USA Civil War II/4

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Cari lettori, presentiamo, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA civil var II/3)

Mercoledì, 11 novembre

Varie associazioni per i diritti civili inoltrano istanze presso vari giudici federali, ma molti di essi sono stati nominati da Trump e si rifiutano di accettare le istanze. Il caso del Colorado è ormai al centro dell’attenzione nazionale e il comportamento del governatore rimane inspiegabile. Nel frattempo, anche la situazione nel Maine non si sblocca. Nonostante venga più volte sollecitato dalla stampa e da diversi rappresentanti politici, Trump si rifiuta di concedere la vittoria a Biden, anzi si irrigidisce alludendo a vasti brogli che lo avrebbero danneggiato, ritenendo che le elezioni vadano pertanto annullate. Le elezioni sono una farsa, scrive Trump su Twitter.

Giovedì, 12 novembre

I notiziari della sera vengono sconvolti dalla notizia proveniente da Phoenix, capitale dello Stato dell’Arizona. Il governatore repubblicano Doug Ducey viene arrestato per l’omicidio della Segretaria di Stato Katie Hobbs, democratica, che ha il compito di certificare il risultato elettorale.

Doug Ducey e Katie Hobbs

Secondo testimoni che hanno udito le urla provenienti dall’ufficio del governatore, il delitto è avvenuto mentre lei minacciava di denunciarlo per avere manomesso il risultato elettorale, lui ha cercato di zittirla colpendola e lei cadendo, ha colpito con la testa uno spigolo del camino in granito. Ducey viene immediatamente arrestato e il procuratore generale dell’Arizona Mark Brnovich, repubblicano, assume la carica di governatore. Accennando a disguidi procedurali e possibili manomissioni del risultato, si rifiuta di pubblicare il risultato provvisorio dello Stato. Ufficiosamente viene però lasciato intendere da funzionari che chiedono di mantenere l’anonimato, che Biden ha vinto nello stato dell’Arizona. Se si sommassero i voti del Maine, del Michigan, del Colorado e dell’Arizona, si supererebbe ampiamente la soglia dei 270 voti elettorali necessari per l’elezione a presidente.

Venerdì, 13 novembre

Il presidente Trump emette un decreto accentrando il controllo della Guardia nazionale, togliendo di fatto la competenza ai governatori in tutti i cinquanta Stati.

Il procuratore generale Bill Barr dispone delle milizie federali sotto il controllo diretto della Casa Bianca che prendono il controllo del Distretto di Columbia dove si trova la capitale Washington, vietando qualsiasi forma di protesta. Il Segretario della difesa Mark Esper viene esautorato dalle sue funzioni e al suo posto viene nominato l’ex brigadiere Anthony Tata, già commentatore politico presso Fox News, la cui nomina a sottosegretario alla difesa fu ritirata in luglio a causa dei suoi precedenti omofobi e razzisti. Il Washington Post grida al colpo di Stato, sarà il suo ultimo titolo. Infatti un giudice, su ordine di Barr, sequestra la sede del Washington Post, di proprietà del miliardario Jeff Bezos inviso a Trump, ipotizzando il reato di frode fiscale, ma il decreto non spiega la chiusura del giornale.

Ma il fatidico 13 novembre 2020 rimarrà nella storia non solo per il fatto che sarà la data simbolo dell’inizio della fine della democrazia negli Stati Uniti d’America, ma anche quello della fine di Wall Street quale centro della finanza mondiale. Infatti, è la data che segnerà il crollo catastrofico della borsa di New York.

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