USA Civil War II/5

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico, un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA Civil War II/4)

Il grande crash del 2020

Durante la sua storia, la Borsa di New York ha subito diversi alti e bassi, il caso più famoso è quello dell’ottobre del 1929 quando, nel corso di due giorni, il Dow Jones perse il 23% del suo valore. Ma la Great Depression fu un continuo stillicidio durante il quale il valore della Borsa perse in tutto oltre l’89% prima di risalire nel luglio del 1932. Ci volle più di un quarto di secolo per ritornare ai valori antecedenti la crisi. Poi, nell’ottobre del 1987 ci fu il famigerato Black Monday, che causò il crollo del 22.6% del Dow Jones, ma i mercati recuperarono abbastanza in fretta. La crisi finanziaria del 2007-08 fu complessa e portò la Borsa a perdere 777.68 punti il 29 settembre 2008, che a quel punto fu la perdita in punti più consistente nella storia del Dow Jones equivalente ad un calo del 7% circa. Nell’agosto del 2015 ci fu un altro crash di 1300 punti del DJ. Il 16 marzo 2020 il Dow Jones subì la più grande perdita in punti della sua lunga storia iniziata alla fine del 19. secolo, perdendone quasi 3000, ovvero il 12.3% del suo valore. A seguito dell’intervento del 23 marzo da parte della Federal Reserve, riversando oltre 6mila miliardi di dollari in crediti (di fatto creando soldi dal nulla), si è evitato il collasso totale dell’economia americana. La crisi è scaturita dall’epidemia di Covid-19 che ha colpito gli Stati Uniti più di qualsiasi altro paese al mondo per colpa della pessima gestione da parte della Casa Bianca, causando oltre 200mila morti tra marzo e novembre. Grazie all’intervento della Fed, che ha pure azzerato il tasso federale dei prestiti, assieme alle misure di accompagnamento decise dal Congresso, il debito pubblico americano ha raggiunto livelli stratosferici. A inizio anno si temeva che il debito pubblico avrebbe raggiunto il 98% del GDP entro fine 2020, ma a metà anno era già oltre il 130%. In cifre, ciò significava un debito di circa 80’000 dollari per ogni americano, neonati compresi.

Il destino ha voluto che il 2020 avrebbe potuto comunque essere l’anno della tempesta perfetta, a prescindere dall’epidemia scatenata dal Coronavirus. Chi studia storia dell’economia sa che esistono due cicli di recessione economica: uno a breve e uno a lungo termine. Quello a breve termine dura circa 8-10 anni, mentre quello a lungo termine ne dura tra 50 e 75. L’ultima recessione fu quella del 2008, pertanto quella a breve termine era già in ritardo. Ma anche quella a lungo termine era matura, visto che l’ultima crisi del debito risale al 1945, esattamente 75 anni fa. A questo si aggiunge una crisi sistemica con un’economia basata sulla speculazione finanziaria, piuttosto che sugli investimenti nella produzione e infrastrutture. Senza parlare della crisi ambientale e conseguente estinzioni di specie, il clima impazzito, la crisi sociale esacerbata dalla violenza delle forze dell’ordine, dal razzismo e dal fatto che l’1% degli americani hanno il 40% di tutta la ricchezza del paese. La pandemia ha soltanto esacerbato una situazione che era già sull’orlo del precipizio e gli oltre 30 milioni di senza lavoro e sfrattati dalle loro case o per il mancato pagamento dell’affitto o della rata del mutuo che vanno ad aggiungersi ai dieci milioni e più senzatetto cronici, il milione di fallimenti di piccole e medie imprese, decine e decine di milioni di americani (oltre i 40 milioni si è perso il conto) che sono senza assicurazione medica, senza contare la gente che non trova da mangiare perché le mense dei poveri sono travolte da una marea di disperati, non sono che il segno evidente dello sfascio sociale in corso.

Quel venerdì 13 ha segnato la fine di un’era, non soltanto per l’economia americana, ma per il mondo intero. Non solo è crollata la borsa, riportandola ai livelli di metà marzo, ma anche il dollaro americano ha subito un crollo senza precedenti, mettendo in crisi i mercati internazionali. In serata si è riunita la dirigenza della NYSE presidiata da Stacey Cunningham, prima presidente donna della Borsa di New York.

Stacey Cunningham

Dopo essersi consultata con la proprietà, la Intercontinental Exchange (ICE) un’azienda privata con sede ad Atlanta in Georgia, a sua volta in listino presso la NYSE (da notare che il CEO della ICE, Jeffrey Sprecher, è il marito di Kelly Loeffler, a sua volta nominata senatrice dal governatore repubblicano dello stato della Georgia, implicata in un grave caso insabbiato di insider trading), la presidente Cunningham decide di non riaprire la Borsa il lunedì successivo.

Jeffrey Sprecher e Kelly Loeffler

Il lunedì avrebbero deciso di non riaprire fino a quando non verrà definito chi sarà presidente, cosa che era prevista nei successivi 2-3 giorni, ma anche a causa dei disordini in città iniziati il sabato. Certo, non potevano immaginare ciò che sarebbe poi accaduto quella settimana e che di conseguenza, dopo 228 anni di servizio quale Mecca della finanza mondiale, la Borsa di New York sarebbe rimasta chiusa per sempre.

Sabato, 14 novembre

A Lansing nel Michigan interviene la Guardia nazionale che, dopo ore di trattative, riprende possesso del palazzo governativo, senza dover sparare un colpo. Tutti i responsabili dell’assassinio della governatrice e del suo vice vengono arrestati e condotti in una località segreta. Si saprà, mesi dopo, che questi miliziani sono poi stati reclutati nella NAGA (National American Grand Army) col suo famigerato grido di guerra: NAGA MAGA (il secondo è l’acronimo dell’ormai anacronistico slogan di Trump: Make America Great Again). La stessa cosa avverrà per le milizie che hanno occupato l’edificio nel Maine.

L’intervento della Guardia Nazionale, ora sotto il controllo diretto del presidente, non si limita a liberare i palazzi, ma interviene anche nel Colorado e Arizona, dove vengono sequestrate tutte le schede e i dati elettorali. La gente è nelle strade, vuole salvare la democrazia. Le manifestazioni sarebbero pacifiche, ma si verificano gravi scontri con le forze dell’ordine, è il caos nella maggior parte delle metropoli americane: da Los Angeles a Boston e da Miami a Seattle.

Nella capitale, ormai sotto ferreo controllo della Guardia Nazionale e delle milizie federali controllate dal procuratore Barr, il silenzio è tombale. Chi esce dalla città non viene più riammesso senza un permesso scritto. L’intero quadrante sud-est della capitale, centrata attorno al quartiere storico di Anacostia dove il 90% della popolazione è black, è circondato dalle forze dell’ordine e ai residenti non è permesso di uscire. Alcuni militari ricoprono di nero l’enorme scritta gialla di Black Lives Matter che la sindaca di Washington aveva fatto dipingere sulla 16. strada il giugno scorso.

Domenica, 15 novembre

La Guardia Nazionale occupa anche alcuni uffici governativi del New Hampshire, Florida e Ohio, mettendo sotto sequestro tutto il materiale elettorale. A questo punto la stampa nazionale è in subbuglio, la mossa è inaspettata e senza precedenti. Fonti non confermate informano che il marito e i figli del governatore Polis del Colorado (prima coppia omosessuale alla guida di uno Stato americano) sono stati sequestrati il giorno delle elezioni ed è per questo che i dati del Colorado non sono mai stati pubblicati. Polis nega dicendo che marito e figli sono all’estero in vacanza in una località non specificata, ma anche per questa informazione mancano conferme e Polis si chiude nuovamente nel silenzio non rispondendo a domande riguardanti le elezioni. Anche la Segretaria di Stato Griswold non si fa trovare.

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