USA Civil War II/3

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA civil var II/2)

Venerdì, 6 novembre 2020

Con una minoranza di schede valide consegnate, il governatore dello stato di Washington Jay Inslee, che a sua volta era in corsa per la rielezione a governatore decide, in accordo con la Segretaria di Stato repubblicana Kim Wyman, di pubblicare comunque i risultati parziali del voto per le presidenziali.

Jay Inslee e Kim Wyman

Seguono a ruota Hawaii, Nevada e Oregon e con questo il margine di Biden salirebbe a 236, ma mancano ancora 34 grandi elettori per assicurarsi la nomina presidenziale. Il presidente Trump si rifiuta di concedere la vittoria a Biden, anche se a questo punto appare evidente che non potrà vincere. Infatti, è assai improbabile che gli Stati tendenzialmente democratici del Maryland, Maine e New Hampshire, che assieme contano 18 grandi elettori, abbiano votato in favore di Trump. Inoltre mancano i dati dall’Arizona, Florida, Michigan e Colorado che secondo i sondaggi davano Biden favorito, in tutto sarebbero 65 voti, più che sufficienti per vincere. Su Twitter, Trump accenna al fatto che vi sono stati tali brogli e manomissioni elettorali, da rendere inaccettabile il risultato. I commentatori dei vari network, da CNN a NBC, non fanno altro che evidenziare l’ironia di tale affermazione, mentre a Trump TV, ovvero Fox News e OAN, si stracciano le vesti per “dimostrare” i brogli e manomissioni segnalate da Trump che secondo loro avrebbero favorito il candidato democratico.

Il conteggio provvisorio a questo punto è di 236 voti del collegio elettorale in favore di Joe Biden e 157 in favore di Donald Trump. Mancano i risultati in dieci Stati per un totale di 145 voti ancora da assegnare. Oltre a quelli citati, mancano i dati da Iowa, Ohio e Texas che potrebbero essere andati a Trump, ma che in totale lo porterebbero a 219 voti, ben lontano dai 270 voti necessari per vincere. Comunque non si capisce bene perché dagli Stati molto importanti ai fini del voto e controllati dai repubblicani come Florida, Ohio e Texas, per ben 85 voti, non arrivino i risultati. Ai commentatori sorge il sospetto che a vincerli potrebbe essere “sleepy Joe”, come previsto dai sondaggi.

Lunedì, 9 novembre 2020

Durante il fine settimana si sono tenute diverse manifestazioni di protesta in molte città americane.

Scontri tra forze dell’ordine e manifestanti che chiedevano il rilascio dei risultati elettorali e la vittoria di Joe Biden, hanno esacerbato gli spiriti, portando a numerosi arresti e feriti. Nello Stato del Maine gruppi paramilitari pesantemente armati hanno occupato l’edificio della commissione elettorale statale e sequestrato la maggioranza delle schede elettorali dell’intero Stato. La governatrice democratica Janet Mills dichiara lo stato di emergenza e ordina l’invio della Guardia nazionale con l’istruzione di non incrociare le armi con i paramilitari ma solo presidiare l’area per evitare l’arrivo di nuovi militanti.

 Janet Mills

Di fatto ciò non solo evita la promulgazione dei dati elettorali dello Stato compresa l’elezione al Congresso americano e al legislativo dello Stato, ma annulla di fatto anche l’elezione presidenziale. A questo punto resterebbe al parlamento statale, una volta riunito, decidere come suddividere i quattro voti elettorali del Maine.

Martedì, 10 novembre 2021

Tragiche notizie provengono dal Michigan, la governatrice Gretchen Whitmer viene assassinata da milizie armate che hanno improvvisamente occupato il palazzo del governo. E’ stata una vera e propria esecuzione in piena vista all’entrata dello storico edificio. Due poliziotti che hanno cercato di intervenire sono stati freddati dai fucili semi-automatici AR-15 di tiratori appostati alle finestre. Il corpo esanime del suo vice, Garlin Gilchrist il primo vice governatore black nella storia del Michigan, viene gettato da una delle finestre del palazzo.

Gretchen Whitmer e Garlin Gilchrist

C’è un numero imprecisato di ostaggi che i miliziani/terroristi usano quali scudi umani. Tra i militanti si riconoscono diverse facce di quelli che il 30 aprile scorso avevano invaso l’edificio al grido: morte a Whitmer; armati fino ai denti ma senza usarle per poi ritirarsi grazie alle trattative con le forze di polizia, limitandosi alle minacce verbali, puntando armi semi-automatiche ai dipendenti statali che cercavano di farli sloggiare. A differenza di Portland, dove i manifestanti anti-Trump erano disarmati ma ciononostante trattati brutalmente dalle forze dell’ordine, con decine di arresti, nel Michigan quel 30 aprile non furono effettuati arresti nemmeno tra coloro che fecero uso illegale di armi.

Viene nominata Jocelyn Benson, Segretaria di Stato del Michigan, seconda in linea di successione dietro al povero Gilchrist. Donna tosta, capace di concludere la maratona di Boston all’ottavo mese di gravidanza, si trovava in un altro edificio amministrativo al momento dell’attacco. Ordina l’immediato intervento della Guardia nazionale che sostituisce la polizia nel circondare il palazzo. Annuncia che mancano ancora migliaia di schede non ancora pervenute per posta o arrivate senza timbro postale e perciò contestate e che di conseguenza il risultato rimane incerto. Ha le mani legate, anche perché il partito repubblicano controlla il legislativo dello Stato che, in mancanza di risultati accertati, può nominare i grandi elettori a prescindere dal voto popolare. A differenza del Maine, dove i grandi elettori vengono nominati, dando almeno un grande elettore su quattro a uno dei due partiti, nel Michigan i sedici elettori sono votati in blocco in favore del partito di maggioranza nel legislativo.

Lo Stato del Maryland decide infine di pubblicare i risultati parziali del voto nonostante le pressioni del partito repubblicano locale sul governatore Larry Hogan che, nonostante sia repubblicano, non ha mai mostrato simpatie per il presidente Trump. I dieci grandi elettori del Maryland porterebbero a 246 il totale per Biden, ma mancano ancora 24 voti. La nazione guarda ora allo Stato del Colorado, ma il governatore democratico Jared Polis evita la stampa e rimane rinchiuso nella sua residenza. Eppure basterebbe fare come il governatore Inslee e pubblicare il risultato, seppur parziale, delle schede depositate direttamente alle cancellerie delle contee, nonostante rappresentino meno del 10% del totale delle schede, per aggiungere i nove grandi elettori del Colorado al totale provvisorio di Biden. Anche la Segretaria di Stato del Colorado Jena Griswold, pure lei democratica e responsabile per le elezioni nello Stato, non rilascia dichiarazioni.

(puntata 3/1, segue)