parte sono buste provenienti dalle contee a forte maggioranza repubblicana.

(puntata 2/1, segue)

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